In crescita la plv: +1,8% nel 2010. E i consumi del fresh cut non si arrestano: +7,8% –

Nei dati più

Insalate: Aumenta il valore. Tira la IV gamma

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Nei dati più recenti la tendenza al consolidamento e alla stabilizzazione del comparto delle insalate trova una conferma che, anzi, sembra accompagnata da uno spunto alla crescita che non si riscontra nell’insieme delle produzioni vegetali, comprese quelle orticole. Le indicazioni relative ai primi sette mesi dell’anno in corso segnalano, infatti, una ripresa delle superfici e delle produzioni rispetto all’anno precedente. Anche i consumi mostrano, pur nel generale andamento deludente legato alla crisi e al suo impatto anche sui consumi alimentari, una tenuta maggiore della media dei prodotti del settore agroalimentare, che si traduce in una sostanziale tenuta sui livelli degli ultimi due-tre anni e in un incremento significativo, nell’ordine del 7,8%, per la IV gamma.

Trova così conferma una caratteristica del modello di consumo alimentare italiano, che consiste nella forte preferenza per i prodotti freschi e nel favore accordato agli orticoli e, in particolare, alle insalate.

In questo senso il parallelo e costante incremento in volume e in valore della IV gamma rappresenta un’indicazione strategica di grande rilievo che apre la strada a soluzioni innovative per il comparto delle insalate nella direzione dell’incorporazione di servizi, anche senza arrivare agli attuali livelli di alcuni prodotti di IV gamma.

 

L’ANDAMENTO PRODUTTIVO

La superficie complessiva destinata alle diverse tipologie di insalate, secondo le rilevazioni disponibili, conferma l’andamento già rilevato negli ultimi anni e contrassegnato da una certa variabilità compresa entro 41mila e 44mila ha (fig. 1). Anche nel 2010 si è rimasti entro questa forcella. Infatti, rispetto al 2009, si segnala un leggero arretramento di circa 1.800 ha che in termini assoluti colpiscono di più la lattuga con un calo di 850 ha e in termini relativi l’indivia, la cui superficie si riduce del 7%, mentre lascia di fatto inalterata quella dei radicchi. In un anno di riduzione generale, ciò significa, in realtà, una crescita relativa della superficie destinata a questi ultimi, mentre sembra confermato, all’interno della tendenza comune, il calo dell’indivia, che si manifesta ormai da alcuni anni.

Annotazioni più positive si possono formulare, invece, per quanto riguarda la produzione totale. Nel 2010, nel complesso essa arriva a 8,4 milioni di q con una contrazione di appena 48mila q, (-0,6% rispetto al 2009), mentre la superficie si è contratta del 4,2%. Migliora dunque la produttività per tutti i tipi di insalate, grazie a un’annata globalmente favorevole e al costante affinamento delle tecniche produttive e dell’impiego dei mezzi tecnici, consolidando una tendenza che era già emersa nell’annata precedente. Per effetto della dinamica leggermente diversa dei vari gruppi il contributo di ciascuno di essi alla produzione totale cambia leggermente, ma rimane sostanzialmente lo stesso del 2009, con l’indivia al 26,4%, in leggero calo sul 2009, il radicchio in lieve crescita al 29,4% e la lattuga che si conferma al 44,2% dell’offerta complessiva. Variazioni tutto sommato modeste dovute al differente calo delle superfici e ai diversi recuperi di produttività.

 

INDIVIA E LATTUGA AL SUD, RADICCHIO AL NORD

I risultati produttivi del 2010 confermano il tradizionale assetto territoriale della coltivazione delle insalate (fig. 3) che provengono per il 55% dalle aree meridionali del Paese, per il 30% da quelle settentrionali e per il restante 15% dal Centro, come già era accaduto nell’anno precedente. Tuttavia il risultato complessivo è frutto di qualche scostamento minore dei dati di questa campagna da quella precedente per i singoli gruppi di insalate. La lattuga cala dell’1% al Nord, che scende al 24% a favore del Mezzogiorno che sale al 60% dal precedente 59%. Nel caso dell’indivia il Meridione sale di un punto: dal 71% al 72% a scapito del Centro che scende a sua volta di un punto al 16% dal precedente 17%. Infine nel gruppo del radicchio si consolida il primato del Nord che guadagna due punti dal 56% al 58%, mentre il Mezzogiorno ne perde altrettanti dal 31% al 29% e il Centro si conferma al 13% del totale. Nell’insieme prende sempre più consistenza una mappa delle insalate che vede prevalere indivia e lattuga al Sud e radicchio al Nord, secondo una consolidata tradizione produttiva territoriale che si riflette su aspetti tecnici e colturali, da un lato, e commerciali e di mercato, dall’altro.

 

GLI ASPETTI ECONOMICI

Il valore complessivo della produzione di insalate, calcolato dall’Istat, sale ancora nel 2010 a circa 522 milioni di con un incremento dell’1,8% circa rispetto all’anno precedente quando si era attestato a circa 513 milioni (fig. 4). Se tuttavia si considera che in termini quantitativi, come si è visto, la produzione è scesa del 0,6% si vede che il calo è stato più che compensato dai ricavi unitari traducendosi in un incremento del valore complessivo della produzione. La stessa figura mostra con evidenza la dinamica dei vari gruppi di insalate, con il ruolo prevalente della lattuga che rappresenta il 53,6% del valore totale del comparto, con un incremento dello 0,3% sul 2009, e il radicchio al 26% in calo dello 0,4%.

Il quadro in termini economici si presenta del tutto comparabile nelle due annate, anche se in effetti l’andamento dei prezzi, in particolare nel corso del 2010, è stato abbastanza irregolare. Alla consueta impennata dei mesi invernali del radicchio, infatti, ha poi fatto seguito una fase di prezzi perturbati, ma tendenzialmente flettenti per tutte le insalate, che si è prolungata per gran parte dell’anno 2010. Solo alla fine dell’anno, e in corrispondenza con i movimenti degli altri prodotti agricoli, anche le insalate hanno mostrato segni di ripresa, seppur contrastati dalla vicenda dell’Escherichia coli, che si sono poi protratti per i primi nove mesi del 2011.

La tendenza per tutti i gruppi è stata positiva circa sino a settembre 2011 quando, insieme a tutti i prodotti orticoli, anche le insalate hanno mostrato un’inversione di segno che sembra da collegare all’andamento stagionale e ai comportamenti della domanda che devono essere ancora interpretati. In effetti i dati della prima settimana di ottobre mostrano segnali discordanti.

 

POCA CONCORRENZA DALL’ESTERO

Nel complesso il peso economico del comparto si mantiene costante attorno al 10% rispetto all’anno precedente nei confronti del gruppo delle colture ortive e conserva un’incidenza del 3% sulle colture erbacee.

Da questo punto di vista esso rappresenta uno dei comparti con le maggiori potenzialità sia in termini di redditività sia di prospettive di crescita grazie al fatto che la pressione dei prodotti di importazione appare meno rilevante rispetto ad altre colture per le quali le modalità di approvvigionamento portano a una contrazione dei margini di redditività.

D’altro canto l’importanza della domanda di insalate per la filiera della IV gamma rappresenta un’opportunità che non può essere perduta. Attualmente, infatti, costituiscono già circa il 70% in quantità dei prodotti di questo comparto.

Proprio la rilevanza della domanda, con le esigenze specifiche di cui è portatrice e a cui si cerca di fornire una risposta in termini di innovazione, ne mette in evidenza il ruolo chiave.


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