Fuori dalla crisi alla ricerca del valore aggiunto. Le ricette per cereali e ortofrutta –

C’è una luce in fondo al tunnel della crisi: i prezzi risaliranno nel giro di due anni e migliorerà la situazione dell’agricoltura. «A patto che non intervengano eventi particolari a modificare lo scenario attuale». Lo promette Angelo Frascarelli, docente di economia e politica agraria presso la facoltà di Perugia. Alla preoccupazione diffusa che rimbalza dai campi risponde citando Vaciago: «Crisi vuol dire che c’è un mondo che cambia: un mondo vecchio che va a casa e uno nuovo che arriva».

Imprenditorialità. Strada in salita per la competitività

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C’è una luce in fondo al tunnel della crisi: i prezzi risaliranno nel giro di due anni e migliorerà la situazione dell’agricoltura. «A patto che non intervengano eventi particolari a modificare lo scenario attuale».

Lo promette Angelo Frascarelli, docente di economia e politica agraria presso la facoltà di Perugia. Alla preoccupazione diffusa che rimbalza dai campi risponde citando Vaciago: «Crisi vuol dire che c’è un mondo che cambia: un mondo vecchio che va a casa e uno nuovo che arriva».

Dunque all’imprenditore agricolo non basterà attendere il ritorno di buoni prezzi, ma dovrà «accettare l’obiettivo della competitività». E cambiare.

Ma la ricetta non è univoca nè così semplice come ha dimostrato il V convegno organizzato dalla società GowanItalia sulle prospettive delle produzioni agroalimentari. «L’imprenditore agricolo, se tale intende essere, deve perseguire tre obiettivi basilari per il successo dell’impresa: programmazione, organizzazione e marketing» secondo Dante Zauli, direttore generale di Gowan Italia.

Frascarelli fissa il punto di partenza: un 2009 sfregiato da una crisi impietosa con pochissime eccezioni.
Di fatto, i prezzi delle commodity sarebbero crollati ugualmente, ma la crisi ha aggravato la situazione accentuando «i problemi congiunturali e strutturali del settore primario». Dunque la diminuzione dei fatturati e dei redditi (-25% nel 2009) vi sarebbe stata comunque. Con caratteristiche peraltro ben diverse dal default in campo industriale: in cinque semestri di recessione l’agricoltura ha visto un crollo dei prezzi, ma la produzione ha perso solo il 2,7% mentre nell’industria la produzione è crollata (-30% e -50% gli ordini).

Dunque se parliamo di cereali le avvisaglie c’erano tutte: dalla produzione abbondante a livello mondiale agli stock in aumento sommati ai riporti dell’anno precedente (nel 2008 la produzione ha superato la domanda). Mentre l’aumento dei consumi in Cina e India è stato sovrastimato: «Esiste, ma solo in parte. Ha tuttora un andamento lineare negli anni anche se appare inarrestabile».

Ma la crisi 2009 ha colpito anche in modo differenziato: «Soffrono di più le aziende strutturate di medie e medio-grandi dimensioni e monoprodotto; vanno relativamente meglio le imprese familiari pluriattive. Dunque la diversificazione delle attività migliora il flusso di cassa e rende più elastica l’impresa permettendo una compensazione interna». Un esempio: resiste meglio l’azienda frutticolo-zootecnica piuttosto che l’azienda frutticola specializzata».

E arriviamo infine alla ricetta di Frascarelli per l’imprenditore: accettare l’obiettivo della competitività («le vecchie politiche di mercato sono superate e inattuabili nel futuro»; sostenibità (Psr, art.68, agroenergie) «che sarà sempre più finanziata dalla Pac»; dare valore aggiunto alle produzioni («occorre uscire dalla logica delle commodity»; diversificazione (dall’agriturismo a nuove attività in azienda sino alla gestione della natura) e infine costruire «reti di imprese perché l’imprenditore isolato non ha futuro ». E sottolinea più volte che, in attesa il vento giri, diventare più competitivi implica anche imparare a fare i conti. Ma la risorsa più importante è «il fattore umano» (come nella spy story di Graham Greeene).

Ma a raffreddare gli animi sulle opportunità imprenditoriali per gli agricoltori, almeno nel settore cerealicolo, arriva il trader Stefano Serra. Punta il dito sui costi di produzione italiani: «Sono più elevati e sarà difficile ridurli». Ci ricorda che siamo piccoli: «Quando parliamo di omogeneità, il lotto minimo dev’essere di almeno 1000 tonnellate e per produrle ci vuole un’azienda di 150-200 ettari oltre a stoccatori capaci di subentrare ad attori internazionali». La situazione dei mercati l’ha appena descritta sugli ultimi numeri della nostra rivista, ma fa una battuta sulla proposta di un mercato future per il duro «Esistono grosse concentrazioni di operatori internazionali: se entrassero sulle Borse di Bologna o Milano potrebbero avere effetti devastanti».

Bilancio amaro anche per la frutta: «Pesche e nettarine prodotte in Emilia-Romagna verranno liquidate a 20-25 centesimi, un prezzo ampiamente al di sotto dei costi di produzione che viaggiano sui 40 centesimi» spiega Pier Giorgio Lenzarini, vicepresidente di Fedagri. Anche per l’ortofrutta il copione si ripete con un crollo dei prezzi a produzioni europee più omeno in linea con gli ultimi anni (+3,1% sul 2008; -3,5% sul 2005). Anche qui, ai problemi strutturali si sono sommati quelli contingenti: una produzione organizzata solo in parte , ma venduta al 70-80% alla gdo europea.

La crisi economica all’Est, Russia in particolare, dov’erano stati intrecciati buoni rapporti, non ha certamente aiutato. Sino a ieri era un mercato sicuro, oggi con l’arrivo dei problemi di liquidità, le assicurazioni hanno ridotto le coperture su determinati clienti: «Significa vendere senza la certezza di essere pagati» prosegue Lenzarini.

Ma esportare è la nostra “vocazione” (oltre il 50% della produzione ortofrutticola): in alternativa possiamo solo ridurre la produzione.

Manca nel frattempo un catasto europeo delle produzioni per sapere che prodotto arriverà sul mercato, all’inizio e durante la campagna. Secondo, la riconversione varietale: «è impensabile che i consumatori continuino ad accettare il 30% di rosso e il 70% di verde. Dobbiamo sostituire le varietà, non ampliare le superfici». L’interprofessione, poi, dovrebbe avere la forza di varare decreti erga omnes e andrebbero migliorati gli strumenti per gestire le crisi di mercato (più flessibilità sui ritiri, meno burocrazia per le destinazioni energetiche o non alimentari); le assicurazioni sul credito quest’anno sono già state attivate in Francia e Spagna, da noi no. Infine rapporti più trasparenti ed equi con la gdo: «noi dobbiamo migliorare il prodotto, loro non devono uccidere le promozioni con altre promozioni».

Ma i prezzi di pesche e nettarine si risolleveranno? Lenzarini assicura: « Basterebbe una produzione leggermente inferiore, un 5% tolto dal mercato. A un patto, che lo facessero tutti».


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