68° Congresso Assoenologi –

Antinori, Gaja e Maci: l’approccio al mercato del vino raccontato da tre “maestri”

La forza dei numeri, la forza del nome, la forza della tradizione

vino_bicchieri_bollicine_fini

Tre “maestri” della produzione vitivinicola italiana, tre storie e tre modi diversi di vincere le sfide. L’approccio al mercato del vino raccontato da Piero Antinori, Angelo Gaja e Angelo Maci: tre esperienze al centro della prima sessione del 68° Congresso di Assoenologi. Antinori (presidente della Marchesi Antinori di Firenze), Gaja (titolare dell’Azienda agricola Gaja di Barbaresco), Maci (ad delle Cantine Due Palme di Cellino San Marco) rappresentano situazioni diverse tra loro, sia per tipologia di prodotto che per strategie commerciali, ma accomunate da un unico obbiettivo: ottenere il massimo successo di mercato e immagine. «Il vino italiano – ha detto Piero Antinori – rappresenta il 20,6% dell’export dell’intero settore agroalimentare. Con i 5 miliardi in valore è quasi il doppio del settore dolciario, più del doppio del lattiero-caseario, una volta e mezzo il settore pasta e quattro quello delle carni preparate”. Ma nella competizione globale c’è ancora molto da fare: “Occorre ricorrere ai fondi Ocm vino destinati alla promozione nei Paesi extra Cee in aggiunta agli investimenti privati. Se ben utilizzati potrebbero essere l’elemento che ci consente di affermare soprattutto in quei paesi potenzialmente grandi consumatori di vino, il nostro prodotto e la sua immagine di qualità. Mi riferisco in particolare alla Cina dove abbiamo ancora una posizione molto debole. Per superare questa situazione si sta formando per la prima volta in Italia un gruppo importante costituito dall’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, dal Consorzio Italia del Vino e da altri soggetti come Enoteca di Siena, allo scopo di promuovere collettivamente il prodotto made in Italy».


«In Italia non si è mai bevuto bene come ai giorni nostri, il lavoro degli enotecnici è stato prezioso. Lo hanno capito anche all’estero, non per niente deteniamo il primato in volume nell’export». Parole di Angelo Gaja, che “consacrano” il ruolo dell’enologo nella “primavera e nella rinascita del vino italiano”, come lui definisce il salto qualitativo negli ultimi venticinque anni. E poi, in controtendenza rispetto ad alcuni stereotipi: “Fino a pochi anni fa si imputava agli artigiani la colpa di essere un freno alla crescita del vino perché troppo piccoli. Io non sono un sostenitore del piccolo è bello, ma dico invece che piccolo è utile. Utile al comparto vinicolo perché gli artigiani forniscono vino sfuso di qualità agli imbottigliatori, che poi lo esportano, si segnalano per l’originalità dei loro prodotti. Fanno da richiamo, attirano gli enoturisti”. Insomma sono complementari del comparto vinicolo, che però ha necessità di imparare a vendere meglio. «E su questa strada – ha concluso Gaja – è in atto un profondo cambiamento di mentalità, che va sostenuto. La nuova generazione è più preparata, ha maggiore consapevolezza della complementarietà delle diverse funzioni».


Esperienza totalmente diversa quella di Maci, che nel Salento è al vertice della Società Cooperativa Due Palme, nata nel 1989 dopo che lui stesso decise di interrompere la carriera di singolo imprenditore e intraprendere la strada della cooperazione aggregando altri produttori. Missione che sembrava impossibile. Invece oggi la cantina dispone di 5 stabilimenti di proprietà, conta una massa sociale di 1200 viticoltori, proprietari di 2400 ettari di vigneti dislocati nel triangolo che abbraccia le province di Brindisi, Taranto e Lecce: produzione media annua di circa 300 mila quintali d’uve. Il bilancio 2012 si è chiuso con un export di 7 milioni di bottiglie (+10%), fatturato 22,7 milioni di euro(+30%). «Due i punti di forza dell’etica e della cultura aziendale: il rispetto delle tradizioni in un’ottica di sviluppo sostenibile e una visione fortemente improntata al recupero e alla valorizzazione delle radici del territorio. Negli ultimi anni abbiamo portato avanti progetti con l’Università del Salento, il Cnr e siamo entrati in uno spin-off accademico con una quota societaria per la nascita di un’impresa finalizzata alla ricerca di lieviti».


Pubblica un commento