Il protocollo GHG: Oiv mette ordine nel calcolo della carbon footprint

Verso un protocollo internazionale per il calcolo delle emissioni di gas serra nel settore vitivinicolo


carbon_footprint

La sostenibilità fa leva sulle energie rinnovabili. Le energie rinnovabili stanno però lentamente ma inesorabilmente uscendo dalle cantine e dai vigneti.

Le bioenergie escono dal vigneto?

È l’effetto della mancanza di una politica energetica coerente. E della difficoltà a dare coerenza ad una politica energetica che faccia leva sulle rinnovabili a causa delle forti oscillazioni del prezzo del petrolio. Le vicende internazionali hanno portato infatti il costo del barile a livelli pre-euro. Premiando di fatto chi in questi anni è stato fermo, non ha investito per ridurre i consumi aziendali e non ha intrapreso le difficili strade del fotovoltaico e dell’energia da biomasse, possibile? Progetti come SosTain, Tergeo, Magis e V.i.v.a (valutazione dell’impatto della viticoltura sull’ambiente) hanno fatto leva, negli ultimi anni, proprio sulla riduzione della dipendenza da fonti fossili di energia. Aziende leader come Antinori, Tasca d’Almerita, Masi o Donnafugata sono state tra le prime a convertirsi al fotovoltaico con impianti che arrivano alla produzione di 80 mila KWh di solare. Oggi però sono poche le aziende che investono su questa fonte di energia a causa della fine del regime fiscale agevolato. Castello di Montevibiano vecchio in Umbria è la prima azienda che ha investito su mezzi di locomozione elettrici alimentati da energia solare. In Toscana Salcheto, nell’area di produzione del vino Nobile di Montepulciano, è l’azienda leader per le esperienze di riduzione delle emissioni di CO2. Buona parte dell’energia viene prodotta grazie al riutilizzo dei sarmenti. Sforzi per l’allestimento di filiere di energia da biomassa ottenuta dai residui delle potature del vigneto sono stati sostenuti soprattutto nel Veneto e in Trentino. Un riutilizzo messo già in crisi da tempo dai bassi prezzi di colture erbacee alternative come il mais. Tanto che le vendite delle diverse macchine trinciatrici per condizionamento energetico dei sarmenti, dopo un buon avvio, stentano.

Addio ai certificati verdi

E oggi la già debole filiera dei sarmenti può subire il contraccolpo definitivo con l’avvio del nuovo sistema di tariffe che sostituirà i Certificati Verdi dal 1 gennaio 2016 e che, per effetto del mancato adeguamento delle tariffe incentivanti agli attuali prezzi dell’energia, porterà a una forte penalizzazione soprattutto per le biomasse solide.

Il problema è che la sostenibilità non ha smesso di andare di moda e continua ad essere richiesta nei principali mercati di riferimento, Usa in testa. Carbon e water footprint sono ingredienti base del calcolo della sostenibilità.

L’inventario dei gas serra

Oiv, l’organizzazione internazionale della vigna e del vino, non può naturalmente intervenire sulle politiche di incentivi alle aziende virtuose. Una sua recente risoluzione contribuisce almeno a contrastare un secondo aspetto critico che vanifica i loro sforzi. Ovvero le sovrastime nel calcolo della carbon footprint della produzione vitivinicola. La risoluzione Oiv-Cst 503ab-2015 entra così nel merito del calcolo delle emissioni e dei sequestri di gas a effetto serra in vigneto e in cantina. Un provvedimento che è la prima tappa per lo sviluppo di un Protocollo internazionale per il calcolo delle emissioni di gas serra nel setto re vitivinicolo (Protocollo GHG dell’OIV) che miri a “fornire alle organizzazioni, alle imprese e ad altri soggetti interessati nel settore vitivinicolo un metodo chiaro e coerente per la valutazione completa delle emissioni di GHG associate alle attività d’impresa delle aziende vitivinicole”.

Gli obiettivi specifici del Protocollo GHG dell’OIV sono:

>> aiutare le aziende che operano nel settore vitivinicolo nella preparazione dell’inventario dei GHG, che rappresenta un vero e proprio computo delle loro emissioni, mediante l’uso di approcci e principi standard,

>> semplificare e ridurre i costi per la compilazione di un inventario di GHG,

>> mettere a disposizione del settore informazioni che possano essere utilizzate per la creazione di una strategia efficace per la gestione e la riduzione delle emissioni di GHG,

>> accrescere l’omogeneità e la trasparenza del calcolo dei GHG e la rendicontazione tra le varie aziende e i programmi per i GHG.

Il documento include un inventario delle attività del settore vitivinicolo da considerare identificando i limiti operativi dell’azienda e classificando le emissioni e gli assorbimenti di GHG in base a tre ambiti:

>> Emissioni dirette di gas serra (limiti primari);

>> Servizio energetico acquistato (emissioni di GHG indirette);

>> Emissioni indirette di gas serra, ovvero provenienti da attività che rientrano tra quelle fondamentali dell’azienda, ma che sono state esternalizzate.

La quantificazione deve includere tutte le emissioni e gli assorbimenti di GHG relativi a un processo unitario identificato (per il vino la bottiglia da 0,75 l).

Prima di iniziare la procedura di quantificazione, è necessario eseguire le seguenti valutazioni:

>> Quale processo unitario necessita di una valutazione dettagliata, tenuto conto della rilevanza del contributo atteso?

>> Quali processi possono essere riuniti data la natura simile del loro contributo (ad es. attività di trasporto)?

>> Quale processo unitario potrebbe richiedere di poter contare su dati secondari (raccolta di dati primari impossibile o impraticabile)?

 

carbon_footprint_tab


Pubblica un commento