Certificazione vini DOP e IGP, turnover dal 31 luglio

Rush finale per la scelta dell’Ente terzo di certificazione in carica per il prossimo triennio 2015-2018 (in attesa delle modifiche del Testo unico della vite e del vino)


certificazione

Scadono il prossimo 31 luglio gli incarichi di controllo e certificazione dei vini DOP e IGP conferiti agli Enti terzi con il ‘nuovo’ sistema e, già da qualche settimana, le filiere vitivinicole discutono se confermare per il successivo triennio oppure sostituire il proprio Ente di certificazione.

Questione per alcuni aspetti più semplice laddove i vini territoriali sono tutelati (e anche rappresentanti) da un Consorzio di tutela, più delicata invece nel caso debba essere la filiera rappresentativa (di almeno il 51% della produzione controllata) a scegliere.

Quali riflessioni, le potenziali ‘sorprese’ a livello territoriale e gli equilibri di sistema rischiano di vacillare nel corso del turnover.

In scadenza il triennio di certificazione

È partito il 1° agosto 2012 e scadrà tra pochi giorni (31 luglio 2015) il primo triennio di applicazione del sistema di certificazione previsto dal decreto ministeriale 14 giugno 2012, n. 794 che – oltre a modificare l’impostazione dei piani di controllo per i vini DOP – ha istituito ex novo un sistema di verifica della conformità anche per i vini IGP.

E sia per le DOP che per le IGP, la struttura dell’attuale piano dei controlli segue (e, salvo modifiche in corso d’opera, così sarà per il prossimo ciclo triennale) il criterio della ‘tracciabilità’, da monte (cioè dalla rivendicazione della base produttiva) a valle della filiera sino alla certificazione e all’imbottigliamento del vino DOP e IGP, sistema che, come è noto, prevede un costante e sistematico flusso documentale (movimentazioni in entrata e in uscita, tagli, riclassificazioni, ecc.) agli Organismi di controllo.

In vista della prossima scadenza, già da diverse settimane la filiera vitivinicola si è trovata a dover valutare la conferma o la scelta del Organismo di certificazione cui affidare l’incarico di verificare la conformità delle produzioni vitivinicole rispetto ai disciplinari di produzione DOP e IGP tenendo conto del bacino utile (dal quale eventualmente effettuare la scelta) rappresentato dall’elenco delle strutture idonee, disponibile on line sul sito internet del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Home>Vini DOP e IGP>Piani di controllo e tariffari).

Ad oggi, sono 10 gli Enti terzi di certificazione privati e 42 i pubblici (quest’ultimi per lo più rappresentati dalle Camere di Commercio oltre che dall’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia) idonee allo svolgimento delle attività di certificazione e di controllo e, di questi, rispettivamente 7 (privati) e 26 (pubblici) quelli attualmente incaricati alla certificazione dei vini DOP e IGP.

Qualche anteprima

In attesa della formazione completa scelta dalle filiere vitivinicole in quest’ultime settimane è intanto possibile ipotizzare che per talune DOP e IGP non ci saranno sorprese mentre per altre, in territori di confine tra l’intervento dei privati e dei pubblici, potrebbe esserci invece un turnover sul filo di lana ed una scelta che ovviamente è anche legata alle tariffe e all’ammontare dei costi per la certificazione.

Intanto la Regione Sardegna ha già reso noto le scelte per il triennio 2015-2018: è stato essenzialmente riconfermato il ventaglio degli Organismi di certificazione che ha operato nel primo mandato triennale con l’eccezione tuttavia della DOC «Vermentino di Sardegna» (oltre 100 mila ettolitri certificati nel 2014) che al 31 luglio 2015 passerà da Valoritalia s.r.l. alla Camera di Commercio di Nuoro, quest’ultima (insieme alla Camera di Commercio di Oristano) già Ente di certificazione della DOC «Cannonau di Sardegna».

Riconferma anche per l’Istituto Vini e Olii di Sicilia (IRVOS) da parte del Consorzio Vini DOC Sicilia che, in occasione del Vinitaly, ha rinnovato la fiducia all’Ente di certificazione regionale.

La continuità della certificazione

Nei casi di avvicendamento tra diversi Enti di certificazione la priorità è certamente quella di dover garantire un tempestivo ed efficace passaggio di consegne tra l’Organismo uscente e quello subentrante in modo da evitare, in particolare per quanto riguarda l’iter di certificazione, problematiche e ritardi per gli operatori.

L’attuale sistema di certificazione è infatti integrato ed armonizzato nei piani di controllo dei vini DOP (sistematico) e IGP (a campione) così come le verifiche documentali, sistematiche in entrambi i casi, si basano peraltro sull’acquisizione, da parte dell’Ente terzo incaricato, della documentazione utile per consentire la verifica dei carichi di vino (acquisti e vendite di vino sfuso, riclassificazioni, declassamenti, ecc.) compresa, tra l’altro, la richiesta di prelievo dei vini atti a divenire DOP destinati alla verifica della conformità analitica ed organolettica e, pertanto, alla certificazione.

È chiaro, quindi, che il puntuale aggiornamento e l’attendibilità dei dati e dei volumi gestiti dall’Ente terzo di controllo è di primaria importanza per garantire l’ efficacia e l’affidabilità del sistema di certificazione.

Da qui la necessità di assicurare, anche nei casi di avvicendamento tra Enti terzi di certificazione, il corretto funzionamento del sistema mediante un passaggio di consegne veloce e completo.

Stesso discorso per quanto riguarda il passaggio dei contrassegni di Stato per i vini DOCG ma anche nei casi previsti per i DOC (DOC «Prosecco» in cima alla lista) che prevedono, in alternativa al lotto, la fascetta.

Quali prospettive (alla luce del Testo unico)

Il giro di boa triennale e l’avvicendamento degli Enti terzi di certificazione (fase di per sé già delicata) avviene tra l’altro ‘a cavallo’ di importanti cambiamenti normativi come l’avvio operativo (a decorrere dal 1° gennaio 2016) dei registri vitivinicoli telematici e il Testo unico della vite e del vino, in fase di discussione parlamentare.

Novità che andranno ad impattare nel funzionamento del sistema di certificazione e che potranno essere ricomprese nei piani di controllo DOP e IGP, anche considerando che il Testo unico – nell’attuale impostazione – prevede anche modelli differenziati e proporzionati alla classificazione. Ciò anche per quanto riguarda la sistematicità dei controlli analitici ed organolettici finora garantiti per tutti i vini DOCG e DOC ma che prevede, limitatamente ai vini DOC, i controlli sistematici solo per le produzioni vitivinicole caratterizzate da un volume di vino certificato su base annua maggiore alla soglia limite di 10 mila ettolitri.

Altro punto di discussione (tra l’altro essenziale anche per una potenziale riduzione dei costi di certificazione) è la gestione della collaborazione tra diversi Organismi di controllo, strumento interessante soprattutto in relazione al controllo ispettivo dei vigneti che, in considerazione della scelta vendemmiale in capo al viticoltore, possono essere impiegati per rivendicazione annuale di diverse (purché sovrapposte) DOP e/o IGP. È evidente quindi che nelle aree viticole in cui operano (sullo stesso vigneto) più Organismi di controllo, uno solo di essi potrà accertare in campo i requisiti tecnici e agronomici del vigneto anche per conto degli altri Enti di certificazione.

Si riparte dal 1° agosto 2015, quindi, in attesa tuttavia di un nuovo restyling dei sistemi e delle procedure di certificazione che possa tener conto delle sostanziali modifiche oggi in cantiere.

 

 


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