Speciale Melo –

Gli aspetti produtti

Il futuro della melicoltura italiana legato all’internazionalizzazione del settore

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Gli aspetti produttivi della stagione 2012/2013, riportati nella tabella 1, sono sintetizzati attraverso i dati consuntivi del biennio 2011-12 e le previsioni per la stagione 2013. La stagione 2012/2013 si è sviluppata in un contesto nel complesso favorevole. La produzione comunitaria è stata rivista al rialzo rispetto alle prime informazioni, ma il volume di mele disponibili era comunque ridotto rispetto al potenziale comunitario. Il freddo della primavera 2012 ha fortemente inciso sulla disponibilità di frutti in alcuni Paesi dell’Europa dell’Ovest, in particolare in Francia, Austria, Belgio ed Olanda. L’Italia è stata interessata da questo fattore, ma tutto sommato la riduzione di produzione non è stata così marcata come in altri Paesi. Le vendite hanno rispettato la programmazione che tutte le Organizzazioni hanno fatto ad inizio campagna e la stagione si è conclusa verso luglio in crescendo. Ad agosto 2013 le scorte erano esaurite, la presenza sul mercato di mele provenienti dall’Emisfero Sud era tutto sommato scarsa e le prime varietà del raccolto 2013, in ritardo di circa 10 – 12 giorni rispetto alle annate precedenti, hanno potuto beneficiare di un mercato tutto sommato libero. Ancora una volta si conferma, quindi, come il ruolo delle Organizzazioni di produttori sia determinante.

Produzione 2013 e prospettive commerciali

 L’Europa Le previsioni di produzione 2013 nel bacino comunitario (Tab. 1) a fine settembre, comprensive della Croazia ultima entrata, si posizionano leggermente oltre 10.800.000 t, con un aumento del 7,2% rispetto al consuntivo 2012. Tutti i Paesi che avevano sofferto una marcata riduzione di produzione nel 2012 hanno potuto recuperare, fatta eccezione per Austria, Belgio, Grecia ed, in particolare, la Germania, che in controtendenza segnala una diminuzione del 17% sul 2012. La qualità, in generale, viene segnalata buona, pur confermandosi un po’ dovunque un livello superiore di problemi fitosanitari dovuti alla primavera eccezionalmente piovosa ed diversi eventi grandinigeni in alcuni casi anche pesanti. La Polonia prevede un incremento della produzione, ma i fattori fitosanitari e le grandinate orienteranno il volume aggiuntivo di frutti verso il comparto della trasformazione, con una disponibilità di frutti per il mercato fresco che sarà simile al 2012/2013. Lo scenario “commerciale” così illustrato si presenta abbastanza positivo, come peraltro indicano le quotazioni del primo periodo, ma è ragionevole attendersi un prossimo livellamento verso il basso appena tutti i maggiori “player” entreranno nel mercato.
L’Italia
 In Italia la piovosità primaverile ha comportato qualche problema di allegagione, ma tutto sommato l’aumento dell’11% circa rispetto allo scorso anno riporta il Paese vicino al suo standard produttivo normale. In Alto Adige alcune grandinate diffuse hanno impattato più pesantemente che in altre realtà, mentre i temuti problemi di “ticchiolatura”, sia per il lavoro accurato di eliminazione dei frutti danneggiati, sia per l’aiuto del clima secco e caldo dell’estate, sono sostanzialmente rientrati. Si prevede così anche in Italia (Tabb. 2 e 3) una disponibilità di frutti per il mercato fresco superiore solo del 7% rispetto al 2012 ed intermedia tra la stagione 2011 e 2012. Il periodo di fine agosto ed inizio settembre, caratterizzato da marcate escursioni termiche tra notte e giorno, ha favorito una buona colorazione, con lo sviluppo della caratteristica sfaccettatura rosata nelle aree collinari, con una qualità che si preannuncia generalmente molto buona. I timori relativi ai calibri, influenzati dal caldo estivo, sono parzialmente rientrati, in particolare per le aree collinari che stanno entrando a fine settembre nel cuore della raccolta con la varietà Golden Delicious. Sulla base dei dati fin qui illustrati e le evidenze di inizio stagione, si può dire in estrema sintesi che l’annata si preannuncia tutto sommato orientata positivamente, anche se non nei termini suggeriti dall’inizio stagione e certamente meno marcata rispetto a quella precedente.

Cosa accade nel Mondo

Il sistema mondiale (Tab. 4) pare lontano, ma le dinamiche globali impattano in maniera sempre più sentita anche sulle aziende nazionali. L’Ucraina incrementa ulteriormente il volume di produzione, mentre la Russia pare avere sofferto fattori sfavorevoli in primavera e prevede una contrazione del 14% sul 2012. Negli Stati Uniti le aree del Midwest e dell’Est, pesantemente toccate dalle gelate primaverili del 2012, recuperano il loro pieno potenziale produttivo. Gli USA superano così il loro record storico di produzione dell’ultimo decennio. Gli altri Paesi dell’Emisfero Nord, ed in particolare Canada e Messico, seguono le medesime dinamiche degli Stati Uniti, con un aumento rispettivamente del 56 e del 47%. Importante il ruolo emergente della Turchia, anche in prospettiva di una sua entrata nella Ue. La Cina, il più grande Paese produttore di mele al mondo, potrebbe leggermente diminuire la disponibilità di frutti (- 3%), ma i dati di questo grande paese sono solamente tendenziali. In sostanza, pur con la incertezza che caratterizza certe aree e Pesi, la disponibilità di mele nel mondo per l’anno 2012 potrebbe aumentare di circa un 2%.

II ruolo dell’Emisfero Sud

 Tra le dinamiche internazionali, le importazioni in Europa di mele dai Paesi dell’emisfero australe rappresenta uno dei fattori che possono influenzare l’andamento della campagna commerciale, giocando un ruolo importante dal mese di marzo in poi. Nel corso degli ultimi anni i volumi importati fino a fine agosto si sono costantemente ridotti fino al 2012. La stagione 2013 è stata in controtendenza, ma la ragione va trovata nella minore disponibilità di mele e è più generalmente di frutta nella primavera 2013, con condizioni di mercato attraenti e tutto sommato anche compatibili con una maggiore presenza di mele di origine australe. L’annata 2012/2013 e le dinamiche brevemente descritte fanno intuire come lo scambio di informazioni veritiere riguardo alla situazione di mercato nella Comunità Europea e nei Paesi americani, così come informazioni aggiornate sulle tendenze e dinamiche di esportazione dall’Emisfero Sud all’Emisfero Nord, siano tutto sommato utili per prendere decisioni commerciali utili a tutti. Il mercato comunitario, se confermerà le aspettative della partenza di stagione, potrebbe quindi confermarsi attrattivo per questi Paesi, ma tale fattore, così come scritto e poi verificatosi nella stagione precedente, non pare sufficiente per incidere effettivamente sulla campagna commerciale 2013/2014.

Internazionalizzazione: l’esempio dell’export di mele e pere in USA

L’Italia ortofrutticola è un Paese con capacità importanti in termini di internazionalizzazione. Il settore delle mele – ma potremmo dire anche pere e kiwi – ha accelerato decisamente nell’ultimo decennio ed è oggi il terzo Pese al mondo per volume di mele commercializzato all’estero. Il dato 2012/2013 non deve trarre in inganno, perché la contrazione è da attribuirsi unicamente alla minore disponibilità di prodotto. Va invece evidenziato come ormai circa metà della produzione nazionale sia destinata all’export e come le mele italiane siano presenti in oltre 90 Paesi nel mondo. I motivi di questa evoluzione sono tutto sommato semplici. Innanzitutto una leggera, ma costante diminuzione di acquisti di ortofrutta e di mele nei tradizionali circuiti sia della distribuzione organizzata che dei mercati tradizionali. Ma anche l’ampliamento della gamma di frutta disponibile costantemente sugli scaffali unitamente ad un trend in crescita della produzione, sono tra i fattori che hanno reso necessaria una maggiore aggressività verso mercati mondiali. Importante è però sottolineare come queste “performance” siano rese possibili solo nei settori ben aggregati, con pochi decisori e forti capacità di organizzazione. In questo contesto si inserisce il progetto di esportazione negli USA, che nel 2013 ha visto uno sforzo importante di Assomela in coordinamento con il Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara per arrivare ad un “piano di lavoro” formalmente condiviso tra le autorità ministeriali nazionali e quelle americane. Il progetto ha richiesto anni di lavoro e nell’estate 2013 ha trovato finalmente i primi risultati concreti, con la firma dell’accordo necessario per stabilire le regole operative. Il progetto nella sua fase operativa, per il Trentino Alto Adige ha coinvolto i Consorzi Melinda, La Trentina, VOG (Marlene) e V.i.P. (Val Venosta), con le varietà Gala, Golden Delicious, Granny Smith e Fuji prodotte in 12 aree verificate, autorizzate dai servizi fitosanitari di Trento e Bolzano e comunicate già a primavera alle autorità americane. La commercializzazione sarà fatta unitariamente attraverso il Consorzio FROM, che trova così nuova linfa per sviluppare il proprio ruolo, dopo gli ottimi risultati sul mercato russo ed i primi approcci al mercato indiano. L’Emilia Romagna, con il coordinamento di CSO, ha visto la partecipazione dei gruppi Agrintesa, Apofruit, Fruit Modena Group, Mazzoni, Patfrut e Salvi con le pere Abate Fétel. L’obiettivo dei produttori per questo primo “test” è rappresentato dal collocamento di un quantitativo limitato di prodotto, che può essere stimato in circa 1.000 t di mele e pere di alta qualità, che saranno messe in vendita in alcune grandi città della fascia Est degli USA, dove risiedono oltre 6.000.000 di cittadini di origine italiana degli oltre 20.000.000 distribuiti in tutti gli USA (Tab. 6). Il progetto consentirà di approfondire le dinamiche e le caratteristiche del mercato e dei consumatori americani per comprenderne eventuali preferenze, per calibrare meglio le prossime spedizioni, valutare i margini di redditività ragionevolmente possibili e pianificare così nel migliore dei modi il futuro delle mele e delle pere italiane in USA. Dall’anno prossimo, se le premesse daranno conforto, il progetto potrà essere esteso ad altri protagonisti ed Assomela e CSO potranno dedicare energie e risorse verso altre aree di mercato oggi precluse o di difficile accesso, come Cina, Tailandia, Messico, Vietnam e progressivamente altri Paesi.

Conclusioni

Anche nel corso del 2013 il vento della crisi economica ha inciso in maniera significativa sulla capacità di spesa dei consumatori italiani. Con riferimento al primo semestre del 2013 rispetto al medesimo periodo del 2012, il monitoraggio consumi degli acquisti rileva una riduzione del 3% in volume per la frutta in generale ed del 4% per le mele in particolare. In una situazione di difficoltà del mercato interno, i produttori di mele hanno orientato sempre maggiori sforzi ai mercati “terzi”, portando nel 2011 e 2012 l’Italia ai vertici dei Paesi esportatori europei con oltre 900.000 t di prodotto esportato. Tra i mercati emergenti il Nord Africa è particolarmente dinamico e positivo per i Consorzi italiani, ma anche la Russia e più generalmente le aree dell’Est Europa rappresentano zone di interesse particolare per prodotti di alta qualità. Ancora una volta bisogna sottolineare il ruolo delle Organizzazioni di Produttori, che hanno contribuito a portare i frutticoltori al centro del sistema. Anche per questo i Consorzi delle mele italiane salutano con favore i segnali tutto sommato positivi che si intravvedono con la conferma dello schema della OCM Ortofrutta e con importanti indicazioni per un miglioramento nella legislazione comunitaria a sostegno della promozione. La revisione del Reg. CE 03/2008 che sostiene progetti di promozione sul mercato interno comunitario, ma anche sui “mercati terzi”, potrebbe portare ad una importante ammissibilità delle indicazioni dei territori di origine e dei marchi delle imprese, fornendo così uno strumento aggiuntivo fondamentale per la “penetrazione” in nuovi mercati. Non si può oggi pensare ad un incoraggiamento all’internazionalizzazione senza un adeguato sostegno nella comunicazione della qualità del prodotto, ma anche del marchio delle imprese che presentano l’offerta. Come in altre occasioni, è utile chiudere questo intervento – che resta necessariamente incompleto – confermando almeno due punti chiave sui quali insistere e lavorare: 
Organizzazione della produzione, intesa come effettiva “centralizzazione decisionale”, che resta il cardine della proposta di lavoro;
Internazionalizzazione e promozione, con la necessità di approcciare i mercati in forma unitaria per trovare e consolidare nuovi sbocchi in grado di “alleggerire” l’offerta a livello comunitario e nazionale attraverso una comunicazione forte, costante ed organizzata della qualità della frutta e dell’impresa che la produce.

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