Concimazione sito-specifica, più equilibrio nel vigneto

La dimostrazione dei vantaggi della distribuzione a rateo variabile georeferenziata


concimazione

La consapevolezza di come la variabilità pedoclimatica dei comprensori vitati possa influenzare la qualità dei vini e di come l’esperienza del vignaiolo, esercitata attraverso la scrupolosa gestione sito-specifica dei vigneti, contribuisca a una marcata identità territoriale delle produzioni ha spinto negli ultimi anni alla zonazione di vasti areali per l’individuazione di aree accomunate dallo stesso potenziale vitivinicolo. Le carte nutrizionali messe a punto consentono così di realizzare piani di concimazione per ogni modello viticolo. Il principio fondante di queste modalità operative concepisce la singola parcella come un’entità per lo più omogenea inserita all’interno di un’unità territoriale.

La variabilità intraparcellare

Più di recente l’agricoltura di precisione ha spostato l’attenzione a livello intraparcellare con l’obiettivo di favorire una gestione sito-specifica della variabilità spazio-temporale al fine di aumentare l’efficienza degli input e di incrementare la resa, la qualità e la sostenibilità delle produzioni. Il vigneto è di per sé variabile (foto 1) e le cause di tale diversità sono imputabili a variazioni delle proprietà fisico-chimiche del suolo aventi origine geo-pedologica (quindi naturale) oppure antropica, qualora derivanti da interventi invasivi preliminari all’impianto. Sostanziale è tuttavia la distinzione tra geodiversità temporanea e permanente.

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La prima è strettamente legata alla fertilità minerale del suolo e in particolare alla disponibilità azotata, che dipende a sua volta dall’andamento meteorologico stagionale il quale, attraverso l’effetto della temperatura e delle precipitazioni, influenza la mineralizzazione della sostanza organica e il dilavamento degli elementi più mobili. La seconda è invece difficilmente modificabile nel breve periodo ed è spesso legata a variazioni di tessitura, profondità e topografia che alterano la disponibilità idrica del terreno. Tali condizioni hanno inevitabili effetti sulle performance della vite in termini di sviluppo vegetativo, produttività e composizione delle uve.

 

L’acquisizione dei dati

La viticoltura di precisione si concretizza nel monitoraggio della variabilità intraparcellare mediante telerilevamento (remote sensing) o sensori di prossimità (proxymal sensing) che permettono l’acquisizione di informazioni spaziali georeferenziate. Nel telerilevamento i sensori multispettrali operano al di fuori dell’appezzamento, seppur a diversa distanza a seconda che siano portati da satelliti, aerei o droni e i dati così ottenuti sono impiegati nel calcolo di specifici indici di vegetazione.

Tra questi, quello più comunemente utilizzato è il Normalized Difference Vegetation Index (Ndvi), che considera le risposte della vegetazione nel visibile (rosso) e nell’infrarosso vicino (Nir).

I sensori di prossimità, portati o trainati da mezzi che transitano sull’appezzamento, forniscono invece dati ad alta risoluzione relativi a: proprietà elettromagnetiche del suolo, caratteristiche strutturali della chioma, produttività e composizione dell’uva. I dati acquisiti sono poi spazializzati in mappe tematiche (la più comune è la mappa di vigore basata sull’Ndvi), suddividendo l’escursione di vigoria del vigneto in un determinato numero di classi a seconda dell’utilizzo.

Per ciascuna classe di vigore le viti mostrano caratteristiche vegeto-produttive analoghe e, pertanto, saranno accomunate da simili fabbisogni nutrizionali. L’associazione di una dose di fertilizzante commisurata alle reali esigenze della pianta, per ciascun livello di vigoria, consente di generare una mappa di prescrizione la cui attuazione è resa possibile dalle tecnologie a rateo variabile disponibili per diverse operazioni colturali. Il messaggio insito in questo approccio è indubbiamente razionale e volto a personalizzare gli interventi in funzione dello sviluppo della vite.

Le macchine a rateo variabile

Tra le applicazioni a rateo variabile, quelle relative alla concimazione sono le più datate e anche numericamente rilevanti. La distribuzione sito-specifica del concime nel rispetto della mappa di prescrizione è possibile grazie a macchine in grado di adeguare automaticamente la dose necessaria in funzione della posizione nel vigneto, poiché dotate di ricevitore Gnss (dall’inglese: Global navigation satellite system, ovvero sistema di navigazione globale satellitare) e di supporti elettronici avanzati. Sono ormai disponibili spandiconcimi a rateo variabile che consentono una distribuzione localizzata (anche con interramento – foto 2) o a spaglio di concimi minerali granulari e organici.

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Tra questi, i più avanzati presentano un sistema di pesatura automatico compensato a controllo elettronico, nel rispetto della mappa di prescrizione, che garantisce la corretta operatività della macchina anche in condizioni di forte inclinazione del versante. Peraltro, sono disponibili concimatori con ricevitore Gnss integrato che li rende utilizzabili su trattrici sia di nuova che di vecchia generazione. La concimazione fogliare potrebbe essere effettuata con le stesse modalità impiegando atomizzatori a rateo variabile, mentre sono in fase di valutazione soluzioni tecniche per vigneti irrigui sottoposti a fertirrigazione. Finora non ha trovato ampia diffusione in viticoltura l’applicazione in modalità on-the-go, secondo la quale la dose di concime distribuita è regolata in funzione di un segnale rilevato da un sensore posto anteriormente alla stessa trattrice portante lo spandiconcime.

 

La  precisione nella concimazione

La concimazione di precisione del vigneto mira alla stabilità produttiva dell’appezzamento e all’equilibrio vegeto-produttivo delle viti perseguendo l’obiettivo di una maturazione ottimale e contemporanea delle uve dell’intero vigneto, valutata in sia in termini di equilibrio tra zuccheri e acidi organici, sia in funzione della maturità fenolica e aromatica. Tra gli effetti connessi a questa tecnica vi è l’aumento dell’efficienza di assorbimento degli elementi nutritivi, che potranno essere distribuiti anche ricorrendo a concimi a rilascio controllato e la riduzione delle perdite per dilavamento nonché delle dosi di fertilizzante impiegate per unità di superficie. Nonostante alcune esperienze abbiano giudicato positivamente l’applicazione di azoto secondo modalità a rateo variabile, a fronte di un’offerta crescente e sempre più concorrenziale di tecnologie e attrezzature di precisione il loro impiego in vigneto rimane ancora piuttosto limitato.

Se una certa inerzia nei confronti dell’innovazione è pressoché fisiologica in agricoltura, va preso atto di una sostanziale ca renza di dati scientifici che dimostrino la convenienza dell’applicazione a rateo variabile.

 

La prova sperimentale

Di recente si è conclusa una sperimentazione quadriennale condotta sui Colli Piacentini dal Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili (Diproves) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Pc) in collaborazione con il “Gruppo T.e.a.m” della Casella Macchine Agricole Srl di Carpaneto Piacentino volta alla validazione al suolo delle mappe di vigore, nonché alla verifica degli effetti di breve e medio termine che differenti strategie di concimazione azotata esercitano a carico delle prestazioni vegeto-produttive e sullo stato sanitario delle uve.

Nel dettaglio, in un vigneto di Barbe ra per il quale è stata realizzata una mappa di vigore in funzione dell’Ndvi calcolato a partire da immagini satellitari, nel quadriennio 2012-2015 sono state confrontate tre classi di vigoria e tre modalità di concimazione azotata (controllo, tradizionale e Vrt). La dose di azoto (kg di N/ha) apportato annualmente in primavera sotto forma di urea è così variata: controllo (0), tradizionale (60), Vrt (0, 60 e 120 kg/ha in alto, medio e basso vigore, rispettivamente). I risultati preliminari mostrano un quadro sostanzialmente chiaro relativamente agli effetti che la vigoria ha indotto a carico della capacità vegetativa, del potenziale produttivo e della sensibilità ai marciumi evidenziando, al tempo stesso, differenti pattern di maturazione dell’uva. Il rateo variabile (Vrt) ha ridotto gli sprechi di azoto in condizione di elevata vigoria mentre, nei primi due anni di prova, è emersa una scarsa reattività alla concimazione azotata delle piante meno vigorose. La prova ha peraltro mostrato nel lungo termine una diminuzione della variabilità tra le classi di vigore e il consolidamento delle differenze indotte dalla concimazione a carico dell’accumulo dei solidi solubili e degli antociani totali. I risultati sinora disponibili mostrano come nel contesto sperimentale sia possibile modulare l’equilibrio vegeto-produttivo attraverso la gestione della concimazione azotata, mettendo peraltro in risalto l’efficacia dell’applicazione a rateo variabile su scala intraparcellare. A tal proposito, risultati assolutamente incoraggianti sono rappresentati in figura 1, che mostra la sovrapposizione tra la mappa di vigore iniziale acquisita nel 2010 (delle cui aree di vigore sono evidenziati i contorni) e quella più recente realizzata a ridosso della vendemmia 2015 per mezzo di un sensore ottico di prossimità (Mecs-Vine), che rileva un indice di vigore innovativo denominato Canopy Index.

Se le aree meno vigorose (evidenziate in rosso) risultano infatti pressoché sovrapposte ai filari non concimati, quelle più vigorose appaiono colorate in tonalità di verde marcatamente più scure e sovrapposte alle aree sottoposte a concimazione tradizionale. Il commento si arricchisce ulteriormente andando a osservare i blocchi contrassegnati dalla sigla Vrt, nei quali si riscontra l’inequivocabile attenuazione delle tonalità del verde e del rosso per confronto con le aree sottoposte a concimazione uniforme e con la non concimazione, rispettivamente.

 

Un valido strumento

A fronte delle perplessità indicate in precedenza, il risultato di indubbia originalità dimostra come la fertilizzazione a rateo variabile del vigneto possa essere un valido strumento nelle mani dei viticoltori e dei tecnici aziendali che si pongono l’obiettivo di controllare l’equilibrio vegeto-produttivo del vigneto attraverso la concimazione sito-specifica.

 

(*)Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili (Diproves). Università Cattolica del Sacro Cuore (Piacenza). 


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