GPGV: allarme Pinot Gris virus non solo nel nord-est

In aumento l’incidenza del GPGV (non solo in Italia). E sono ancora ignoti sia il vettore che i meccanismi di infezione


I sintomi di GPGV: crescita stentata dei germogli (fonte Ghidoni, Fond. Mach).

Sale la preoccupazione per una nuova minaccia fitosanitaria della vite, segnalata da alcuni anni nei vigneti del Nord-Est: è il Grapevine Pinot Gris Virus (GPGV) – così chiamato perché osservato per la prima volta su piante di Pinot Grigio (Giampetruzzi et al., 2012) – che negli ultimi tempi ha fatto registrare un incremento dei casi di infezione.

Tra l’altro, alle problematiche connesse al contenimento del GPGV, si aggiunge che, ad oggi, il vettore è sconosciuto e ancora poco si conosce in merito ai meccanismi di trasmissione e diffusione della malattia.

Come riconoscere i sintomi, contenere il danno e segnalare i casi sospetti, considerando un’incidenza non trascurabile di piante asintomatiche che rende tutto più complicato.

GPGV, chi è costui

Dal punto di vista filogenetico somiglia al Grapevine berry inner necrosis virus (GINV), di origine giapponese e trasmesso da acari eriofidi, del GPGV (appartenente al genere Trichovirus) si conosce ancora poco della epidemiologia e dei meccanismi di infezione per poter mettere a punto una efficace strategia di lotta.

I sintomi compaiono dopo il germogliamento e sono essenzialmente rappresentati da maculature clorotiche, deformazioni fogliari e bollosità, un ridotto vigore delle piante colpite accompagnato da internodi corti e affastellati (che rendono le piante colpite di aspetto “cespuglioso”) e – per quanto riguarda l’impatto sulla produzione – acini piccoli e meno grappoli, situazione che può causare anche il dimezzamento della resa.

A complicare tuttavia l’individuazione delle piante colpite è anche la presenza di infezioni GPGV latenti, su ceppi asintomatici, apparentemente sani, circostanza che non consente la rapida applicazione di misure preventive e fitosanitarie e che incentiva quindi la diffusione della malattia. Così come, nel corso della stagione vegetativa, i sintomi possono regredire consentendo alle piante colpite di riprendere a vegetare normalmente. Tra l’altro, oltre a rendere difficoltosa l’individuazione dell’agente causale i sintomi (spesso associati a tripidi, danni da acari, carenze di boro e fitoplasmi) hanno talvolta indotto a sottovalutare le infezioni.

Diffusione e segnalazioni

Il GPGV, isolato nel 2012 su Pinot Grigio (Giampetruzzi et al., 2012) (1), è stato segnalato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Emilia Romagna, per lo più su altre varietà a bacca bianca quali, oltre il Pinot Grigio, Traminer, Glera e Tocai friulano.

Per quanto riguarda i monitoraggi, il bollettino fitosanitario della Regione Veneto ha segnalato la presenza nell’ultimo biennio di GPGV così come l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) della Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine e con i tecnici dei Consorzi Doc, ha monitorato la base produttiva regionale rilevando una presenza diffusa di GPGV (sia nei vigneti in produzione che negli impianti di piante madri di marze e portinnesti), anche in piante asintomatiche.

Così come il Grapevine Pinot Gris Virus (GPGV) è stato recentemente segnalato in Puglia (M. Morelli et al., 2014) (2) e all’estero in Grecia, Slovenia (G.P. Martelli, 2014) (3), Repubblica Ceca e Slovacchia (M. Glasa et al., 2014) (4) e più recentemente anche in Francia (M. Beuve et al., 2015) (5).

Quali strumenti e considerazioni

Come per le altre malattie virali, anche nel caso del GPGV non esistono prodotti chimici curativi e, pertanto, la strategia di lotta deve affidarsi a strumenti di prevenzione, essenzialmente basati sull’uso di materiale di propagazione virus-esente e sull’eliminazione delle piante infette.

Allo stato attuale tra l’altro, non conoscendo il vettore, non è possibile controllare in maniera mirata le popolazioni mediante l’applicazione di misure agronomiche o con il controllo chimico e di conseguenza risulta particolarmente difficile il mettere a punto strategie di lotta più efficaci, in grado di controllare e contenere la diffusione della malattia.

Per quanto riguarda i metodi di diagnosi, al momento non sono disponibili anticorpi utili per l’applicazione della tecnica ELISA e ad oggi la biologia molecolare risulta lo strumento utilizzabile – anche mediante la recente messa a punto di kit diagnostici – per l’identificazione del GPGV.

Sarà anche importante implementare i protocolli di certificazione virus-esente così da poter contenere, in fase di nuovo impianto, la virosi, e valutare nel contempo anche la suscettibilità di cultivar e portainnesti; così come, allo stesso modo, è fondamentale curare una rete di monitoraggio in grado di registrare il comportamento, lo sviluppo e l’epidemiologia del GPGV virus.


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