VINITALY –

Il ministro Catania: non esiste il buco d’offerta, il controllo delle superfici vitate sta sostenendo la redditività.

Così l’Ocm ha «regolato» i mercati

vinitaly_2013

Nel difficile scenario
dell’economia italiana
il settore del vino
mostra risultati positivi.
Perché le scelte fatte con la
riforma del 2008 hanno consentito
di ridurre la produzione
facendo aumentare i listini
con positive ricadute in
termini di redditività per le
imprese. Un percorso virtuoso
riconosciuto dal ministro
per le Politiche agricole, Mario
Catania, che ha inaugurato
a Verona la 47a edizione di
Vinitaly. Una cerimonia di
apertura affollata come non
mai, ulteriore segno, al di là
delle cifre, della vitalità del
settore del vino italiano.

«Come prima cosa – ha
detto Catania – vorrei rivendicare
le positive scelte effettuate
con la riforma Ocm del
2008. Non sono d’accordo
con chi ha parlato di un buco
dell’offerta e di un potenziale
produttivo che, in Europa,
per effetto delle estirpazioni,
si è ridotto troppo. I tagli
effettuati con l’Ocm hanno
consentito al sistema di essere
in equilibrio con positive
ricadute in termini di redditività
che è tornata a essere
stabilmente un fattore delle
aziende vitivinicole».

Molta positiva è poi, secondo
il ministro Catania, la
conferma del budget destinato
al settore e che prevede lo
stanziamento di 337 milioni
di euro l’anno fino al 2020.
«Una scelta – ha aggiunto –
che ci consentirà di insistere
sul fronte della ristrutturazione
dei vigneti. In dieci anni
questa misura ci ha consentito
di rifare una fetta importante
del vigneto italiano che
era per molti versi obsoleto.

Come positiva è stata la vera
e propria levata di scudi del
sistema italiano insieme a
quello di altri paesi che ha
consentito di bloccare la prevista
liberalizzazione dei vigneti.
Una scelta che avrebbe
potuto produrre danni anche
in termini di delocalizzazione
dei vigneti con pesanti penalizzazioni
per il territorio».

Ma il ministro Catania nel
proprio intervento non ha nascosto
anche qualche aspetto
più critico della riforma del
2008. «Di certo sul fronte
dello stop allo zuccheraggio
forse si poteva fare di più –
ha proseguito –. Ma fra i
punti critici che lascio in eredità
al mio successore c’è il
capitolo della promozione
extra Ue. Un capitolo sul
quale occorre una forte accelerazione.
È necessario che
Stato e Regioni si riuniscano
intorno a un tavolo e risolvano
definitivamente quelle
difficoltà che impediscono
rallentano o penalizzano la
spesa efficiente delle risorse.

Su questo fronte però – ha
ribadito Catania – non va dimenticato
che le difficoltà
sono tutte sul piano nazionale
ed è lì che vanno risolte».

Ma il ministro, nel proprio
intervento ha citato – un
po’ a sorpresa – un’altra scelta
effettuata ai tempi della
riforma dell’Ocm vino. «Penso
sia arrivato il momento –
ha spiegato – anche di ridiscutere
del tema dei vini varietali.
Un’opzione che l’Italia
ha adottato forse in maniera
troppo restrittiva e che forse
va riesaminata». L’Italia –
lo ricordiamo – ha legato la
possibilità di realizzare vini
varietali (possibilità introdotta
proprio dalla riforma del
2008) solo con riferimento a
vitigni internazionali (come
Merlot, Cabernet, Chardonnay).
«Non si tratta – ha ribadito
il ministro – di allentare
il legame fra il vino e il suo
territorio d’origine che ritengo
debba rimanere l’architrave
del sistema italiano. Ma
solo di riconsiderare se non
si possano effettuare in materia
di vini varietali scelte più
flessibili di quelle effettuate
in passato».

Infine il capitolo della burocrazia.
«Il settore del vino,
ma in generale l’intero comparto
agricolo – ha concluso
il ministro – devono ora
compiere un vero e proprio
salto di qualità sul fronte della
semplificazione. Durante
il nostro governo abbiamo
cercato di introdurre delle
novità come quelle previste
dall’articolo 62 che resta la
norma in vigore. Ma bisogna
fare di più anche perché
dalla capacità di creare una
vera semplificazione che dipendono
molte delle chance
di sviluppo dell’agricoltura
italiana»

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