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Prezzi in rialzo ed export sostenuto stimolano il ricorso a illecite “scorciatoie” e contraffazioni. In sintesi i dati estratti dal rapporto 2013 del Dipartimento dell’Icqrf del ministero delle Politiche agricole

Così il boom dell’export e il rincaro dei listini condizionano il rischio frodi

uomo che beve vino rosso

Il vino Made in Italy ha fatto segnare nel 2013 numeri da record, sia in termini di volumi destinati all’export che di fatturato che, complessivamente, ha oltrepassato la soglia dei 5 miliardi di euro.


Anche il rialzo dei listini, il percorso di valorizzazione dei vini Dop e Igp a scapito dei vini comuni e un tendenziale cauto ottimismo sul fronte dei consumi interni sono, in estrema sintesi, tra i fattori che più rappresentano il vivace contesto economico della campagna vitivinicola 2013/2014.


Ma accanto alla positiva congiuntura, il settore vitivinicolo – stando ai numeri resi noti dal Dipartimento dell’Icqrf del Mi.p.a.a.f. (Home Mi.p.a.a.f > Qualità e sicurezza > Ispettorato centrale repressione frodi > Rapporto attività 2013) – è stato interessato da fenomeni di frode e contraffazioni nella produzione e nel commercio dei vini, sia generici che Dop e Igp (tab. 1), con una frequenza d’irregolarità che, in termini percentuale, è comunque equiparabile a quella riscontrata nel 2012.


È noto infatti che la convenienza economica espone il settore (non soltanto vitivinicolo) ad un maggior rischio alla commissione di frodi e truffe a danno del consumatore e degli onesti imprenditori.


Quali sono gli highlights che, se da un lato trainano (nonostante la crisi) il comparto, dall’altro tendono a stimolare contraffazioni e storture della leale concorrenza.

Produzione
e boom dei listini
Nella precedente campagna 2012/2013 il diffuso e rilevante rincaro dei prezzi all’ingrosso dei vini e dei mosti è stato per lo più attribuito alla modesta produzione della vendemmia 2012 che, causa l’inevitabile contenimento dell’offerta enoica, ha contribuito a stimolare il ricorso a pratiche di sofisticazione e contraffazione.


L’incremento dei prezzi ha raggiunto picchi record nei primi mesi del 2013 che, nonostante la flessione (ancora in corso), ha comunque generato nel complesso un differenziale annuo positivo, pari a +15% secondo i dati Ismea, risultante dalla media del +17% relativo ai vini comuni e vini Igt e del +11% dei vini Dop.


Incrementi di prezzo che si sono inevitabilmente sommati all’incremento 2012, che aveva riguardato in particolare i vini comuni (+43%) senza differenze significative tra varietà bianche e rosse e, in misura minore ma con differenze anche territoriali e varietali, anche i vini Dop e Igp (+14 per cento).


Stando alle rilevazioni Ismea, tra i vini Igp che hanno fatto registrare la maggiore impennata dei prezzi vi sono i veneti (i rossi meglio dei bianchi), i laziali ed i siciliani, in particolare (nonostante un volume potenziale pari a quasi 2,4 milioni di ettolitri), l’Igt «Terre Siciliane».


Anche per quanto riguarda i vini Dop, nonostante episodi di decremento anche dovuti a situazioni congiunturali e territoriali (ad esempio la flessione della Dop «Prosecco», -20% su base annua, per lo più dovuta al forte incremento produttivo, pari al +27%) sono frequenti e anche rilevanti gli incrementi di prezzo dei Dop che, in ogni caso, non raggiungono i picchi dei vini comuni.


Tra questi, è il caso dei Dop laziali (in particolare bianchi) e abruzzesi (+33% per il «Trebbiano d’Abruzzo» e +25% per il «Montepulciano d’Abruzzo»), delle Dop «Chianti» e «Chianti Classico», così come della Dop «Friuli Grave» e di alcuni vini piemontesi, compresi il «Nebbiolo d’Alba» e la «Barbera d’Alba».

La bilancia
import-export
La domanda estera assorbe ormai quasi la metà della produzione nazionale, secondo i dati Istat pari a oltre 20 milioni di ettolitri, -4,2% rispetto all’export 2012.


Tuttavia a fronte della leggera flessione in termini di volume, il dato interessante riguarda in particolar modo il fatturato che nel 2013 ha superato i 5 miliardi di euro, +7,4% rispetto agli introiti registrati nel 2012 e che, nel caso dei vini spumanti ha segnato un incremento record, +18% (oltre che +13% in volume).


Da sottolineare poi che le produzioni Dop e Igp hanno di fatto eroso volume ai vini comuni (-12%), segnale di una generale valorizzazione delle produzioni territoriali e, seppure con volumi e valori che in termini assoluti ancora piuttosto modesti, guadagnano anche i vini «varietali» non territoriali, +7,2% in volume e +3% per quanto riguarda gli introiti.


Stando sempre ai dati Ismea, gli Stati Uniti si confermano il mercato d’elezione sia per i vini Dop (+3,4%) che Igp (+1,0%) ma per quanto riguarda le Dop (ma non per le Igp) la Germania rimane il primo mercato mentre il Regno Unito perde terreno in termini di volume seppure resiste sotto il profilo del fatturato.


I vini Igp, invece, guadagnano punti in Canada, Australia e Nord Europa mentre calano, così come per le Dop, nel mercato cinese, potenziale opportunità commerciale ad oggi ancora inespressa.


Sul fronte importazioni, invece, i dati Istat registrano una generale riduzione dei volumi pari a -4,6%, per lo più dovuta alla battuta d’arresto degli acquisti intracomunitari e, in particolare, dalla Spagna (-18,8% rispetto al 2012), che in ogni caso rimane il principale partner commerciale per i vini sfusi.

Mercato e rischio frodi, a chi conviene?
Il 2013 è stato caratterizzato da prezzi sostenuti e una domanda estera che ha spronato l’export dei vini Made in Italy, soprattutto sul fronte degli introiti che, secondo i dati Ismea, hanno rappresentato il 15% sul totale dell’export agroalimentare.


Tra l’altro, nel 2013 sono aumentati i volumi di vino Dop certificati e imbottigliati che quindi hanno acquisito dal punto di vista commerciale un indiscutibile valore aggiunto.


Elementi positivi dal punto di vista economico ma che, rendendo conveniente il ricorso a illecite prassi e “scorciatoie” produttive e commerciali, divengono delle criticità se considerate nell’ambito di un più ampio scenario economico che contempla anche il potenziale rischio alla commissione di frodi.


Non a caso, tra gli Organi di controllo istituzionali, il Dipartimento dell’Icqrf ha svolto oltre 11.500 controlli ispettivi lungo la filiera vitivinicola (di cui la metà destinati al comparto Dop e Igp) che, nel complesso, hanno dato origine a oltre 2.200 irregolarità e quasi 250 sequestri per un calore complessivo di quasi 30 milioni di euro.


I controlli, oltre alle tipologie Dop e Igp, hanno riguardato anche il comparto dei vini biologici che, dopo un anno e mezzo dall’entrata in vigore del Reg. (CE) 203/2012 (che disciplina anche il processo di elaborazione e non più soltanto alla fase agronomica di produzione delle uve), trovano un interessante riscontro da parte del mercato, non soltanto estero.


In sintesi, dai dati dell’Icqrf emerge che i vini di qualità rimangono bersaglio di imitazioni, falsi e contraffazioni che, oltre al consumatore, danneggiano anche l’imprenditoria sana e non soltanto dal punto di vista economico (perdita di mercato, maggiori costi di produzione e di certificazione) ma anche sotto il profilo della reputazione dei vini certificati Dop e Igp.


Fenomeni, tuttavia, che sono spesso radicati all’estero, come nel caso dei vini a basso caso wine-kit, a dimostrazione che il falso Made in Italy può manifestarsi in un falso o evocativo nome anche mediante artifizi diversi e, nel caso specifico, anche particolarmente dannosi per il comparto.

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