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Eccesso di formalismo e di controlli rischiano di soffocare la competivitità del settore enologico. Il ministro promette uno stop alla “schiavitù” delle carte

Il ministro De Girolamo: «Basta con la burocrazia in cantina»

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«Il vino italiano non dovrà più camminare con il freno a mano della burocrazia». Parola del ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, che agli enologi italiani ha promesso il suo intervento per «sfoltire le carte». In un messaggio inviato al congresso della categoria, appena concluso ad Alba, il ministro ha assicurato produttori e direttori di cantine: «Farò in modo di aiutarvi moltissimo nella semplificazione delle pratiche e dei controlli, non dovrete essere più sottoposti alla schiavitù delle carte. Lavoreremo insieme per migliorare questo stato di cose».


La burocrazia soffoca e rischia di rallentare un settore in crescita sul fronte dell’export ed è diventato l’incubo degli operatori. Il grido d’allarme era stato lanciato proprio da Asseonologi, la più importante e numerosa associazione di categoria. «Pochi sanno che a tutt’oggi sono circa una ventina gli enti deputati alle verifiche di settore – dice il direttore generale Giuseppe Martelli -. Persino gli uffici comunali dovrebbero verificare tutto: vigneto, abitazione, cantine, acque reflue. Ma molte di queste verifiche sono anche di competenza delle Asl e di numerosi altri enti, tra cui l’Arpa, i Consorzi di tutela, l’ispettorato controllo qualità, i Nas, le Guardie forestali, la Guardia di Finanza. Ma anche i vigili del fuoco, la polizia provinciale. Entità diverse con cui ogni azienda deve colloquiare, discutere, fornire documentazione, con enormi dispendi di tempo, risorse umane e capitali. Entità che quando si svegliano piombano in cantina, magari in periodo di vendemmia, con squadre diverse per verificare le stesse cose. Un direttore di cantina oggi deve dedicare oltre il 20% del suo lavoro ad adempiere agli obblighi burocratici».


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