Come risparmiare la metà durante la potatura, ma occhio al legno secco

L’intervento meccanico consente significative economie, soprattutto sul cordone permanente. Ma senza un’accurata rifinitura si rischia di compromettere la qualità della vendemmia


potatura

La riduzione dei tempi di potatura secca resta una problematica al centro dell’attenzione dei viticoltori. È chiaro infatti che con questa operazione colturale si possono realizzare economie (che però non sempre sono così rilevanti come potrebbe sembrare). Questo soprattutto in considerazione del fatto che l’evoluzione e la semplificazione delle forme d’allevamento, volte ad assecondare al meglio la meccanizzazione nel vigneto, raccolta, gestione della chioma e gestione del filare, hanno già di per sè ridotto i classici tempi di potatura. La potatura secca incide sul costo complessivo di produzione in termini variabili fra il 25 e il 15% a seconda della tecnica e delle attrezzature utilizzate oltre che al grado di rifinitura della stessa a cui si tende. La meccanizzazione della potatura, generalmente intesa come pre-potatura meccanica con rifinitura manuale, ma che in rare situazioni estreme può anche diventare potatura senza rifinitura (se non altro da realizzare ad anni alterni), permette di dimezzare, o addirittura ridurre ad un terzo, i tempi complessivi di lavoro che però, rispetto ai costi colturali totali dell’annata, arrivano a rappresentare entità non sempre così significative. L’utilizzo di macchine in effetti se da un lato riduce il numero di ore di lavoro per ettaro dall’altro comporta ulteriori oneri, da terzista o da ammortamento delle attrezzature, che devono essere tenute in debito conto tanto che la riduzione massima dei costi di potatura realizzabile con un passaggio preliminare della macchine difficilmente supera il 50% che corrisponde ad una riduzione massima dei costi complessivi di produzione di 400-500 euro per ettaro che di per sè valgono mediamente il 10% circa dei costi annui di coltivazione.

Pre-potatura solo per certe forme

La pre-potatura meccanica si presta ad offrire i suoi vantaggi economici solo sulle forme d’allevamento con potatura a sperone vale a dire il cordone speronato ed il cordone libero. Su questi sistemi un preliminare passaggio della potatrice elimina buona parte del legno e migliora notevolmente le condizioni di lavoro degli operatori ai quali è affidata la rifinitura in condizioni generalmente più agevoli e meno faticose. La riduzione della fatica deriva dal fatto che, soprattutto con le potatrici rotative, arriva quasi totalmente a scomparire la necessità di realizzare e operazioni di stralciatura, vale a dire il distacco dei tralci che attraverso i viticci si sono aggrappati tenacemente ai fili di sostengo della vegetazione (ovviamente solo nel cordone speronato che fra i due è il sistema oggi più diffuso). Con il passaggio della pre-potatrice migliora considerevolmente la visibilità d’insieme del cordone e gli spazi per lavorare più agevolmente con le forbici. Nel caso di rifinitura al seguito della pre-potatrice su pedane trainate dalla stessa, soluzione in molti casi adottata per imporre un ritmo di lavoro agli operatori che in questo modo possono anche disporre di forbici ad aria alimentate dal compressore sulla trattrice, le condizioni di lavoro sono sicuramente più massacranti. A minori tempi di lavoro in questi casi si contrappone una rifinitura meno curata ed una maggior presenza di legno secco e di tralci attaccati ai fili. Oltre questo la necessità di una differente organizzazione del personale, sempre vincolato al cantiere costituito da massimo tre persone per potatrice, e molto spesso una maggiore tariffa oraria di lavoro.

Quanta pre-potatura in Italia

In Italia l’evoluzione dei sistemi d’allevamento della vite favorita dal rinnovo degli impianti e dalla meccanizzazione ha coinvolto indistintamente tutte le regioni. A seconda delle caratteristiche di clima e terreno nella varie realtà, anche in funzione della reale superficie vitata di quel territorio, è possibile a grandi linee azzardare una stima sommaria della situazione attuale nella quale le forme con cordone permanente, vale a dire quelle che si prestano ad una pre-potatura meccanica che potrebbe essere realizzata già da domani sono il 34%. Fra questi rientrano ancora una sempre decrescente percentuale di Sylvoz e Casarsa, la cui pre-potatura non sempre offre interessanti risultati di risparmio economico effettivo. Più difficile stimare la percentuale di questi vigneti nei quali viene attuata la tecnica della pre-potatura meccanica ed il tipo di rifinitura che su questi viene riservato. Il passaggio preliminare con la pre-potatrice è una tecnica che si sta particolarmente affermando tanto che si potrebbe sostenere che venga realizzato sull’70% di questi vigneti mentre il tipo di rifinitura, distinto in accurato, medio ed estremo, potrebbe essere ripartito rispettivamente in 60, 30 e 10%. Stando a questi valori presunti ne consegue che in Italia i vigneti nei quali si adotta la tecnica della pre-potaura meccanica con rifinitura estrema rappresentano poco più del 3% della superficie viticola nazionale.

I conti potrebbero tornare

A livello di costi il passaggio con una pre-potatrice meccanica comporta un costo variabile fra i 100 ed i 150 euro per ettaro. Questo indipendentemente dal fatto che si faccia ricorso ad un contoterzista o si utilizzi attrezzatura aziendale con relativo costi di ammortamento, manutenzione e necessità di personale specializzato. Da questo punto di vista saranno le dimensioni aziendali e le esigenze di organizzazione del lavoro ad indirizzare le scelte. Il vantaggio economico derivante dall’utilizzo della pre-potatrice deve quindi considerare il risparmio economico sulle ore di lavoro, addizionando però questo onere ulteriore. Relativamente alle ore di manodopera si consideri che se per una potatura a sperone completamente manuale sono oggi mediamente necessarie 80-90 ore per ettaro con un passaggio preliminare di pre-potatura i tempi di rifinitura, per ottenere un risultato del tutto simile a quello della potatura manuale, si possono facilmente dimezzare.

Nella tabella 2 vengono considerate 5 differenti soluzioni. Due differenti tempi complessivi di lavoro per ettaro nel caso di potatura manuale e tre differenti livelli di rifinitura che determinano tempi di lavoro differenti. In funzione del livello di rifinitura che si andrà ad adottare variano anche i costi della pre-potatrice il cui costo in genere aumenta al peggiorare del livello di rifinitura adottato in funzione del crescere dell’importanza del ruolo della macchina e della precisione di taglio. Anche a livello di costo di manodopera nel caso di rifinitura estrema si devono considerare tariffe orare leggermente superiori. Il risultato è che, in funzione delle ore di lavoro e del costo della manodopera, una potatura a sperone con livello di rifinitura medio costa esattamente la metà di una potatura manuale. Il miglioramento od il peggioramento della qualità della rifinitura genera variazioni di costo che possono diventare rilevanti soprattutto nel momento in cui vanno ad incidere su grandi superfici.

I limiti della potatura meccanica

Uno degli aspetti più importanti della pre-potatura meccanica riguarda l’omogeneità dell’impianto che diventa fondamentale nel favorire le vere economie. Nel caso di cordoni permanenti che necessitino di un parziale rinnovo o di un semplice prolungamento per il suo completamento, si rende necessario un ulteriore passaggio fra i filari che deve precedere il passaggio della macchina che altrimenti rischierebbe di accorciare troppo il tralcio più adatto allo scopo. Anche il costo di questa operazione, che nel caso di potatura manuale si esegue normalmente in un unico passaggio, deve sempre essere messo in conto anche se incide in modo molto variabile in funzione delle caratteristiche di omogeneità del vigneto stesso.

Il grado di rifinitura manuale a seguito del passaggio di pre-potatura oltre ad avere una notevole importanza sulla riduzione dei costi incide in modo rilevante anche sul risultato. La ricerca della massima velocizzazione delle operazioni di sfoltimento di speroni vecchi, limitando in modo eccessivo il numero di tagli realizzato e puntando sul meccanismo di autoregolazione della pianta, comporta una eccessiva presenza di legno, anche secco e fragile, sul cordone (legno non perfettamente asportato, fragile, eccessivamente affastellato). Situazioni che anno dopo anno rischiano sempre più di interferire con le operazioni di vendemmia meccanica, l’unica soluzione praticabile su questo tipo di potature, nel corso della quale si possono generare maggiori rotture. Queste oltre a danneggiare il cordone stesso hanno anche importanti ripercussioni sulla presenza di legno nel mosto in fase di vendemmia. Sui vigneti con potatura estrema diventa indispensabile l’utilizzo del diraspatore a bordo della vendemmiatrice anche se questa soluzione in tanti casi è da considerarsi impropria. Il diraspatore in effetti è nato per lavorare su uve dalle quali sono già state separate foglie e tralci tanto che molto spesso questo non risulta in grado di operare una pulizia completa delle porzioni di tralcio spezzato che possono essere anche fini e comunque non sempre di facile eliminazione proprio in virtù della loro dimensione.

 

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