Brasile, una viticoltura acerba che cerca di crescere

Viaggio nelle zone più vocate del vigneto gaucho, dove la produzione da vino sgomita per trovare spazio tra quella da tavola e da succhi. E dove l’impronta predominante della vite americana ha finora frenato i tentativi di colonizzazione della Vitis vinifera


brasile

Il vigneto è una delle colture agricole più importanti in Brasile. Nel 2014 la produzione nazionale è arrivata a sfiorare 1,4 milioni di tonnellate, sia per la produzione di uva da tavola che da vino che da succhi, su un’area di quasi 80mila ettari (si veda il riquadro numeri).

Il distretto del Rio Grande do Sul

In grande evidenza la regione del Rio Grande do Sul, con una produzione destinata principalmente alla vinificazione: 64% circa della superficie agricola dello Stato è occupata da vigneti, di cui il 90% per la produzione di vini che rappresentano il 90% della produzione vinicola nazionale.

Sempre la stessa percentuale, circa il 90% delle uve coltivate, è rappresentata da cultivar americane (Vitis lambrusca) o ibride (V. lambrusca x V. vinifera), costituite principalmente dalle cultivar Isabel, Bordô e Concord. Tra le cultivar di V. vinifera destinate all’enologia le principali sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Tannat, Pinot Noir, Cabernet Franc tra le rosse, e Moscato Bianco, Chardonnay, Riesling Italico e Trebbiano tra le uve bianche e rosate. Il succo di uva prodotto in Brasile è tratto principalmente dalle cultivar o ibridi americani, in particolare le cultivar Concord e Isabel. Alcuni materiali genetici sviluppati negli ultimi anni si distinguono per gli alti livelli di zucchero e coloranti presenti nel succo, come ad esempio ‘BRS Rúbea’, ‘BRS Cora’, ‘BRS Violeta’, ‘BRS Carmen’, ‘BRS Margot’ e ‘BRS Magna’. Attualmente, la ricerca su queste cultivar di uva destinate alla produzione di succo si sviluppa nel Sud-Est, Centro Ovest e Nord Ovest dello Stato di São Paulo, con risultati promettenti.

Investimenti boom tra Pernambuco e Bahia

La produzione di uva nel Nord-Est del Brasile è concentrata soprattutto nella Valle São Francisco, nelle città di Petrolina (Pernambuco) e Juazeiro (Bahia). Questa zona, favorita dal potenziale delle risorse naturali e dagli investimenti pubblici e privati in progetti di irrigazione, si distingue nel panorama nazionale non solo per l’espansione della superficie e volume di produzione, ma soprattutto per gli alti rendimenti conseguiti e della qualità delle uve prodotte. Le principali cultivar di uva da tavola senza semi sono Italia e le sue mutazioni (prevalentemente Benitaka e Brasil); e Redglobe, con una significativa riduzione dell’area di superficie coltivata a causa dell’elevata suscettibilità al cancro batterico. Seguendo le tendenze di consumo del mercato mondiale per la fornitura di frutta fresca, la regione si è rivolta alla produzione di uva senza semi, adottando standard internazionali nella gestione e controllo della sicurezza alimentare. Tra le cultivar delle uve senza semi, spiccano Superior Seedless, Thompson Seedless (Sultanina) e Crimson Seedless. Tuttavia, queste varietà hanno problemi come l’irregolarità e l’alto costo di produzione dovuto all’uso intensivo di manodopera. Attualmente, le cultivar di uva senza semi che hanno un aumento della superficie coltivata sono BRS Núbea, BRS Isis, BRS Vitória e Arra 15. Si osserva che le uve prodotte nella Valle São Francisco rappresentano il 99% delle uve da tavola destinate all’esportazione. La regione è anche in evidenza per la produzione di vini, in particolare il Petit Syrah (con il 65% di vino rosso), Alicante Bouschet, Chenin Blanc (con il 60% dei vini) e il Moscato di Canelli, e il Tempranillo, Petit Verdot e Touriga Nacional, che sono in espansione. Recentemente, vi è stato un notevole investimento nella produzione su larga scala commerciale di succo di uva in questa regione, utilizzando principalmente la cultivar Isabel Precoce (V. labrusca) e gli ibridi BRS Cora e BRS Violeta.

E São Paulo si tinge di rosa

São Paulo produce in media 158.781 tonnellate di uva in 8.092 ha, essendo il terzo produttore nel contesto brasiliano, mantenendosi, tuttavia, come il primo produttore brasiliano di uva da tavola (Agrianual, 2015). La vite V. labrusca, rappresentata principalmente dalla cultivar Niagara Rosada, rappresenta infatti il 92% dei vigneti. Niagara è una varietà americana messa a punto vicino all’omonima località dello stato di New York a fine ‘800, la versione rosé è diffusa solo in Brasile. Qui è utilizzata come uva da tavola e talvolta da vino, nonostante un’attitudine enologica compromessa dall’aroma “foxy” tipico dell’uva americana. Solo l’1,0% della produzione è fornita da cultivar adatte alla produzione di vino o di succo. Nella zona Orientale e Sud-Occidentale di São Paulo le regioni agricole di Campinas, Itapetininga, Jales e Sorocaba rappresentano rispettivamente 56,4, 24,5, 6,9 e 5,2% della produzione di ‘Niagara Rosada’ (Instituto de Economia Agrícola, 2016). Nella parte orientale dello Stato di São Paulo, Jundiaí si distingue per le aree di produzione della cultivar Niagara Rosada. Il principale tipo di allevamento della coltura è a cordone orizzontale unilaterale o bilaterale con potatura, e il periodo di raccolta avviene da dicembre a febbraio.

Riconversione varietale in atto

Per quanto riguarda l’uva da tavola, vale la pena ricordare le regioni Sud-Ovest e Nord-Ovest di São Paulo, dove c’è predominanza della cultivar Italia e delle sue mutazioni Rubi, Benitaka, Brasil, Redimeire e le pregiate Redglobe e Centennial Seedless, che vengono raccolte da gennaio fino ad aprile. Dato l’elevato costo di produzione delle cultivar di uva da tavola pregiate, l’elevata richiesta di manodopera, e la riduzione dei prezzi di mercato, le regioni Nord e Sud-Ovest dello Stato hanno presentato una diminuzione della superficie coltivata con queste cultivar e la ricerca di alternative. Ciò ha portato ad una forte tendenza ad aumentare la coltivazione della cultivar Niagara Rosada, data la sua buona accettazione da parte dei consumatori, con un miglior prezzo di rivendita, una maggiore rusticità della coltura e minore necessità di manodopera qualificata. Nel Nord-Ovest di São Paulo, dove la raccolta si svolge da giugno a novembre, fuori stagione rispetto a Jundiaí, è possibile ottenere un aumento dei prezzi sul mercato. Vi è una forte richiesta dalla parte degli agricoltori per le cultivar dell’uva senza semi più adatte alla regione, per soddisfare la domanda del mercato consumatore.

Portainnesti e potatura, si cambia

Un certo numero di pratiche culturali viene adottato dagli agricoltori con lo scopo di aumentare la redditività del business dell’uva, in vista delle difficoltà come, ad esempio, l’alta speculazione edilizia nelle aree di coltivazione dell’uva e la carenza di manodopera qualificata. Pertanto, come previsione per i prossimi anni, si spera sull’adozione di nuove tecnologie per ridurre al minimo i costi di produzione, attraverso la riduzione dell’uso di manodopera. Modifiche che si sono già osservate negli ultimi anni, come l’uso di portainnesti adatti per la cultivar Niagara Rosada, la potatura precoce, l’adozione del sistema di allevamento a ‘Y’, l’uso di fitoregolatori e la coltivazione di uve per la produzione del vino e del succo di uva.

Per quanto riguarda i portainnesti, il portainnesto ‘106-8Mgt’ tradizionalmente usato a Jundiaí per la cultivar Niagara Rosada, è stato sostituito a causa del depauperamento del suolo, dal piede ‘IAC 766’, che induce un più elevato vigore. Recentemente è stato osservato un aumento significativo nell’adozione da parte degli agricoltori del sistema di allevamento a Y per la ‘Niagara Rosada’, che prevede un aumento della produttività, frutti di alta qualità e una riduzione della manodopera, a causa della meccanizzazione delle pratiche culturali.

Ciclo vegetativo in contro stagione

Per quanto riguarda, invece, la coltivazione delle uve per la produzione del vino o del succo di frutta, sono in corso ricerche sulle cultivar adattate alle condizioni edafiche regionali così come le valutazioni di queste cultivar su diversi portainnesti. Tra le principali novità tecnologiche per la coltivazione della vite nella regione Nord-Occidentale sono l’uso della copertura in plastica ‘Sombritè, nel tentativo di evitare gli attacchi degli uccelli ed anche di proteggere dai possibili danni provocati dalle grandine; la pratica di potatura del vigneto due volte l’anno, il periodo vegetativo da luglio a novembre, con periodo di produzione da febbraio a giugno; l’innesto da 40 a 60 cm dal livello del suolo. È anche opportuno ricordare i progressi tecnologici con l’uso di fitoregolatori, con particolare attenzione alle prove in corso con etefon allo scopo di migliorare l’emissione di nuovi germogli; l’applicazione di acido gibberellico e thidiazuron che servono per aumentare la dimensione dei grappoli e degli acini del ‘Niagara Rosada’; uso di estratto di aglio per interrompere la dormienza della vite.

Germoplasma e incroci

Un altro importante settore di ricerca è la caratterizzazione del germoplasma. Attualmente l’Istituto Agronomico (IAC) ha circa 360 accessioni nella sua collezione. La conservazione e caratterizzazione del germoplasma sono essenziali per lo studio e conservazione della variabilità genetica delle specie, nonché allo sviluppo di nuove varietà per soddisfare il mercato, magari resistenti a parassiti e malattie al fine di diminuire l’uso di prodotti agrochimici. Dal 1993, con l’istituzione dell’Estação Experimental de Viticultura Tropical, dell’Embrapa Uva e Vinho, sono stati condotti studi sull’allevamento della vite con la finalità di ottenere uve da tavola senza semi, così come uva da tavola e di lavorazione rustiche adatte alle condizioni climatiche della zona Nord-Ovest di São Paolo. Il risultato è stato l’ottenimento delle cultivar di uva da tavola senza semi tali quali BRS Clara, BRS Linda e BRS Morena inoltre allo sviluppo delle cultivar di lavorazione BRS Cora, BRS Violeta, BRS Carmen, BRS Lorena, BRS Margot, BRS Magna e il Moscato EMBRAPA.

 

(1) Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho” (UNESP), Faculdade de Ciências Agronômicas (FCA), Departamento de Horticultura. 18.610-307. Botucatu, Brasile. tecchio@fca.unesp.br; marlonjocimar@gmail.com.

(2) Instituto Agronômico de Campinas (IAC), Centro APTA Frutas. 13214-820. Jundiaí, Brasile. mouram@iac.sp.gov.br; jlhernandes@iac.sp.gov.br; ejppires@iac.sp.gov.br.

(3) Università degli Studi di Bologna, Dip. di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari, Viale Fanin, 40, 40127, Bologna. anagabriela.buglia@unibo.it

 

Leggi l’articolo su VigneVini n. 4/2016.

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