BIOMASSE –

Il progetto Pro.S.E.C.Co nell’area della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

Dai sarmenti calore e compost

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La razionalizzazione dei sottoprodotti dell’attività vitivinicola aiuta il territorio, contribuisce al contenimento dei costi aziendali, diventa una forma di energia sostenibile anche dal punto di vista ambientale. È quanto ribadito nell’incontro dedicato al tema dei “Sottoprodotti dell’attività vitivinicola nel Conegliano Valdobbiadene Docg: da rifiuto a risorsa per la sostenibilità del territorio”, organizzato dal Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore in collaborazione con l’Università di Padova. Nel corso dei lavori sono stati presentati agli operatori vitivinicoli di un’area ormai affermata a livello mondiale, dentro il mercato globale dell’enologia, i primi risultati di uno studio riguardante lo smaltimento controllato e i possibili riutilizzi dei residui di potatura e delle vinacce (Progetto Pro.S.E.C.Co – Produzione sostenibile di energia da combustione e di compost).

Per l’area della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, dove le operazioni colturali risultano particolarmente onerose e vengono eseguite pressoché tutte a mano, si tratta di un tema di grande rilevanza, tenuto anche conto che la collocazione dei vigneti, in colline con pendenze talvolta elevate, rende difficoltoso lo spostamento e lo smaltimento dei residui di potatura e che è stata giustamente vietata la pratica utilizzata in passato di eliminare sul posto i residui bruciandoli.

«I risultati dello studio sono andati oltre le nostre iniziali aspettative – ha dichiarato Giancarlo Vettorello Direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene – perché, eravamo sicuri che la ricerca applicata desse dei buoni risultati, ma non pensavamo che questi fossero così precisi su un tema tanto delicato. I contenuti della ricerca, una volta applicati, saranno validi e applicabili non solo al nostro territorio ma anche a tutto il territorio nazionale. Certo, per noi il problema è doppio, sia perché le nostre colline presentano zone impervie che rendono difficili le operazioni di recupero dei sarmenti, sia anche perché sono candidate a diventare patrimonio Unesco. Quanto al recupero energetico, i migliori risultati vengono conseguiti con stufe di medie e piccole dimensioni e questo rappresenta addirittura una risorsa in più a livello locale, per la particolarità delle esigenze della nostra comunità. Si pensi solo alle modalità di smaltimento dei sarmenti per piccoli produttori che potranno risolvere questi problemi di gestione della cantina utilizzandoli per creare energia».

L’impatto in atmosfera

Lo studio, finanziato nell’ambito della misura 124 del Psr della Regione Veneto, vede coinvolti il Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali (Tesaf coordinatore), il Dipartimento Dafnae e il Dipartimento scienze chimiche dell’Università di Padova, il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e la Cantina Produttori di Valdobbiadene. I risultati ottenuti sono stati illustrati da Raffaele Cavalli, docente del Dipartimento Tesaf, che ha sintetizzato in tre punti i principali gli esiti. Questi ultimi riguardano:

– la creazione di modelli di gestione del vigneto e di vinificazione attraverso la combustione e il compostaggio;

– la verifica dell’impatto in atmosfera della combustione dei sarmenti e dell’impatto sul terreno dei sarmenti sminuzzati e biosanificati, lasciati nell’interfila dei vigneti;

– la valutazione della Carbon Footprint, ossia dell’ammontare delle emissioni di CO2 conseguenti dai modelli di gestione proposti.

«Possiamo affermare a conclusione – ha spiegato Cavalli – che è possibile utilizzare i sarmenti di vite come combustibile (sia sotto forma di cippato sia di pellet) per la produzione di energia termica a condizione che l’impiego avvenga in caldaie di media potenza, che consentono l’economica applicazione di filtri per la riduzione delle emissioni di particolato (polveri totali sospese). La combustione di questa biomassa comporta infatti l’emissione di particolato in quantità spesso superiore al valore massimo consentito e ciò richiede un idoneo abbattimento prima dell’evacuazione dei fumi dal camino. Va sottolineato peraltro che gli altri parametri di emissione presentano tutti valori inferiori al massimo consentito e che è esclusa la presenza di diossine.

Anche per quanto riguarda l’utilizzo del pellet di sarmenti di viti in stufe di piccola potenza a uso domestico la quantità di polveri sospese appare inferiore al massimo consentito; tuttavia tali polveri sono caratterizzate da una significativa frazione fine e ultrafine, in grado di penetrare in profondità nelle vie aeree. Inoltre, la normativa riguardante le stufe a pellet è in evoluzione ed è verosimile che in un futuro prossimo i limiti relativi alle polveri sospese siano abbassati al di sotto di quelli rilevati con la nostra sperimentazione con pellet di sarmenti di vite.

Anche il compostaggio dei sarmenti, da soli o in combinazione con le vinacce, si rivela una tecnica valida ed efficiente perché permette di ottenere dell’humus da riutilizzare nei vigneti per arricchire la dotazione di sostanza organica del suolo. Il processo di compostaggio è inoltre una efficace soluzione per bio-sanificare i sarmenti dai residui di fitofarmaci distribuiti nel vigneto e dai patogeni presenti nel legno. È interessante far notare che il compost di sarmenti di vite e vinacce risulta non solo privo di citotossicità residua, ma è in grado di stimolare l’accrescimento delle colture su cui è distribuito».

La qualità delle ceneri

«I risultati finora ottenuti – ha concluso Cavalli – dovranno essere completati da ulteriori verifiche sperimentali e dall’acquisizione di evidenze circa la qualità delle ceneri residuali della combustione e circa la logistica dell’approvvigionamento e della conservazione dei sarmenti di vite per l’alimentazione degli impianti di produzione di calore. Anche nel caso del compostaggio è necessario verificare la convenienza alla gestione dei cumuli e livello aziendale o interaziendale, sviluppando nel contempo l’adeguata logistica dei trasporti sia dei sarmenti sia del compost prodotto.

Al termine della ricerca i risultati costituiranno la base per la compilazione di buone pratiche di gestione da adottare nel territorio del Valdobbiadene Conegliano per conciliare sempre di più la viticoltura con la qualità dell’ambiente.

Rimane ancora aperta la problematica del recupero per le zone di alta collina, ma in proposito – ha comunicato Cavalli ai presenti – è stata presentata una seconda fase del progetto, volta alla messa a punto di nuove attrezzature e tecniche di trasporto dei tralci nelle situazioni di alta pendenza». 

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