DOP e IGP, ammessa la “geografia” in etichetta

È possibile l’utilizzo (a certe condizioni) di nomi geografici nell’etichetta dei vini territoriali


etichetta

È già noto l’utilizzo del nome geografico (Regione o Provincia) nell’etichetta dei vini quando l’indicazione – anche nei casi non sia espressamente prevista dal disciplinare – è comunque finalizzata chiarire al consumatore la collocazione della zona di produzione del vino DOP e IGP (VigneVini n. 1/2015).

Vince, secondo l’interpretazione Mi.P.A.A.F. (di risposta anche alla contestazione dei Vignaioli Indipendenti – Fivi), la veridicità e la possibilità di documentare le informazioni poste in etichetta (in tal caso con ‘valenzaʹ geografica), criterio comunque applicato in maniera «orizzontale» anche dal Reg. (UE) 1169/2011 per tutti i prodotti alimentari.

Ma con un’ultima recente circolare il Ministero ha precisato alcuni aspetti di rilievo per quel che riguarda l’etichettatura e la possibilità di fornire al consumatore informazioni geografiche ʹsupplementari’ rispetto al nome DOP o IGP.

Geografia ok ma solo ‘descrittiva’

Da inizio anno il Mi.P.A.A.F. aveva chiarito l’utilizzabilità di indicazioni geografiche (in caratteri delle stesse dimensioni e colorimetria) nello spazio dedicato alla descrizione storica e/o tecnica del vino; utilizzabilità in ogni caso condizionata dalla ‘separazione’ delle indicazioni geografiche rispetto alle informazioni obbligatorie e comunque da applicare in dimensioni non superiori a 3 mm di altezza e 2 mm di larghezza (in ogni caso non superiori a ¼ sia in altezza che in larghezza) rispetto a quelli usati per la DOP o IGP.

Inoltre il nome geografico più ampio – precisava il Mi.P.A.A.F. – può essere anche indicato in disegni o cartine purché sia preceduto dall’entità amministrativa, Regione (…) o Provincia di (…).

Informazioni geografiche che (questa è la novità) possono essere aggiunte anche nello spazio dedicato all’indirizzo dell’imbottigliatore, del produttore, ecc., compresi quindi – a completamento dell’indirizzo – i riferimenti della frazione e della località.

Così come è possibile utilizzare un’unità geografica/amministrativa più piccola, come quella indicativa del Comune, anche se riservata o ricadente nel territorio di un’altra DOP o IGP; anche in questo caso si dovrà utilizzare in etichetta l’indicazione Comune di (…) ma solo (anche in questo caso) per chiarire l’ubicazione territoriale dell’azienda vitivinicola.

Territorial tag

C’è da dire che il recente chiarimento del Mi.P.A.A.F. ammette tra l’altro l’utilizzo in etichetta (ma anche in materiali informativi e promozionali, web compreso, purché abbiano finalità descrittive) di altri nomi geografici riferiti, ad esempio, a fiumi, laghi, monti, ecc..

In altre parole, è concesso un utilizzo piuttosto flessibile dell’elemento geografico – e non soltanto di quello più ‘ampio’ rispetto al territorio delimitato DOP o IGP – che è comunque condizionato alla corretta (e non ingannevole) comunicazione al consumatore.

Peraltro, i vini DOP e IGP sono già (per definizione) legati ad un territorio d’origine, tra l’altro dettagliatamente definito dai disciplinari di produzione e le ulteriori informazioni geografiche e territoriali potranno consolidare ancora di più lo stretto legame tra zona geografica e riconoscibilità dei vini a denominazione di origine.

C’è da dire che l’informazione del Comune e della località è certamente una possibilità in più per produttori e imbottigliatori anche se è sempre più frequente in etichetta l’indicazione dell’area più ampia – come ad esempio il nome della Regione – in grado semplificare il messaggio al consumatore mediante una informazione territoriale diretta e immediatamente percepibile. Ma che alla lunga tuttavia rischia di fare ombra ai nomi DOP e IGP di più modeste dimensioni territoriali.


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