VINITALY 2014 –

Edizione da record, con il successo delle rassegna dell’internazionale e del bio

Il vino soffre di malaburocrazia

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«Il vino è la metafora di quello che può essere l’Italia» (Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole). “Il vino è un settore che è cresciuto, tanto, per i fatti suoi” (Ettore Riello, presidente VeronaFiere). “Il vino è un prodotto da difendere con compattezza dalle imitazioni sui mercati internazionali e dalle liberalizzazioni selvagge sui banchi delle istituzioni comunitarie” (Paolo De Castro, presidente Commissione agricoltura dell’Europarlamento). “Il vino può dare una grossa mano per contrastare la crisi dell’occupazione” (Giuliano Poletti, ministro del Welfare). “Il vino è, nell’agroalimentare italiano, il settore meno esposto alla “grande” contraffazione” (Giancarlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità Coldiretti).

Il ruolo dell’innovazione

Il vino è soprattutto Vinitaly, una kermesse cresciuta esponenzialmente e che nell’edizione 2014 ha superato il record dei 100mila m2 di esposizione per dare voce alle mille facce di un prodotto che, grazie all’innovazione, continua a crescere nella qualità e a differenziare la gamma. «La tradizione, da sola, non migliora la qualità – nota Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi – non elimina i difetti, non crea nuovi mercati e nuovi motivi di acquisto».

Le innovazioni della 48a edizione della fiera veronese sono state le due nuove sezioni di Vininternational (v. riquadro) e di Vinitalybio. E le due chiavi dell’internazionalizzazione e della sostenibilità hanno portato bene al Vinitaly, che ha ricevuto dal ministro Martina l’incarico per la realizzazione del Padiglione vino all’Expo Milano 2015 (all’interno del padiglione Italia). Duemila m2 per i quali è già previsto un investimento di otto milioni di euro. «Il padiglione – spiega Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e del comitato scientifico incaricato di riempire l’Expo del vino di contenuti – dovrà anche raccontare il ruolo fondamentale che scienza e ricerca hanno nel miglioramento costante del vino e nella scoperta e valorizzazione di nuove aree produttive».

Meno rame

Innovazione che fa bene anche al vino bio consentendo di affrontare le sfide dei mercati internazionali. «In trenta anni – spiega Ivo Nardi, titolare di Perlage nel corso del convegno organizzato da Federbio – siamo passati da 25 kg/ha di rame ai circa 150 g per trattamenti distribuiti oggi». Un’evoluzione che ha consentito all’azienda trevigiana, uno degli 80 espositori che hanno affollato per la prima volta gli spazi dedicati di Vinitalybio – di ottenere la rigida certificazione Biosuisse incrementando così le vendite nel mercato svizzero. In Inghilterra invece la chiave di crescita è stato l’ottenimento della certificazione Brc, in Cina ed estremo oriente ha funzionato l’adozione di un nuovo look completamente bianco per le bottiglie di prosecco bio. Solo negli Usa diventa difficile ottenere la certificazione secondo gli standard bio locali, che prevedono zero aggiunte di solfiti durante la vinificazione (partita ancora aperta in Europa con la prossima revisione del Reg. 203/2012). La chiave della svolta di Perlage in tutti i mercati (il fatturato è aumentato del 50% negli ultimi 4 anni) è stata comunque la crescita di una qualità ormai del tutto comparabile con quella del prodotto convenzionale che ha consentito l’entrata nei canali della gdo tradizionale (il canale specializzato impone margini più risicati). Un’evoluzione che non ha risparmiato per fortuna anche il nostro paese: nel 2013 secondo i dati Iri il bio è stato l’unico settore in crescita (+4%) all’interno di un comparto come il vino, in flessione sul fronte del mercato interno (-6,5%). Una tendenza positiva che fa ben sperare per il futuro di un settore giovane (il 65% dei titolari di cantine bio ha meno di 50 anni, contro il 14% del convenzionale, secondo i dati presentati da Roberto Pinton di Federbio).

Denominazioni evocative

Un dinamismo che non risparmia il comparto delle denominazioni d’origine. Con il Pignoletto dei colli bolognesi, una delle referenze più cresciute negli ultimi anni nel mercato nazionale, che si trova alla vigilia di una rivoluzione di stampo “prosecchiano” che porterà l’area di produzione ad espandersi a ovest fino a Modena e a est fino a Faenza. E ulteriori evoluzioni sono attese anche nel Lazio, la regione che ha più sofferto negli ultimi anni per gli effetti della crisi del mercato nazionale. Elisabetta Angiuli è la dinamica enologa di Torreimpietra, l’azienda con sede nell’omonimo castello vicino a Fiumicino (Roma), 150 ettari tutti bio. Protagonista nel 2011 della nascita dell’Igt Costa Etrusco-Romana. Ma il percorso di avvicinamento dalla Doc Tarquinia alla capitale non era evidentemente ancora concluso. La novità della vendemmia 2013 è infatti l’esordio dell’evocativa “Doc Roma” che comprende tutte le aree a denominazione della Provincia. Con questa indicazione d’origine Angiuli ha sviluppato un nuovo blend di Montepulciano, Cesanese e Sangiovese. Un rosso fresco e vivace che riscuote successo tra i buyer internazionali.

Le note dolenti hanno invece riguardato i temi dell’italian sounding e della contraffazione sui mercati mondiali, dell’eccessiva burocrazia e del calo del mercato interno.

La cantina degli orrori

Con la Coldiretti che, per la sua tradizionale “cantina degli orrori”, ha pescato un “Bordolino”, versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore, un Barbera bianco prodotto in Romania, il Chianti fatto in California, e un “secco” prodotto in Argentina. Tentativi d’imitazione a cui, nel mercato dell’Ue, i consorzi possono fare fronte, ricorda De Castro, con maggiore efficacia grazie alla nuova disposizione normativa che consente di chiedere il ritiro dei prodotti irregolari ex-ufficio. Sul fronte internazionale occorre invece fare leva sugli accordi bilaterali, ma Martina ricorda come sul negoziato in corso tra Usa e Ue penda proprio la richiesta fatta dal Senato americano al presidente Obama di opporsi alle richieste europee sul tema dei “prodotti geografici”. Maggiori sono invece i margini di manovra del Ministro sul fronte della mala burocrazia, con l’impegno a ridurre i tempi medi di fermo in dogana (19 giorni in Italia, 9 in Francia, 6 in Usa) che penalizzano il nostro export. L’”esperimento” di “depenalizzare” le infrazioni minori rilevate in cantina, per le quali scatterebbe solo una diffida. E soprattutto la “mezza promessa” di istituire il registro unico dei controlli e dare così un taglio ai 70 adempimenti amministrativi che occorrono oggi alle aziende per arrivare dal vigneto al mercato. Una risposta alle richieste di semplificazione formulate dalla filiera anche attraverso la proposta del Testo Unico del vino.

Un mostro a più teste

La burocrazia è però un “mostro” con molte teste. Superato un fronte se ne propone subito un altro: quello delle autorizzazioni d’impianto e del rebus dei diritti non utilizzati. L’Italia ha intenzione di prorogare fino al 2020 la possibilità di commercializzare questi titoli, che in alcune regioni arrivano al 30-40% del totale. Il Commissario Dacian Ciolos vuole trasformarli in autorizzazioni, bloccandone la vendita e facendone crollare il valore a partire dal 2016. Una clausola che potrebbe ricomparire nei regolamenti applicativi dell’Ocm unica. «Il regime dei diritti di impianto – afferma il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – resta per Agrinsieme lo strumento migliore, mentre il nuovo sistema basato sulle autorizzazioni potrebbe risultare particolarmente critico per l’equilibrio economico del settore». Il divieto di trasferire le autorizzazioni, benché gratuite, sarebbe limitativo rispetto alla crescita delle aziende più dinamiche e causa di pregiudizio economico. Potrebbe anche provocare ai produttori risvolti negativi sul piano fiscale e finanziario. «È necessario – ha aggiunto Guidi – che i nuovi criteri riaffermino l’importanza di valorizzare l’impegno economico di progetti di ampliamento aziendale, principio che funziona sia per le piccole, sia per le grandi imprese».

Oltre alla proroga al 2020 della validità dei titoli ora in portafoglio (ogni Paese europeo può posticipare dal 2016 al 2020), Agrinsieme ha sollecitato Bruxelles a chiarire che questi titoli possono essere trasferiti fino alla scadenza della riforma Pac per garantire un passaggio più graduale al nuovo modello di gestione. 

Nel corso dell’inaugurazione per i risultati del Concorso enologico internazionale (su circa 2.600 etichette presentate), a fianco dei colossi Cavit e Cantina Due Palme, il Vinitaly ha premiato anche il passito Sensazioni d’Inverno dell’azienda Terzoni di Bacedasco (Pc). Enologo dell’azienda di famiglia è Marco Terzoni, collaboratore delle testate Edagricole e curatore di alcuni servizi sull’innovazione sulla rivista Vignevini, innovazioni che evidentemente applica anche in azienda.

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