ETICHETTE –

SpesBottiglie ed etichette dal design semplice e pulito. Un segno dei tempi e della crisi che spinge ad andare “al sodo”. Una tendenza premiata anche dall’International packaging competition

Anno nuovo, abito nuovo Torna la semplicitànel “vestire” il vino

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Sono passati soltanto pochi mesi dalla premiazione delle bottiglie meglio abbigliate del 2012 eppure, per il nuovo anno, si é già alla ricerca di qualcosa di nuovo, di originale, di unico, che possa attirare l’attenzione del consumatore. Si tratta di una vera e propria guerra del marketing combattuta a suon di bottiglie esclusive, cartoni personalizzati, etichette stravaganti, che, alla fine, come dimostrano i vincitori dell’International PackagingCompetition, non sempre si dimostra sensata. Osservando attentamente le etichette premiate in occasione del 17° concorso organizzato da Vinitaly infatti, é assolutamente palese come, per guadagnare l’approvazione della giuria, siano state sufficienti etichette e bottiglie dal design semplice e pulito. Una domanda sorge dunque spontanea? Saremo forse già stufi di tutto questo affollarsi di novità? Sarà forse vero che, come abbiamo visto in tanti altri settori quali la moda o l’arredamento, alla fine l’essenzialità vince su tutto? Difficile rispondere a un simile quesito. D’altro canto i gusti, per fortuna, non sono tutti uguali e sul mercato c’é spazio un po’ per tutti, si spera. Naturalmente, la pur competente giuria addetta alla selezione delle confezioni partecipanti al concorso del Veronafiere, non può rispecchiare la preferenza di tutti ma rimane comunque interessante notare come, a dispetto di quanto asserito da certi esperti del marketing sfrenato, anche un abbigliamento minimalista può risultare vincente. Del resto chi ha mai detto che semplice equivale a banale?

Ma il marchio, dov’è?

Difficile quindi, venendo da certe premesse, stabilire cos’é giusto e cos’é sbagliato. Difficile soprattutto per chiunque, lavorando nel mondo del vino, non sia a conoscenza di alcune regole d’oro della vendita e che, per sopperire all’handicap, si rivolge a consulenti non sempre attenti alle loro esigenze. Eppure, fino agli anni ’80, tutto era così semplice che molti non ne hanno più nemmeno il ricordo. Lo noteranno invece coloro che, per passione o per necessità, hanno conservato qualche vecchia bottiglia. Stiamo parlando delle care vecchie etichette rettangolari che, nella loro semplicità, sapevano dire tutto. Spesso addobbate da classici dipinti di bacco o dai vigneti di proprietà, recavano sempre e comunque il nome del produttore a caratteri cubitali e in bella mostra. Oggi invece, appellandosi ad un accresciuto senso di pudore e ad un’involontaria presunzione, il produttore nasconde quasi del tutto il suo marchio aspettandosi comunque un doveroso riconoscimento. I due estremi danno entrambi da pensare: se il primo sembra quasi temere di essere dimenticato, il secondo rischia di diventarlo sul serio quando, gustando una sua bottiglia, ci si trova a ruotarla più volte ed a scrutarla da cima a fondo per scorgerne la provenienza.

Anche la scelta dei materiali é cambiata. Dalle semplici carte goffrate siamo arrivati alle “patinatissime” etichette autoadesive; per non parlare delle carte anti muffa, di quelle resistenti all’acqua e al ghiaccio e, dulcis in fundo, delle etichette ecologiche che, in alcuni casi, fanno meglio al portafoglio di chi le propone che all’ambiente. Si badi bene, questa non vuol essere una critica a coloro che, seriamente, impegnano il loro tempo nella realizzazione di packaging sempre nuovi; é invece un ammonimento per quelli che, sul vestito, investono il 99% delle proprie risorse per poi non preoccuparsi di ciò che si mette dentro la bottiglia. Riconosciamo dunque le preziosità che ci vengono offerte dal mercato dell’estetica, ma stiamo attenti a non cadere nella trappola del “con questa bottiglia non puoi certo rimanere inosservato”. Ricordiamo infatti che, se per certi versi ciò risulta positivamente vero, in altri casi sarebbe meglio nascondersi. Un secco “no” dunque a tutte le pacchianerie che impazzano sugli scaffali con il solo intento di richiamare l’attenzione.

Stampe e rilievi

Dall’elegante al ridicolo il passo é breve. Braccia aperte invece verso tutti quegli strumenti che, usati con la giusta sapienza, possono regalare momenti di piacere ai nostri occhi; e per chi di astuzia é ricco, oggi di tecniche ce ne sono tante: stampa offset, flexografia, serigrafia, stampa digitale per dato variabile, rilevi a secco, lamine a caldo, micro strutture, goccie di metallo, pigmenti speciali sia per effetti ottici che per utilità (pensiamo al colore termosensibile che può dirci se il vino è alla temperatura ottimale o se ha subito colpi di caldo).

Tanti i mezzi ma un unico scopo: quello di arrivare nelle case dei consumatori. Per questo oggi il packaging non é solo un mezzo per rendere bella la bottiglia ma, spesso e volentieri, l’unico mezzo di contatto che si può avere con il cliente, cliente che può essere il più inaspettato possibile. Si tratta, in definitiva, di uno strumento attraverso il quale ci presentiamo ad eventuali acquirenti e che, pertanto, deve rappresentare al meglio non solo il prodotto ma anche l’azienda stessa ed i suoi valori. Per questo motivo un aspetto del tutto positivo risiede nella possibilità, anche per le piccole aziende, di personalizzare, ad esempio, i propri prodotti con diverse tipologie di etichette. La tecnologia moderna ha consentito il passaggio da un milione di etichette tutte uguali, ad un milione di etichette suddivisibili in almeno cinque tipologie, con tutte le possibili varianti che ciò comporta. Certo, come possibile contro, é da soppesare la difficoltà da parte di chi compra di riconoscere il proprio vino preferito sullo scaffale. Poter realizzare più etichette diverse ad un costo minore significa infatti poter cambiare spesso e volentieri abbigliamento ad uno stesso vino col rischio di non essere più riconoscibili dai clienti affezionati. Sono questi i vantaggi e gli svantaggi di ogni trasformazione degna di questo nome.

GreenBottle, la carta dell’eco-friendly

Una volta ripercorse alcune tappe storiche importanti dell’evoluzione del packaging, viene spontaneo chiedersi quale sarà il prossimo cavallo di battaglia su cui investire. Ebbene se la parola investimento risulta un po’ affrettata, per non cadere nella trappola di una moda temporanea ci basterà sapere che, ancora una volta, vince l’ecosostenibilità. Una strada, quella all’insegna del rispetto ambientale, seguita e portata avanti con rigore in molti altri paesi che tuttavia stenta a decollare nel nostro. Il buon esempio ci arriva questa volta dal Regno Unito dove é nata la prima GreenBottle: un contenitore per liquidi eco-friendly che presto sarà distribuita nei supermercati UK. La bottiglia, utilizzabile per vino, latte, succhi di frutta ma anche per acqua ed olio, é formata da un sottile guscio esterno di carta pressata e da uno strato di plastica o ecoplastica all’interno. Si tratta di un recipiente che non necessita di differenti metodi di immagazzinamento, trasporto e distribuzione rispetto al vetro e alla plastica. Inoltre, per la sua produzione, le emissioni di CO2 sono minori rispetto a quelle delle regolari bottiglie. Anche in termini di smaltimento poi la GreenBottle supera le sue concorrenti: essa é infatti biodegradabile e compostabile, e viene riassorbita nell’arco di qualche settimana. Naturalmente com’era da aspettarsi, lo scetticismo non manca, specialmente per ciò che riguarda il vino. Difficile pensare di bere un vino pregiato da una bottiglia che, in buona sostanza, é fatta di plastica. Resta apprezzabile comunque questo passo in avanti che, volendo o no, risulta indispensabile considerando le problematiche ambientali che si fanno sempre più pressanti.


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