SCENARIO –

Al centro della 47a edizione di Vinitaly di Verona i principali trend del mercato internazionale.

Il vino fa i conti col buco d’offerta

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Il vino europeo ora fa
i conti con il deficit
dell’offerta. A causa
delle condizioni meteo avverse
ma anche per l’effetto
di decisioni prese in ambito
Ocm (estirpazioni
massicce e stop alla prevista
liberalizzazione dei vigneti)
per il vino europeo,
dopo anni contrassegnati
dallo smaltimento degli
stock e da una gestione
spesso difficile di scorte
in continua crescita, si
apre l’era del «buco» produttivo.

Come certificato dai dati
Oiv, la produzione mondiale
nel 2012 è calata di
oltre il 6 per cento. Un
dato sul quale hanno pesato
i risultati dei due principali
produttori mondiali
Francia (-16,7%) e Italia
(che ha registrato un
-6,3% rispetto a un 2011
che già si era collocato ai
minimi).

Il calo produttivo di
fronte a una tenuta invece
dei consumi mondiali
(+0,57%) ha messo le ali
alle quotazioni. Così le
bottiglie made in Italy hanno
visto l’export crescere
in valore (+6,5%) ma calare
pesantemente in quantità
(i volumi esportati si sono
ridotti dell’8,8%). Un
trend giustificato dal contemporaneo
incremento
dei prezzi delle etichette
esportate che infatti è aumentato
del 16 per cento.
Un «ritocco» che il mercato
internazionale ha solo
in parte assorbito.

Peggio ancora è andata
sul fronte interno dove il
boom delle quotazioni all’origine
(con aumenti
spesso a doppia cifra) si è
tradotto in prezzi più elevati
nella grande distribuzione
del 5,5% che hanno portato
a una flessione nei
consumi sempre nella Gdo
del 3,6 per cento.

Ma al di là dell’impatto
sui prezzi, il nuovo scenario
contrassegnato da
un’offerta scarsa inevitabilmente
finisce al centro
delle critiche in una fase
in cui, nonostante la crisi
economica internazionale,
i consumi mondiali di
vino tengono. Le vendite
a livello globale hanno registrato
un progresso dello
0,57 per cento. Ma con
un andamento molto diverso
nelle differenti
aree. In Europa i consumi
calano in Italia (-1,81%),
in Spagna (-6%) e nel Regno
Unito (-2,6%) ma aumentano
addirittura del
3,2% in Francia e dell’
1,5% in Germania. Fuori
dall’Europa le vendite
di vino crescono del 2%
negli Usa, del 2,5% in
Sud Africa e di ben il 9%
in Cina che con 17 milioni
di ettolitri ha cominciato
a consumare non più e
non solo vino d’importazione
ma anche bottiglie
prodotte in «casa».

Insomma mentre i consumi
di vino moderatamente
ma in modo costante
continuano a crescere i
principali paesi produttori
(Italia e Francia) rischiano
di non avere più vino per
rispondere alla nuova domanda.

E questo non può non
riaprire la discussione innanzitutto
sulle scelte di
politica agricola. Sotto accusa
è la campagna di «rottamazione
» dei vigneti.

Nell’ultimo triennio sono
stati estirpati in Europa
con premio Ue circa
175mila ettari di vigneto
ai quali vanno aggiunti oltre
100mila ettari abbandonati
senza contributo comunitario.
Complessivamente
e nel giro di pochi
anni sono andati «in fumo
» oltre 280mila ettari
pari a circa l’8% delle superfici
vitate impiantate in
Europa.

Contemporaneamente e
dopo il lavoro del Gruppo
di Alto livello varato dal
Commissario Ue all’Agricoltura,
Dacian Ciolos, si
è avviata su un binario
morto la prevista liberalizzazione
dei vigneti che, secondo
quanto previsto dalla
riforma dell’Ocm del
2008, sarebbe dovuta scattare
dal 2015 o massimo
dal 2018. Ancora non è
chiaro se il sistema dei diritti
di impianto cederà il
posto a un meccanismo di
autorizzazioni all’impianto
e quando questo passaggio
di consegne avverrà.

Ciò che invece appare assodato
è che continuerà ad
esserci in Europa un sistema
di gestione dell’offerta
e che pertanto la produzione
di vino Ue, nonostante
l’aumento dei consumi nel
resto del mondo, a breve
non aumenterà.

Un aspetto che, come
accennato, non ha mancato
di sollevare critiche.

Qualcuno, forse fuori tempo
massimo, ha bollato come
«frettoloso» lo stop alla
liberalizzazione dei vigneti.
Qualcun altro ha invece
criticato la corsa alle
estirpazioni che è stata guidata
esclusivamente dal timore
di registrare nuovi
surplus produttivi all’indomani
della cancellazione
del paracadute delle distillazioni.
Di fatto, in entrambi
i casi le decisioni sono
già state assunte ed è con
questo nuovo scenario produttivo
che bisognerà fare
i conti. Difficile, molto difficile,
immaginare spazi
per tornare indietro.

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