I gemelli diversi del Lambrusco

Leader nelle vendite ma non nel fatturato La riscossa parte dalla qualità e dall’innovazione in cantina. Le scelte diverse delle cantine di Gualtieri (Re) e Gonzaga (Mn)


lambrusco

Lambrusco: il vino più venduto nel nostro paese, con un consumo di 12,6 milioni di litri nel solo 2014, è in vetta, anno dopo anno, alle classifiche di vendita della grande distribuzione. Un vino popolare anche all’estero, la cui storia racchiude non poche controversie. Sebbene il primato sia indiscutibile sul fronte delle bottiglie vendute, lo stesso non si può affermare per il fatturato: il Chianti batte il Lambrusco a valore con i suoi 58 milioni di euro contro 43. Per fortuna, dopo un’attenta analisi, e dopo i riscontri positivi avuti a Vinitaly negli ultimi anni, il Lambrusco sembra comunque percorrere una strada di crescita e di successo. Merito, questo, soprattutto delle cantine che non si sono arrese davanti alle malelingue del passato e che, in tutta risposta, hanno studiato con attenzione nuovi prodotti e migliorato la qualità di quelli già esistenti. Quando si parla di grandi numeri, infatti, è facile cadere nel rischio della banalità dei prodotti e nella bassa qualità. Di fronte alle sfide di un mercato del vino generale che ha conosciuto un calo del 4%, le aziende produttrici di Lambrusco, forse ancor più di altre cantine italiane, hanno dovuto rivedere il proprio modo di produrre: una necessità che ha comportato la nascita di prodotti, quali le rifermentazioni in bottiglia, le vinificazioni in bianco, ecc. rivelatisi capaci di attrarre un interesse tutto nuovo verso il prodotto.

Puntare sulle differenze

D’altra parte, la soddisfazione del cliente, italiano ed estero, non passa solo attraverso l’analisi delle richieste del mercato e del gusto dei consumatori. Un altro aspetto fondamentale, come sottolineato dal presidente della Cantina Gonzaga (Mn) Paolo Bernini, è quello di sapersi differenziare dalle altre realtà produttrici, proponendo prodotti riconoscibili, dalle caratteristiche ben definite. La strada intrapresa dalla cantina mantovana, spiega il presidente, è quella di puntare su una maggiore valorizzazione aromatica dei prodotti. I 100 soci conferitori, residenti per la maggior parte a Mantova ma anche nelle provincie di Modena e Reggio Emilia, raccolgono le uve perlopiù (circa il 75%) a macchina. Il Lambrusco rappresenta il 95-96% del raccolto e la sua vinificazione segue iter differenti che portano alla produzione di ben 12 tipologie di vino diverse: una parte, la più consistente, di Lambrusco mantovano rosso Doc e Igt e una parte di Lambrusco rosato Doc e Igt. Accanto ad esse, da una decina d’anni a questa parte, è nata poi una bottiglia di Lambrusco vinificato in bianco, alla quale si è affiancata, tre anni fa, una seconda bottiglia, al fine di offrire al consumatore un bianco di livello medio e uno di più elevata qualità. Questa scelta, come ci illustra il presidente della Cantina Gonzaga, è scaturita soprattutto dalla volontà di proporre qualcosa di nuovo ai clienti.

L’azienda mantovana ha scelto di orientare le proprie scelte produttive sulla base delle richieste della clientela limitrofa anziché su quelle del mercato estero. Nonostante una quota del prodotto sia destinata a paesi quali Spagna, Germania, Olanda e Belgio, la cantina Gonzaga ha preferito dunque concentrare i propri sforzi sulla fidelizzazione del cliente italiano, come testimonia anche il servizio per il recupero del vuoto a rendere effettuato su una parte del venduto. Insomma, come ama definirla lo stesso presidente Bernini, questa è «un’innovazione senza stravolgimenti», un’innovazione che punta, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, all’esaltazione delle differenze aromatiche fra Lambrusco mantovano e Lambrusco emiliano, giocando anche la carta del colore: il presidente fa qui riferimento alla maggiore intensità tipica dei lambruschi mantovani.

Tutto sull’export

Di contro, forse anche a causa del maggiore quantitativo di ettolitri trattati, la Cantina sociale di Gualtieri, sembra dirigere la propria attenzione su questioni di interesse extraterritoriale. Con i suoi 180 conferitori, per un totale di 60.000 quintali di uva lavorati ogni anno, l’azienda reggiana ha potuto espandere il proprio mercato arrivando a fornire non solo paesi quali Germania, Francia e Spagna ma anche realtà più vaste come Brasile e Giappone. Naturalmente, per arrivare a questi risultati, gli investimenti sono stati considerevoli: la nuova linea di pigiatura, con l’implementazione di pigiatrici orizzontali, consente un trattamento più soffice delle uve, il sistema atto al controllo delle temperature in fase di fermentazione è stato potenziato, il numero di autoclavi è aumentato con conseguente possibilità di prolungare il tempo di permanenza dei prodotti sulle fecce fini migliorandone la maturazione. A tutto ciò, come nel caso della Cantina Gonzaga, si aggiunge un’ampia gamma di prodotti offerti: qui il Lambrusco viene vinificato in bianco, rosso e rosato e nelle tipologie secco, amabile e dolce. Maurizio Barigazzi, enologo della Cantina sociale di Gualtieri, spiega come il miglioramento della qualità, ottenibile attraverso la maggiore cura del prodotto durante tutta la filiera, sia la chiave per rilanciare il Lambrusco non solo in Italia ma ancora di più all’estero. La decisione di revisionare il comparto meccanico della cantina, anche in seguito ad un aumento del volume di ettolitri da lavorare che si è verificato negli ultimi anni, ha permesso all’azienda di accrescere il numero di bottiglie prodotte (parliamo di tre milioni e mezzo di bottiglie annue), senza rinunciare, ma anzi migliorando, la qualità. Due strategie, quella della Cantina Gonzaga da un parte e quella della Cantina di Gualtieri dall’altra, perfettamente in linea con i rispettivi obiettivi.

L’Emilia che fa?

In Italia, la riscoperta del Lambrusco come vino di qualità, meritevole di attenzione e lode, spinge i produttori a investire su di esso attraverso la creazione di prodotti completamente nuovi. Al tempo stesso, l’accresciuto interesse dei mercati stranieri verso questo prodotto, porta nuova linfa vitale al settore che può continuare a svilupparsi. In questo panorama, una cantina sociale qual è quella mantovana, ha deciso di investire sul territorio, intraprendendo alcuni passi avanti ma con l’intento ben chiaro di restare ancorata alla tradizione e ad un gusto che incontri il favore dei luoghi limitrofi a quello di produzione. Su un altro versante invece, la cantina reggiana di Gualtieri, trainata dalla forte commercializzazione creata fuori dall’Italia, ha riposto fiducia nel potere dell’innovazione; un’innovazione necessaria quando i numeri crescono e le attese della clientela si mantengono su standard elevati e variegati. Inverosimile pensare che queste due realtà, seppur diverse, possano rappresentare la vastità di situazioni che risiedono dietro a un nome come quello del Lambrusco. Nonostante ciò, carpire da vicino il pensiero di due cantine sociali di indubbia notorietà, può farci intuire quali saranno gli sviluppi futuri a cui un vino così importante potrà andare incontro. Nell’ipotesi che simili investimenti siano condotti dalla maggior parte delle cantine emiliane, nei prossimi anni potremo ben sperare di trovare il Lambrusco anche in vetta alle classifiche del fatturato.

 

Leggi l’articolo completo su VigneVini n. 12/2015.

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