OSSERVATORIO IN CAMPO –

I danni maggiori sulle precocissime: cali del 25-30%, con punte del 50%.

Albicocche giù, sotto le stime

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Cattive nuove per le albicocche. Il clima freddo e piovoso e alcune grandinate nel nord della penisola hanno ulteriormente ridotto le previsioni di raccolta. Rispetto allo scorso anno la situazione appare quindi in flessione, ma è difficile quantificare, dato che i danni si presentano “a macchia di leopardo” e variano anche a seconda delle varietà.

Più colpite dalla primavera piovosa sono di certo le varietà che necessitano di impollinazione incrociata, mentre per le autofertili i danni paiono più limitati e legati a eventi meteo più estremi. Buona parte della produzione nazionale di albicocche è concentrata i tre regioni: nel sud la Basilicata e la Campania e nel centro-nord la Romagna. Francesco Bassi, vicedirettore di AgrIntesa, la grande cooperativa di Faenza, illustra i danni: «Si può stimare in totale una riduzione della produzione fra il 25 e il 30%. Dobbiamo dire che vi è una notevole differenza fra i diversi gradi di precocità. I danni maggiori sono sulle varietà precocissime, mentre per le medio tardive la perdita appare più limitata, attorno al 15-20%. Dobbiamo poi considerare che le piogge hanno creato notevoli problemi all’impollinazione, quindi le varietà che necessitano di impollinazione incrociata sono risultate meno produttive».

La perdita di produzione appare però più pronunciata nelle valli collinari dell’area di Imola, una zona di produzione tipica delle albicocche italiane. Gli operatori ancora non azzardano stime anche se si parla (a denti stretti) di perdite veramente notevoli (anche il 50% e oltre in alcune aree). Nell’imolese le zone di alta collina sarebbero state meno toccata dagli eventi climatici sfavorevoli – anche in questo caso i danni minori sono rilevabili sulle vecchie varietà autofertili.

Nemmeno al sud la situazione è rosea. In Basilicata la coltura è in notevole crescita nel Metapontino, con l’impianto di numerose nuove varietà (in particolare a frutto rosso-arancio): in totale sono in produzione 4.700 ha di albiccocco con tendenza a un’ulteriore crescita. Come racconta Berardino Marchitelli , agronomo e presidente della associazione Lameta: «I primi mesi del 2013 sono stati caratterizzati da basse temperature e gelate soprattutto nei mesi di febbraio e marzo, quando le cultivar precoci si trovano nella fase fenologica di fioritura e scamiciatura. Ne consegue che vi è stato un notevole danno, che oggi possiamo quantificare fra il 20 e il 30% della produzione. La stagione nel Metapontino è iniziata con la varietà Ninfa coltivata sotto serra e sta proseguendo con Ninfa e Aurora da pieno campo. Le quotazioni, vista la carenza di prodotto, sono state buone. Per le varietà medio-tardive – quindi con raccolta da fine maggio a tutto giugno – l’offerta si può prevedere, tempo permettendo, in aumento. Queste varietà hanno in effetti sofferto di meno le avverse condizioni meteo di fine inverno-inizio primavera».

Fare previsioni e stime è sempre un compito assai arduo. Si può comunque postulare che la produzione nazionale si collochi sotto la media degli ultimi tre anni (vedi tab. 1).

Più toccata è l’offerta delle varietà precocissime e precoci mentre per il periodo medio tardivo vi dovrebbe essere una normalizzazione. È sempre da ricordare che l’Italia, oltre a essere un paese produttore è anche un paese importatore di albicocche. L’importazione avviene soprattutto nel periodo tardivo (luglio-agosto) in particolare dalla Francia (v. tab. 2).

Una finestra di mercato, peraltro molto proficua per quanto riguarda i prezzi spuntati, che sta iniziando a interessare sempre di più i frutticoltori italiani: il nostro prodotto può infatti avere caratteristiche gustative ottimali anche nel periodo tardivo.

Anche in Francia le superfici ad albicocco crescono (vista la crisi che interessa non solo le pesche, ma anche la vite da vino in zone come la Valle del Rodano) e ci si orienta sempre di più verso varietà autofertili e rustiche, con un occhio di particolare riguardo alla qualità sia visiva (il colore) sia organolettica.

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