NUOVA OCM –

Il sistema di gestione del potenziale vitivinicolo passa dai titoli alle concessioni. E mentre l’Italia cerca di districare l’intreccio di funzioni tra Stato e Regioni, in Europa è braccio di ferro tra Strasburgo e Bruxelles sui diritti detenuti ma non utilizzati

Autorizzazioni all’impianto, un sistema troppo rigido e burocratico?

Vigneto

La nuova politica agricola comune approvata nel dicembre scorso prevede modifiche alla normativa che interessano fortemente anche gli operatori del settore vitivinicolo. Seguendo l’ordine temporale dell’entrata in vigore sono distinguibili tre novità: dal 2014 saranno disponibili nuove misure nel Piano Nazionale di Sostegno (riquadro in basso), nel 2015 i viticoltori potrebbero entrare nel sistema dei pagamenti diretti (riquadro a destra) e dal gennaio 2016 è sancito il cambio radicale del sistema di gestione del potenziale vitivinicolo con il passaggio dai diritti alle autorizzazioni d’impianto.

La riserva dell’1%
Da un sistema con diritti caratterizzati dall’essere trasferibili, acquistabili sul mercato privato e con una durata massima di 8 anni si passerà così ad un sistema di autorizzazioni all’impianto gratuite, non trasferibili e della durata di 3 anni. Per ottenere l’autorizzazione all’impianto un produttore dovrà presentare richiesta all’amministrazione pubblica, in Italia presumibilmente alle Regioni, e se le richieste supereranno le disponibilità dovrà partecipare ad una graduatoria che sarà basata su criteri di priorità definiti a livello nazionale. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa ogni Stato Membro potrà rendere disponibile nuove autorizzazioni equivalenti all’1% della propria superficie vitata, per l’Italia la cifra si aggira intorno ai 6500 ettari annui. Occorre sapere che per colui che richiede ed ottiene un autorizzazione ma non la utilizza è prevista una sanzione amministrativa. Molti operatori hanno già manifestato preoccupazioni perché ritengono il sistema limitativo per la crescita delle aziende più dinamiche ed inoltre ritengono che la gestione pubblica così come prospettato sia più complessa e costosa. Se ritenuto opportuno l’Italia potrebbe anche scegliere di limitare il numero di nuove autorizzazioni, definendo una percentuale inferiore di crescita a livello nazionale, altre limitazioni potrebbero essere date anche a livello regionale per specifiche aree, per esempio aree a denominazione geografica protetta. Il ruolo delle organizzazioni professionali può essere rilevante in tale processo di gestione in quanto le organizzazioni potrebbero esplicitare delle raccomandazioni per specifici territori condivise a livello locale che gli Stati Membri o le Regioni, se del caso, potranno prendere in considerazione. Ogni limitazione dovrà però essere opportunamente giustificata con i servizi della Commissione.

I criteri di assegnazione
Come accennato, se ci saranno meno richieste rispetto alle disponibilità tutte le richieste verranno accolte altrimenti si applicheranno alcuni criteri di priorità per definire un graduatoria di soggetti che otterranno l’autorizzazione all’impianto. I criteri sono in parte definiti nel regolamento di base ma altri ancora potranno essere previsti nei regolamenti applicativi allo studio in questi mesi a Bruxelles. In linea generale, se lo Stato Membro lo decide, potrebbero essere favoriti i produttori “nuovi entranti” nel settore, le aree dove i vigneti contribuiscono alla conservazione dell’ambiente, la sostenibilità dei progetti di sviluppo e reimpianto, i progetti che contribuiscono all’aumento della competitività dell’azienda e al miglioramento qualitativo dei vini a DO e IG, infine un attenzione particolare potrebbe essere riservata alle richieste finalizzate all’incremento della superficie delle piccole e medie aziende. Una procedura specifica è prevista per i reimpianti seguenti una estirpazione in questo caso l’autorizzazione è automaticamente concessa ma deve essere richiesta ed è consentita solo nella stessa azienda.

Scontro tra EuroParlamento e Commissione
Un attenzione particolare va dedicata ai diritti attualmente detenuti dai produttori ma non utilizzati. Questi diritti se validi al 31 dicembre 2015 potranno essere convertiti, sempre dopo specifica richiesta all’ amministrazione, in via transitoria in autorizzazioni a decorrere dal 1 gennaio 2016 e fino 31 dicembre 2020. Ciò vuol dire che se non trasferiti prima dell’entrata in vigore del sistema ovvero gennaio 2016 questi diritti potranno solo essere trasformati in autorizzazioni ed usati dell’attuale detentore altrimenti andranno persi. Questo argomento è stato al centro in questi mesi di scambi di vedute fra Commissione e Parlamento anche a mezzo di comunicati stampa mediante la quale i due soggetti dibattono sulla trasferibilità di tali diritti nel periodo compreso fra gennaio 2016 e dicembre 2020.


Nei mesi che seguiranno si avvieranno molte discussioni ed in particolare molto interesse sarà dedicato alle modalità di distribuzione delle autorizzazioni. Un dibattito molto animato è presumibile che ci sarà sulle regole di assegnazione, sarà interessante capire se si considererà una unica dotazione nazionale o una ripartizione tra Regioni basata su criteri cosiddetti storici, l’importante già da ora è ribadire la necessità di un criterio di flessibilità fra Regioni in modo che nessun ettaro autorizzabile vada perso ma sia affidato a un produttore che ne faccia richiesta.


Anche questo nuovo sistema prevede una durata limitata, la mediazione fra Commissione e Parlamento ha fatto sì che il compromesso si trovasse nello stabilire un termine a dicembre 2030. Dopodiché è tutto da definire se si andrà verso la liberalizzazione, fortemente richiesta dalla Commissione, o se si manterrà un sistema di gestione come gli Stati membri e produttori continuano a ritenere fondamentale.


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