Orticoltura Speciale –

La gestione fisica delle erbe avventizie in orticoltura è una prospettiva concretaper la tutela dell’ambiente e la salute degli operatori e dei consumatori

INFESTANTI, COME CONTROLLARLE

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L’orticoltore che voglia impostare una corretta gestione non chimica delle erbe infestanti può fare ricorso a un ampio ventaglio di tecniche preventive, indirette e dirette. Il ritorno al controllo delle malerbe con mezzi esclusivamente fisici, in chiave moderna, nasce dal crescente interesse degli agricoltori per la produzione di ortaggi e verdure seguendo i criteri dell’agricoltura biologica ed ecocompatibile, alla ricerca di forme sostenibili di gestione del territorio e delle attività agricole, allo scopo di valorizzare aree marginali e colture tipiche, nonché nell’auspicio, grazie anche al passaggio alla filiera corta e spesso anche alla vendita diretta, di garantirsi migliori livelli di redditività e, nel contempo, di aumentare la sicurezza alimentare e ambientale. Un riavvicinamento che trova spiegazione nel crescente timore dei consumatori di incorrere in prodotti agricoli, e in particolare ortaggi, verdure e frutta, contenenti residui di prodotti chimici di sintesi (fra i quali i diserbanti), come dimostra l’aumento della richiesta di prodotti agricoli biologici e controllati dal punto di vista sanitario.

L’impegno della ricerca
 
«Questi cambiamenti, sia nell’approccio alla gestione agronomica delle colture sia nelle abitudini dei consumatori, hanno spinto gruppi di ricerca europei a studiare e mettere a punto valide alternative all’impiego dei prodotti chimici di sintesi e, fra questi, dei diserbanti – afferma Biagio Bianchi, docente di Macchine e impianti per le industrie alimentari e di Sicurezza sul lavoro e ambientale all’Università di Bari –. In Italia un notevole contributo scientifico e applicativo in tale direzione è stato fornito dall’Università di Pisa: Dipartimento di Agronomia e gestione dell’agroecosistema – Sezione di Meccanica agraria e meccanizzazione agricola, Centro interdipartimentale di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi”, e in particolare dal coordinatore dei principali progetti di ricerca relativi a tali tematiche, Andrea Peruzzi, docente di Meccanica agraria e meccanizzazione agricola nella stessa Università. Un contributo volto a sollevare gli agricoltori biologici e/o impegnati dal punto di vista ambientale dalla necessità di dover far fronte a elevati e onerosi impieghi di manodopera, per gli interventi manuali, spesso inevitabili per eliminare le erbe infestanti». Bianchi sottolinea che le ricerche di Peruzzi sono orientate verso una corretta e sostenibile gestione non chimica delle erbe infestanti, prevedendo «un approccio “olistico”, che prende in considerazione, nel loro insieme, tutte le componenti dell’agroecosistema e i metodi utilizzabili per il controllo della flora infestante. È infatti necessario tener presenti tutti gli aspetti che possono, direttamente o indirettamente, influire sulla dinamica della flora spontanea (avvicendamento colturale, lavorazione principale e secondaria del terreno, epoca di semina, scelta di varietà competitive, densità e disposizione spaziale della coltura, ecc.). Conseguenza di tale approccio è che, per impostare una corretta strategia operativa, è necessario utilizzare metodi preventivi, indiretti e diretti di controllo fisico delle infestanti. In particolare, nell’ambito dei metodi diretti, attualmente sono disponibili mezzi fisici che consentono un efficace controllo delle erbe infestanti anche sulla fila della coltura, aspetto che ha rappresentato per molto tempo il grosso limite delle attrezzature di questo tipo».

Metodi preventivi

In un contesto colturale a basso impatto ambientale, il controllo della flora spontanea deve essere condotto cercando innanzitutto di ridurre quanto più possibile il numero di semi vitali presenti nel terreno e, quindi, le emergenze indesiderate di erbe avventizie durante il ciclo colturale. Metodi preventivi che sono risultati efficaci, specifica Bianchi, sono, fra gli altri, l’avvicendamento colturale, la lavorazione del terreno, l’impiego di colture di copertura. Particolarmente efficace è risultata la falsa semina, la cui finalità è ridurre in modo consistente il numero di semi di infestanti germinabili presenti nel terreno. «Questa tecnica prevede diversi interventi: una lavorazione del terreno realizzata, prima della semina o del trapianto della coltura, a profondità molto ridotta, per rompere l’eventuale crosta superficiale, “finire” il letto di semina e interrompere la risalita capillare dell’acqua, creando così le condizioni ideali per la germinazione dei semi delle malerbe presenti nei primi centimetri di suolo; un secondo passaggio, dopo l’emergenza delle avventizie nel giro di una-due settimane, con una macchina operatrice per il controllo fisico volto all’eliminazione totale delle piantine emerse; eventualmente, la falsa semina può essere ripetuta più volte, ove sia operativamente possibile e conforme alle esigenze colturali, se le condizioni climatiche lo permettono e l’epoca di semina non viene troppo ritardata». Per effettuare la falsa semina è possibile utilizzare tutte le macchine per la lavorazione secondaria del terreno. «Sono però preferibili l’erpice strigliatore (costituito da telaietti dotati di denti flessibili in acciaio speciale, la cui aggressività varia con il grado d’inclinazione degli utensili rispetto alla normale al terreno), il rompicrosta (con dischi uncinati in ghisa posti in coppia su telaietti semplici articolati sul telaio portante) e l’erpice a dischi attivi, brevettato dall’Università di Pisa, che consente un elevato affinamento del terreno e un’ottima separazione delle radici di plantule infestanti, impedendo così fenomeni di “riaffrancamento”, grazie alla presenza di dischi a spuntoni, posti anteriormente e rulli a gabbia collocati posteriormente. Oltre alla falsa semina è opportuno, soprattutto su ortive poco competitive, compiere uno o più interventi di pirodiserbo, in pre-semina o in pre-emergenza: una delle attrezzature più innovative è quella progettata e costruita dall’Università di Pisa, equipaggiata con bruciatori a fiamma libera a bacchetta e scambiatore di calore che sfrutta i gas di scarico per mantenere sufficientemente alta la temperatura dei serbatoi di Gpl, consentendo quindi di operare anche a pressioni di esercizio elevate per tempi di lavoro prolungati».
 
Metodi indiretti

La finalità dei metodi colturali o indiretti, spiega Bianchi, è rendere la coltura in campo più competitiva rispetto alle erbe avventizie, cioè renderla capace di rispettare standard elevati relativamente ad alcuni parametri morfologici e fisiologici, come la velocità di emergenza, lo sviluppo delle radici, l’altezza, la copertura del terreno, l’indice di area fogliare e la naturale tendenza ad accestire e ramificare. «Per migliorare la capacità competitiva della coltura l’agricoltore può agire su diverse variabili: la scelta delle specie e/o della varietà, la qualità del seme, la dose di seme, la tipologia (trapianto o semina) e la densità di impianto, la disposizione spaziale della coltura, la profondità di semina e la fertilizzazione. Infatti, pratiche possibili per fornire un vantaggio sensibile alle piante coltivate sono le seguenti: la scelta di specie e varietà più competitive, l’adozione del trapianto anziché della semina, il ritardo dell’impianto della coltura, la modifica della densità e della disposizione spaziale affinché le macchine per il controllo fisico esplichino un lavoro più efficiente, il ricorso a consociazioni, fertilizzazioni in banda».
 
Metodi diretti

Per il controllo diretto delle erbe infestanti, osserva Bianchi, le ricerche effettuate nell’ambito dei progetti di ricerca coordinati dal professor Peruzzi hanno sperimentato e ottimizzato i mezzi di tipo fisico: sia meccanici, che si basano sulla rimozione delle malerbe mediante utensili che operano una lavorazione del terreno, sia termici, che eliminano le infestanti causando loro uno shock termico con l’impiego di vari mezzi come la fiamma libera, i raggi infrarossi, il vapore e l’acqua calda. «Alcune macchine utilizzabili per la semina diretta sono volte essere impiegate in post-emergenza o post-trapianto, in tutta la superficie su colture tolleranti, come l’erpice strigliatore sul fagiolino o il pirodiserbo sull’aglio. Tuttavia, attualmente sono disponibili sul mercato numerose macchine operatrici capaci di effettuare un efficace controllo fisico delle erbe infestanti nell’interfila della coltura: i comuni coltivatori, le ordinarie sarchiatrici (dotate di varie tipologie di ancore (rigide o vibranti), provviste a loro volta di lame di diversa forma (a zampa d’oca, diritte, a “L” o di altro tipo), le molto diffuse multifrese (sarchiatrici azionate dalla presa di potenza con organi simili a quelli di una zappatrice rotativa o di un erpice rotante), operatrici più specifiche, ma meno utilizzate, come le spazzolatrici rotative, i coltivatori rotativi e altri. Anche l’erpice a dischi attivi, sviluppato dall’Università di Pisa, può essere utilizzato come sarchiatrice, poiché è possibile far operare gli utensili soltanto nell’interfila, rimuovendone alcuni e posizionando ad hoc i rimanenti». Tutte queste macchine, conclude Bianchi, sono equipaggiabili con sistemi di guida di precisione, manuali o elettronici, che permettono di operare con maggiore velocità e accuratezza e soprattutto riducono il rischio di danneggiare la coltura. «L’Università di Pisa ha sviluppato una sarchiatrice dotata di un sistema di guida di precisione manuale che, oltre ai classici organi rigidi che lavorano il terreno fra le file, è dotata anche di utensili elastici in grado di agire in maniera selettiva sulla fila della coltura. Come l’Università di Pisa, altri gruppi di ricerca europei stanno lavorando per mettere a punto prototipi, a basso e alto contenuto tecnologico, per realizzare un efficace controllo fisico selettivo delle erbe avventizie in corrispondenza della fila della coltura, sempre più efficaci e fruibili sia da parte degli agricoltori sia dei costruttori di macchine».

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