Dematerializzazione al via, la filiera è pronta?

Alcuni emendamenti hanno imposto la terza lettura alla Camera. Ma il definitivo ok è arrivato in tempi brevi. Testo unico al traguardo. Si chiude così il cerchio della telematizzazione


dematerializzazione

Disegno di legge approvato ma con modifiche. Non è bastato infatti il placet unitario del Senato per evitare la navetta parlamentare, cioè il ritorno alla Camera dei deputati per sciogliere tre emendamenti formulati dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama, passaggio obbligato per la definitiva approvazione del Testo unico del vino.

Dopo l’ok in tempi record della Camera, ci si aspettava un iter in Senato altrettanto spedito per ratificare un provvedimento fortemente atteso dagli operatori della filiera vitivinicola.

Tra gli emendamenti poi approvati dalla Camera con un rapido esame (già il 28 novembre), c’è un richiamo a regolamenti Ue, una precisazione che riguarda la salvaguardia dei vigneti eroici o storici oltre che l’introduzione della (sola) sanzione amministrativa in caso di contraffazione o alterazione dei contrassegni, stampati dall’Istituto Poligrafico dello Stato (con l’entrata in vigore del DDL anche da tipografie autorizzate) ed utilizzati come strumento di tracciabilità dei vini Dop (v. riquadro).

Registri telematici

Tra gli effetti più attesi dell’approvazione del Testo Unico vi è la chiusura del cerchio della telematizzazione. Che comporterà non solo il registro telematico Sian (dal 1° gennaio 2017) ma un vero e proprio sistema armonizzato di dematerializzazione. È questa la prospettiva prevista dall’art.59 che prevede un coordinamento, in ambito Sian e sotto la regìa del Mipaaf, di tutti gli adempimenti amministrativi in capo alle imprese vitivinicole.

In particolare, è prevista la telematizzazione di “tutte le dichiarazioni, informazioni, comunicazioni, autocertificazioni, registri, dati e relativi aggiornamenti” – anche relativamente alla produzione di vino biologico – che le imprese vitivinicole sono tenute a fornire alla pubblica amministrazione.

La sostanziale novità, così come sperimentato per i registri dematerializzati previsti dal Dl Campolibero, è l’accorpamento telematico dei dati e delle informazioni e (soprattutto) la loro condivisione, di fatto orizzontale, a favore, precisa il ddl, dei soggetti, anche privati, compresi i laboratori di analisi, le strutture autorizzate al controllo ed alla certificazione di doc e igt, i consorzi e le commissioni di degustazione. Già oggi, gli operatori che richiedono la certificazione di vini Dop e Igp sono tenuti a comunicare agli Enti di certificazione – essenzialmente mediante telefax, posta ordinaria, posta elettronica – i dati e le informazioni utili per consentire il controllo dei carichi di vino (acquisti e vendite di vino sfuso, riclassificazioni, declassamenti, ecc.) compresa, tra l’altro, la richiesta di prelievo dei vini atti a divenire DOP destinati alla verifica della conformità analitica ed organolettica e, pertanto, alla certificazione. Il portale Sian sarà quindi un’interfaccia unica che andrebbe tra l’altro a ridurre tempi e costi per gli operatori. E che, essendo consultabile da remoto, consentirà di verificare in tempo reale lo storico dei controlli già effettuati.

Un sistema che potrà contribuire a semplificare la gestione di cantina e rendere più competitivo il comparto seppure, al di là del solo registro telematico Sian (per il quale è esclusa la responsabilità dell’operatore in caso di malfunzionamento del sistema) c’è da considerare un rischio digital divide, che potrebbe ostacolare l’avvio del sistema.

Facilitazioni e sburocratizzazioni

Al di là dei ritocchi apportati al Senato l’entrata in vigore del provvedimento comporterà l’applicazione di novità non di poco conto.

Tra queste, oltre alla gestione dei superi di produzione di una Doc ad altre Doc di ricaduta, è da sottolineare la deroga, prevista per i produttori di vino fino a 1.000 ettolitri, a poter detenere presso le cantine i sottoprodotti della vinificazione (vinacce e fecce non denaturate) per un massimo di 90 giorni (anziché 30). Così come la facilitazione (recepita dal DL Campolibero) subito applicabile per chi produce sotto i 50 ettolitri, per la quale – nel caso di annesse attività di vendita diretta o di ristorazione – la presentazione delle dichiarazioni vitivinicole assolverebbe all’obbligo di tenuta dei registri di cantina. Sulla stessa linea alcune semplificazioni (relative alla planimetria nonché alla gestione dei serbatoi, alle comunicazioni ed ai registri di carico e scarico), previste anche per i produttori di aceto sotto i 20 hl. Per il sistema sanzionatorio, invece, sarebbe immediatamente applicabile il ravvedimento operoso che prevede – solo per alcune violazioni non sostanziali, essenzialmente riconducibili alle comunicazioni obbligatorie, dichiarazioni, registri di cantina e documenti di trasporto – una riduzione della sanzione pecuniaria di 1/5 (fino ad 1/8) dell’importo, mai inferiore a 50 euro.

Un anno per i decreti applicativi

Oltre le regole immediatamente applicabili, il Ddl rinvia a successivi Dm applicativi, da emanare entro un anno dall’entrata in vigore, utili a recepire con maggior livello tecnico e di dettaglio, singole questioni come lo schedario viticolo e l’etichettatura dei vini così come le procedure di certificazione di Doc e Igt ed i sistemi di controllo affidati agli Enti terzi di certificazione.

C’è da dire che, al di là delle finalità taglia-burocrazia, il margine di semplificazione e l’operatività del Testo unico – oltre ad essere vincolate dalla disciplina Ue – è strettamente interconnesso all’applicazione di altri strumenti normativi, tra cui il registro unico dei controlli ispettivi (Ruci) ed il processo di dematerializzazione dei registri di cantina che partirà, al termine del periodo di sperimentazione, il 1° gennaio 2017.

 

Leggi l’articolo completo pubblicato su VigneVini n. 6/2016

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