Acciaio sulla fila, e anche in testata

Dopo l’iniziale diffidenza, la tipologia di palo zincato a caldo e soprattutto il Cor-Ten sono soluzioni sempre più diffuse


acciaio

In un recente passato la scelta del materiale di palificazione rappresentava la più pesante incognita per la realizzazione di un nuovo vigneto. Oggi, invece, grazie ad una diffusa standardizzazione dei sistemi e delle scelte, ci sono molti meno dubbi. Le esperienze più che decennali di utilizzo di pali metallici offrono importanti garanzie anche se, nell’ambito di questa gamma, veramente sterminata, possono esistere diverse varianti, di rilevanza non secondaria, relative a robustezza, durata nel tempo, costo e anche al sistema di fissaggio dei fili. Idee poco chiare permangono invece sulla tipologia dei pali di testata ancora eterogenea e non sempre del tutto razionale.

Il palo profilato

Il palo profilato oggi è il tipo di tutore per il vigneto più utilizzato sulle controspalliere. Le sue caratteristiche di resistenza, praticità di installazione e durata nel tempo lo rendono la soluzione ideale alla realizzazione di nuovi impianti. Ne esistono in produzione una miriade di modelli con svariate forme, spessori e tipologia di sistema di fissaggio dei fili che ogni azienda andrà ad individuare in funzione delle proprie esigenze. Le caratteristiche più importanti sono innanzitutto lo spessore e lo sviluppo, che di fatto si traduce nel quantitativo di ferro, e quindi in peso, ancor prima che la conformazione del profilo. Sulla sagoma del palo esistono in effetti molte disquisizioni visto che le nervature che vengono realizzate in fase di stampaggio hanno il duplice scopo di arrotondare il palo e di irrobustirlo proprio nel punto di nervatura.

Da questo punto di vista l’aspetto pratico che va osservato è invece che a parità di spessore e sviluppo della lamiera di partenza la sagoma di per sé, pur influendo, non è comunque in grado di imprimere rilevanti differenze di robustezza che possono derivare dal numero di nervature o dal grado di “chiusura” delle stesse.

Particolarmente importante quindi è la larghezza della lamiera di partenza che, assieme allo spessore, è l’elemento da valutare per individuare la robustezza desiderata. Per una conferma basta verificare la resistenza di un palo sotto trazione, con un dinamometro, bloccandolo nel punto di livello di interramento nel terreno. Oggi le sezioni dei pali sono generalmente superiori rispetto a quelle dei primi pali metallici utilizzati una quindicina di anni fa e la resistenza alla trazione orizzontale da ritenere ideale è bene sia prossima ai 100 kg. Questo valore ovviamente dipende anche dall’altezza del palo visto che, a parità di caratteristiche, se la sua altezza fuori terra è di 150 cm la resistenza è del 20% superiore rispetto a quella di un palo la cui altezza furi terra è di 200 cm. Per quanto riguarda lo spessore invece un palo di spessore 1,8 mm offre una resistenza del 15% inferiore a quella dello stesso tipo di palo con spessore 2 mm. Il punto debole dei pali profilati (in cui si genera la piegatura in fase di trazione), è sempre quello in cui è realizzata un’asola portafilo (generalmente la più prossima al suolo). Le caratteristiche di resistenza di questi pali hanno portato ad un infittimento dei sesti di palificazione che normalmente sono compresi fra i 4 e i 5 metri al massimo. I pali profilati più utilizzati sono realizzai in acciaio zincato a caldo e acciaio Cor-Ten mentre sono poco diffusi quelli zincati a freddo, verniciati o in acciaio inox. Nelle aree particolarmente scheletriche, dove la sezione del profilo non è determinante al fine di assicurare staticità al tutore, sono impiegati con successo anche pali metallici a Tii.

Pratico, elastico e vendemmiabile

Il successo della palificazione metallica deriva da diverse caratteristiche che lo contraddistinguono e che inevitabilmente finiscono con l’essere paragonate ai vecchi materiali da palificazione oggi in disuso come il legno o il cemento. La differente robustezza, inferiore nei pali metallici, passa oggi in secondo piano visto che le esperienze di quasi un ventennio permettono di ritenere la palificazione metallica più che sufficiente.

Questo significa che in passato venivano realizzati impianti probabilmente sovradimensionati da questo punto di vista. La leggerezza dei pali metallici diventa un fattore interessante dal punto di vista degli ingombri e della praticità di movimentazione in fase di realizzazione dei nuovi impianti. La sezione, le più diffuse sono indicativamente di 6-7 cm x 4–5 cm, e il fatto che si tratti di un profilo metallico permettono una notevole praticità di interramento con pianta-pali idraulici di potenze anche molto modeste e per questo sicuramente più leggeri e di pratico transito fra filari stretti. Oltre a questo la sezione, assieme all’elasticità, favorisce una agevole esecuzione della vendemmia meccanica che risulta eccellente con ogni tipo di vendemmiatrice anche in prossimità del palo stesso con l’ulteriore vantaggio di generare una ridottissima usura degli scuotitori. Una struttura così elastica assorbe al meglio le sollecitazioni in fase di vendemmia arrivando praticamente ad azzerare le esigenze di manutenzione alla struttura. L’elasticità sicuramente esalta anche le caratteristiche di resistenza del palo alle sollecitazioni trasversali visto che questo, prima di rompersi, tende a torcersi e flettere leggermente.

Irrobustimenti rompitratta

L’adozione di questa nuova tipologia di palo, oggi ampiamente affermata, è stata affrontata dai viticoltori con un’iniziale diffidenza soprattutto in relazione alla robustezza dei materiali. Nei primi impianti in effetti non era raro vedere intercalare pali in legno od in cemento lungo la fila allo scopo di ‘irrobustire’. Una soluzione che oltre ad essere poco pratica da realizzare non era nemmeno molto razionale per il fatto che andava ad inserire lungo la fila materiali con caratteristiche fra loro molto differenti. Al limite, una soluzione interessante, soprattutto per le file esterne e in presenza di filari molto lunghi, potrebbe essere quella di inserire, secondo una sequenza che si andrà a prestabilire, un palo in più, sostituendolo magari ad un tutore, in modo tale da infittire, in quel tratto, il sesto di palificazione senza però influire sulle caratteristiche del materiale, sulla praticità del fissaggio dei fili e sull’ elasticità e vendemmiabilità della struttura.

Palificazione di testata

Anche per palificazione di testata l’adozione di pali metallici, siano essi in acciaio zincato, inox od acciaio Cor-ten, è dovuto passare parecchio tempo prima di vedere abbandonare le vecchie convinzioni. Ancora oggi in tanti casi si vedono nuovi vigneti realizzati con pali intermedi profilati nei quali sono stati utilizzati pali di testata in cemento precompresso od in legno trattato ritenuti più robusti e in grado di assicurare più stabilità e minore rischio di sprofondamento. Ma se il legno può essere soggetto a fenomeni di marcescenza, il cemento richiede attenzione in fase di vendemmia meccanica, presentando una sezione molto differente rispetto alla palificazione metallica, tanto da poter generare disomogeneità di lavoro sia in fase di ingresso che di uscita della vendemmiatrice. Ricorrere a pali metallici di testata invece permette di assecondare al meglio il lavoro della vendemmiatrice senza rinunciare alla robustezza che viene assicurata dall’adozione di pali metallici specifici, tubolari o profilati, di spessore adeguato e talvolta provvisti di sistemi di tensionamento dei fili molto più pratici ed economici rispetto a quelli su legno o cemento. Questi pali, generalmente di sezione non molto superiore a quella dei profilati intermedi, vengono corredati di una apposita piastra anti-sprofondamento che ne incrementa la superficie di appoggio al terreno, rendendola addirittura superiore a quella di legno e cemento, assicurando la massima staticità al filare.

Il Cor-Ten

La viticoltura nazionale ha già da diversi anni, con motivate giustificazioni tecniche ancor più che di eleganza, adottato l’utilizzo dell’acciaio Cor-Ten come materiale per la palificazione del vigneto. Un fenomeno che in questi ultimi anni è in decisa crescita.

L’acciaio Cor-Ten in viticoltura non è certo un prodotto di moda, ma una soluzione che abbina efficienza a pregi dal punto di vista dell’impatto ambientale. Si tratta di un tipo di acciaio, altamente resistente alla corrosione (Cor-corrosion resistance) e di eleva tenacità (Ten- tensile strength) e che in viticoltura viene già utilizzato da diversi anni. I vantaggi sono la maggiore resistenza, a parità di spessore, e in una riduzione dei costi dell’ordine del 20% rispetto a pali identici ma realizzati in acciaio zincato a caldo. Si tratta di un materiale nobile la cui ruggine è solo apparente visto che è frutto di una passivazione naturale che il materiale subisce in un primo periodo e che poi rende il metallo inattaccabile dagli agenti atmosferici assicurando lunga durata nel tempo. Un poco come quello che accade per il rame che in poco tempo imbrunisce rispetto alla sua lucentezza iniziale. Anche il Cor-Ten in effetti appena lavorato sembra un comune foglio di lamiera che però, dopo alcuni giorni di esposizione all’umidità e all’aria, si ricopre della classica colorazione ruggine che fra i filari lo rende anche molto più elegante perché più simile al legno.

Alcune perplessità legate all’utilizzo di pali in Cor-Ten riguardano il tipo di fili da utilizzare. Esistono a tal proposito differenti correnti di pensiero in relazione al fatto che il classico filo zinco alluminio possa eventualmente essere più facilmente intaccato dal contatto con la “ruggine” del Cor-Ten. È per questo motivo che su questo tipo di palificazione si tendono ad utilizzare prevalentemente fili in acciaio inox anche se le esperienze fino ad oggi maturate non evidenziano problemi nemmeno sui fili a tripla zincatura più alluminio che offrono comunque una protezione adeguata e soprattutto non influenzata dal contatto del filo al palo.

 

Foto di Claudio Corradi

 

Leggi l’articolo completo su VigneVini n. 1/2016.

L’edicola di VigneVini


There is one comment

  1. Antonino Maggio

    Complimenti per quanto pubblicato anche per sfatare quanto dicono i produttori e venditori di pali zincati a caldo, che il palo Cor-Ten costi molto di piu’ e meno resistente. Invece e’ tutto al contrario con un impatto ambientale del Cor-Ten irrisorio ed invisibile e quindi immagine aziendale elevata.

Pubblica un commento