Economia e Tecnica –

punto di vista entomologico, evidenti vantaggi contro alcune specie di Lepidotteri, carpocapsa in particolare, consentendo una forte diminuzione di trattamenti insetticidi e fornendo la simultanea protezione dalla grandine.

La rete anti-insetto e gli effetti sulla carpocapsa in Emilia-Romagna

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La carpocapsa (Cydia pomonella L.) è la specie dannosa più temuta per le pomacee nel mondo e in Emilia-Romagna ipoteca da sola circa il 70% degli interventi insetticidi. La difesa è tuttora sostanzialmente sostenuta da prodotti chimici di sintesi e anche per questo il ricorso ad altre e differenti tecniche di contenimento incontra molto interesse scientifico e pratico. Il virus della granulosi (CpGV) e l’impiego dei feromoni per la “confusione sessuale” sono attualmente applicabili, ma altri metodi di difesa si sono affacciate di recente. In particolare, l’isolamento “meccanico” mediante la rete anti-insetto con maglie più strette rispetto a quella antigrandine. Numerosi lavori hanno messo in evidenza una sostanziale diminuzione di danni da lepidotteri (di carpocapsa in particolare) ai frutti su filari coperti da rete sia singolarmente (monofilare), sia su più filari simultaneamente (monoblocco), mentre per altre specie di fitofagi di vari Ordini la situazione potrebbe peggiorare. In pratica, le reti sembrano interferire sulle aggressioni delle specie dannose sia direttamente, impedendone il contatto, sia in modo indiretto, ostacolandone lo sviluppo attraverso modalità non ancora ben conosciute. In sostanza dovrebbero essere condotte misurazioni di campo con l’obiettivo di focalizzare in quale direzione approfondire le indagini per la carpocapsa alla ricerca delle ragioni alle quali attribuire, anche solo in parte, gli esiti osservati in campo. In questa nota vengono presi in considerazione alcuni aspetti entomologici delle reti anti-insetto applicate secondo la tecnica “Alt’Carpo”, cioè gli effetti sul baco delle pomacee o carpocapsa e altri insetti dei fruttiferi. Nei confronti di questo carpofago sono già state descritte alcune esperienze e sono disponibili diversi riferimenti bibliografici. Per altri aspetti, come quelli relativi alle malattie fungine o altri agenti infettivi, la tecnica di installazione, la scelta delle reti, la loro gestione, la qualità delle produzioni, i costi, ecc., si riportano brevemente i risultati delle principali indagini e considerazioni di carattere tecnico, agronomico ed economico, peraltro preliminari, relative alle modalità d’impiego delle reti anti-insetto in Emilia-Romagna. Cydia pomonella (L.) (Lepidoptera: Tortricidae, Olethreutinae) è una specie legata al melo e al pero, oltre che al noce e a poche altre specie fruttifere, con cui si è in pratica co-evoluta e diffusa. In Emilia-Romagna compie 3 generazioni per anno ed è da qualche tempo in forte inasprimento per motivi legati a condizioni agronomiche e climatiche forse più favorevoli, a insetticidi in genere meno aggressivi o utilizzati impropriamente, a popolazioni in qualche caso meno sensibili a insetticidi di varia origine e a tecniche alternative non sempre sufficienti a contribuire alla mitigazione delle popolazioni e dei danni. In sostanza il numero dei trattamenti che si applicano per anno è attualmente compreso in una forbice di 10-12 interventi (compresi quelli biologici) (Boselli et al., 2013), mentre in Francia da 7 a 15 (Sauphanor et al., 2012) in situazioni più o meno paragonabili. Le alternative biologiche, o biotecnologiche, a differenza degli insetticidi tradizionali, sono attive, quando lo sono, per un solo target ponendo qualche problema alla loro diffusione su specie fruttifere che di insetti dannosi ne ospitano molti. Per la carpocapsa, appunto, esistono alternative di sicuro interesse ai prodotti di sintesi, come per esempio i preparati microbiologici o i feromoni sessuali (Arthurs et al., 2007; Witzgall et al., Pasqualini, 2009; 2010; Sauphanor et al., 2012). Fra i mezzi di difesa alternativi meno comuni si annovera anche il caolino (“kaolin particle film”) che è una barriera fisica all’aggressione e ai danni di molte specie dannose, compresa la carpocapsa (Unruh et al., 2001; Knight et al., 2001; Pasqualini et al., 2002; Delate e Friedrich, 2004; Blommers et al., 2008). Un altro semplice ed efficace metodo meccanico che impedisce il contatto fra piante e insetto è costituito dalle reti. Gli esempi descritti sono numerosi, e per molte specie dannose, come per esempio per Magicicada spp. su piante in vivaio, Bemisia tabaci (Gennadius) su pomodoro, altri insetti fitomizi vettori di virus, piralide del mais su peperone e anche per specie dannose ai fruttiferi, ecc. In qualche caso le reti sono state anche impregnate con insetticida. Un lavoro di Graf et al. (1999) ha evidenziato una diminuzione delle popolazioni di carpocapsa e di ricamatori anche senza le reti laterali (monoblocco). Le reti possono anche interferire sul comportamento come osservato per C. pomonella (Tasin et al., 2007, 2008). I risultati di esperimenti condotti su frutteti con e senza rete mostrarono, infatti, che le catture di trappole sessuali innescate sia con feromoni di sintesi, sia con femmine vergini furono significativamente minori sotto la rete, così come gli accoppiamenti di femmine legate ad arte. In questa e altre indagini (Demaria et al., 2008), in cui furono valutati anche gli effetti della rete sulla confusione sessuale, vennero anche misurati alcuni parametri climatici (temperatura, umidità e vento) che si mostrarono sostanzialmente paragonabili per i primi due, mentre minori per il terzo. In una indagine (Iglesias e Alegre, 2006) in meleti sotto rete furono rilevati valori meno distanti tra le temperature massime e minime, e un leggero aumento (10%) dell’umidità relativa. Le reti possono ovviamente interferire anche su alcune specie utili come, per esempio, Coccinellidi, Sirfidi e trascurabili le forficole, però non sempre in relazione con le popolazioni delle specie dannose e alle aree frutticole (Dib et al., 2010; Marliac et al., 2013). I parassitoidi sembrano meno condizionati dalle reti rispetto ai predatori.

Le esperienze pratiche per C. pomonella
 
Le prime esperienze furono condotte nel Sud della Francia a partire dal 2005 (Severac e Romet, 2007, che coniarono anche la denominazione del metodo “Alt’Carpo”) dove attualmente sono presenti circa 2000 ha di impianti di melo sotto rete (Siegwart et al., 2013). Il sistema consiste nella copertura ad arte di un singolo filare (monofilare) (Fig. 1) o più filari (monoblocco) (Fig. 2) con lo scopo di isolarli da aggressioni esterne. Il materiale e il tipo di rete (colore e tessitura), la messa in opera in campo, gli accorgimenti manutentivi, la tecnica operativa, ecc., costituiscono alcuni degli argomenti di indagine su cui si sono focalizzati molti progetti e unità di ricerca, data l’importanza economica che la carpocapsa rappresenta, promossi e attuati anche sulla base dei risultati osservati fin dalle prime esperienze. Infatti, quelli ottenuti in frutteti con popolazioni di carpocapsa anche molto critiche furono da subito eccellenti poiché la diminuzione dei danni (frutti bacati) fu evidente fino alla loro totale scomparsa. Ulteriori e successive esperienze, presentate anche in numerosi meeting e conferenze, confermarono i risultati fornendo anche molte indicazioni migliorative di questa tecnica (Demaria et al., 2006, 2008; Caruso e Vergnani, 2010; Giordani et al., 2011; Sauphanor e Severac, 2011; Asteggiano et al., 2012). Caruso e Vergnani (2010) hanno sottolineato i pregi e i difetti dei due sistemi proposti (monofilare o monoblocco). Per esempio, si afferma che il monofilare assicura un contenimento della carpocapsa pressoché completo (sebbene in qualche sporadico caso e in modo localizzato si siano di recente riscontrati danni) rispetto al monoblocco, nel quale potrebbe non essere possibile sospendere completamente i trattamenti. Il monofilare può, per contro, ostacolare molte operazioni colturali come per esempio il diradamento, la potatura estiva, l’asportazione della vegetazione infetta, la raccolta e alcune tecniche lavorative sulla fila (superabile con il sollevamento della rete). In Italia i sistemi sono stati adottati (2012) su circa 250 ha prevalentemente nelle Regioni del Centro-Nord (Fig. 3) In Emilia-Romagna sono in corso indagini per valutare alcuni importanti aspetti di questa tecnica innovativa (Vergnani et al., 2013) su pero fra cui: il colore della rete (bianco, nero) e la dimensione della maglia (5,4×2,2 mm e 7,4×3,0 mm; reti antigrandine), le influenze sullo sviluppo della pianta (vigoria, ecc.) e la qualità dei frutti (° Brix, acidità, colore ecc.), le eventuali modificazioni del microclima, gli effetti collaterali sulle principali avversità del pero, i costi e i tempi di gestione del sistema, ecc. L’attività sperimentale è ancora in corso, ma già sono emerse alcune indicazioni. In particolare, non si evidenziano deprezzamenti della qualità dei frutti, mentre, per quanto riguarda il microclima, emergono alcune differenze su alcuni parametri (temperatura e umidità relativa) che devono essere approfonditi, cosi come ulteriori indagini sono necessarie per le chiarire l’ influenza del colore della rete. Confermata l’efficacia per la carpocapsa, non si sono evidenziate differenze sostanziali anche su altre avversità (Tabb. 2, 3) come, per esempio, la maculatura bruna (con primi risultati incoraggianti che indicano un leggero decremento delle infezioni sotto le reti), la ticchiolatura e la cocciniglia (Tab. 2), mentre un incremento degli attacchi (Tab. 3) si evidenzia per psilla, tingide e soprattutto metcalfa (Fig. 4). Infine, si può osservare una riduzione dei frutti deformi (punture di Miridi) (Fig. 5), danni da uccelli e, naturalmente, da eventuali grandinate. Per quanto riguarda i costi dell’impianto, questi si attestano sia per il modello monofila che per il monoblocco su circa 16.000-18.000 euro/ha, comprensivi di materiale e manodopera. La Regione Emilia-Romagna, già dal 2013, ha previsto la possibilità di accedere per questa tecnica ai contributi OCM rendendo possibile un abbattimento delle spese del 50% circa.
 
Un’esperienza diretta

Presso il DipSA (aree di entomologia e agronomia) della Scuola di Agraria e Veterinaria dell’Università di Bologna, da sempre impegnato nel settore della difesa integrata e biologica, sono state condotte alcune esperienze ed osservazioni su tale argomento con il principale obiettivo di capire le ragioni che supportano gli eccellenti risultati fin qui osservati, data la loro costanza e univocità anche in differenti contesti agronomici e regioni frutticole. Sono state pertanto condotte indagini per tentare di capire, in particolare per la carpocapsa, quale fattore del comportamento possa originare risultati così uniformi e omogenei nelle differenti condizioni e aree operative. In sostanza quale è la causa che li sostiene. L’effetto barriera (“exclusion netting”) per la carpocapsa è certamente meno importante che per altre specie di lepidotteri che frequentano le pomacee, ma probabilmente il motivo risiede, invece, in una o più modificazioni del comportamento, come del resto già in parte osservate e descritte (Tasin et al., 2008). Le ragioni di questa considerazione risiedono nel fatto che C. pomonella è oligofaga a differenza di altre specie polifaghe di Tortricidi e in pratica non si sposta molto dal luogo dove si sviluppa, al contrario delle altre che possono colonizzare i frutteti attigui. La carpocapsa, infatti, vive costantemente nel frutteto dove sverna nel tronco o nel terreno ed è quindi già presente anche prima della messa in opera delle reti che di norma vengono sistemate dopo la fioritura (a sfarfallamento quindi spesso iniziato) per non interferire con l’impollinazione. Gli adulti di carpocapsa non sono di norma soggetti a palesi spostamenti, e tantomeno a migrazioni. Eccezionalmente si possono diffondere con voli più ampi solo quando le popolazioni sono elevatissime e i frutti indenni da attacco e attrattivi scarseggiano. In base a questa considerazione generale è evidente che è nel comportamento e in alcuni parametri di sviluppo che risiedono le ragioni dei minori danni ai frutti rilevati all’interno delle reti. In un recente lavoro (Siegwart et al., 2013) si sono osservate in laboratorio differenze (per esempio nella fecondità) fra due popolazioni provenienti rispettivamente da monoblocco e monofilare, concludendo che il secondo è più adatto. Per valutare la fertilità e la fecondità in spazi confinati, singole coppie erano confinati in piccole scatole in laboratorio. Popolazioni differivano significativamente dai controlli in termini di fecondità nel caso di unico appezzamento compensazione, ma non in fila singola pezza. Questo può essere il segno di adattamento nel caso di unico appezzamento compensazione che indica che il secondo metodo potrebbe essere la più sostenibile Con lo scopo di migliorare la comprensione del fenomeno sono state pertanto organizzate due tesi di laurea, negli anni 2011 e 2012, con l’obiettivo di approfondire, per quanto possibile, alcuni aspetti del comportamento di questa e di altre specie. In particolare, sono state condotte osservazioni sui Lepidotteri: Grapholita molesta (Busk), Archips podanus (Scop.), Pandemis cerasana (Hübner), Argyrotaenia ljungiana (Thunberg) e su altre specie di fitomizi comunemente presenti su pero come: Melanaphis pyraria (Pass.) e in particolare Cacopsylla pyri (L.), M. pruinosa (Say) e Miridi spp. Le osservazioni sono state realizzate in un pereto rappresentativo del modenese (cv William) di 15 anni di età e gestito da alcuni anni secondo le tecniche biologiche. La situazione precedente all’avvio delle osservazioni era disastrosa e i danni ai frutti della sola carpocapsa avevano superato l’80% alla raccolta, nonostante un considerevole numero di interventi con specifici prodotti a base di virus e spinosine e l’applicazione delle confusione sessuale. Lo studio è stato condotto per la sola prima parte della stagione (aprile-luglio) su due filari di pero di circa 150 m di cui uno coperto con rete anti-insetto bianca con maglia di 5,4×2,2 (quella antigrandine tradizionale standard è di 3×7,4 mm) e sistemata secondo le tecniche più aggiornate, comunque evitando il contatto fra la rete e la vegetazione. Nella pratica sono stati eseguiti campionamenti con trappole sessuali sulla popolazione naturale di tutte le specie di Lepidotteri collocando alcune trappole sotto la rete a confronto con altre messe all’esterno. Per C. pomonella si sono condotte anche indagini con la tecnica del rilascio-ricattura di maschi marcati, mentre con alcune coppie di C. pomonella, confinate in apposite gabbie (“small cages” = manicotti di rete e PVC applicati e sigillati lungo i rami) sono state condotte osservazioni sulla ovideposizione. Per tutte le altre specie fitofaghe presenti sono stati condotti specifici campionamenti. In ciascun filare furono collocate due stazioni meteo per il rilievo dei principali parametri climatici (temperatura-T, umidità relativa-UR, precipitazione-P e velocità del vento-V) e condotte alcune misurazioni (con ceptometro) sulle condizioni riguardanti la radiazione dentro e fuori dalla rete. Le misure di radiazione sono state fatte a tre altezze (130, 195 e 250cm) mantenendo la barra dello strumento parallela alla chioma. I principali risultati sono riportati, in questa sede, in modo riassuntivo e i dati sono stati anche riportati in Pasqualini et al., ( 2012).

I risultati ottenuti

 Le catture di Lepidotteri osservate sotto e fuori dalla rete (totali di 4 trappole) compaiono in tabella 3. Sono evidenti le minori catture ottenute sotto rete per tutte le specie considerate. Per la carpocapsa il danno ai frutti attribuibili alla prima generazione è risultato molto differenziato: 0,5% di frutti colpiti sotto rete e 5% fuori rete, mentre non si sono osservate differenze per le altre specie. Nella tabella 4 si riportano le ri-catture osservate di maschi marcati di C. pomonella. I maschi furono marcati con polvere fluorescente (Radiant Colour N. V., Colour Pink) appena sfarfallati e ottenuti da crisalidi di un allevamento su dieta artificiale. Anche in questo caso le catture sotto rete sono state ridotte. Poiché le condizioni climatiche nei due contesti (con e senza protezione delle rete) erano più o meno simili le ragioni del diverso comportamento della carpocapsa sembrano legate ad altre cause. Si riportano anche dati ottenuti nel 2011, ma non confermati nel 2012, sulla deposizione di 5 coppie di C. pomonella sistemate all’interno di manicotti di rete e PVC (3 manicotti per ciascun contesto). Da questa indagine preliminare è stata osservata una scarsissima ovideposizione nei manicotti sotto le reti (3 uova), mentre di rilievo (80 uova) è stato fuori dalla rete. Purtroppo le osservazioni non sono state completate da un esame sulla fecondità delle uova stesse (vitali o meno). Queste analisi potrebbero essere considerate con attenzione in futuri esperimenti. Tuttavia, parte delle osservazioni mostra che sotto le reti non solo gli adulti sostanzialmente non si attraggono e incontrano (catture minori, o assenti, rispetto sia alle trappole con femmine vergini, sia con inneschi di feromone di sintesi), ma in pratica non si accoppiano anche se numerosi e costretti ad una vicinanza obbligata in ambiente confinato (gabbie). Oltre ai campionamenti specifici per le differenti specie osservate, sono state anche compiute misurazioni su grandezze microclimatiche e radiazione solare sotto e fuori dalla rete. Le misure riguardanti le grandezze meteorologiche (in particolare T e UR) mostrano che all’interno della rete la temperatura dell’aria tende ad essere inferiore di circa un grado centigrado rispetto all’esterno, mentre l’umidità relativa è leggermente più alta (di circa il 4%). Questi risultati però non sono statisticamente significativi e devono essere presi come semplice indicazione, benché siano in linea con risultati trovati da altri sperimentatori (Iglesias e Alegre, 2006). Poiché il comportamento riproduttivo di C. pomonella è particolarmente influenzato dalle condizioni micro meteorologiche al crepuscolo, particolare attenzione è stata riservata ai dati rilevati in quelle ore, trovando però risultati sostanzialmente analoghi a quelli giornalieri. I risultati ottenuti nelle misure di radiazione mostrano, come ci si poteva aspettare, una diminuzione della radiazione solare sotto la rete alle 3 differenti altezze di misura; questo spiega la concomitante diminuzione della temperatura dell’aria sotto rete. La radiazione solare media misurata con il ceptometro sotto la rete (ma non dentro il filare) è dell’ordine dell’80-90% rispetto all’esterno. Dati dello stesso ordine di grandezza sono riportati anche in altre prove simili (Iglesias e Alegre, 2006).

Considerazioni

L’applicazione di reti anti-insetto ha, dal punto di vista entomologico, una evidente serie di vantaggi: in breve, ha influenza su alcune specie di Lepidotteri e per C. pomonella evidenti (con qualche eccezione per il momento), consente una forte diminuzione di trattamenti insetticidi e fornisce la simultanea protezione da grandine. Gli svantaggi che si possono invece ricordare sono l’incremento di alcune specie fitofaghe (Metcalfa in particolare), mentre i costi d’impianto (16.000-18.000 euro/ha) sono paragonabili a quelli di una normale rete anti-grandine. Rispetto a questa vi sono maggiori costi di manodopera per la gestione e per gli interventi agronomici, compensati in parte dai minori trattamenti.

Conclusioni

I risultati ottenuti, anche dalle osservazioni originali qui riportate, sono molto incoraggianti per il contenimento della carpocapsa e in generale per i Lepidotteri osservati. Ovviamente le indagini devono proseguire per completare le indicazioni sulle risposte di alcune altre specie fitofaghe, nonché su malattie di varia origine, alcune delle quali sembrano al momento creare maggiori problemi sotto rete. In pratica, servono serie storiche più lunghe e uno studio approfondito sulle numerose interazioni che si possono attivare in differenti contesti agronomici per esplorarne i tanti risvolti pratici. Ovviamente molte indicazioni concorrono a porre attenzione su questo sistema che con altri potrebbe contribuire molto ad alleggerire il carico di trattamenti insetticidi attuale. Per prudenza va ricordato però che gli insetti tendono sempre a riconquistare gli ambienti dai quali si tende ad allontanarli, o nei quali si combattono, con numerosi “stratagemmi adattativi”. E’ appena il caso di ricordare in questa nota che le infestazioni sotto rete antigrandine standard sono note e che danni ai frutti sono stati osservati recentemente, e in particolari circostanze da chiarire, anche sotto rete a maglia fitta anti-insetto. In conclusione si sottolinea che per questa difesa meccanica, come per altre del resto, vanno valutati con precisione i costi-benefici e disporre di una serie storica consolidata e rappresentativa dei molti e diversi scenari applicativi possibili, oltre a indispensabili e concrete valutazioni scientifiche, prima di esprimere un giudizio complessivo certo. Come riflessione generale, considerando che per carpocapsa gli esiti di tutte le esperienze condotte nei più disparati contesti sono più o meno simili e tutte molto buone, è evidente che dovrebbe essere uno o più fattori trasversali a generarli. Fra questi quello che riguarda la radiazione luminosa all’interno dei filari sotto rete (parzialmente esplorato) e soprattutto la sua qualità, potrebbe rappresentare un motivo di disturbo per gli incontri tra i sessi. Alcune specie potrebbero percepirla in modo alterato nuocendo ad alcuni parametri del comportamento e per la carpocapsa, in particolare, ciò potrebbe valere per le ore crepuscolari che sono quelle durante le quali si attivano appunto i meccanismi vitali alla riproduzione (percezione dei feromoni rilasciati dalle femmine, riconoscimento, accoppiamento, ovideposizione). In sostanza, sarebbe opportuno avviare indagini approfondite e mirate, o unire molte informazioni già disponibili, e capire con precisione le ragioni dei risultati ottenuti e non affidarsi quasi esclusivamente agli esiti fino ad oggi sostanzialmente positivi negli aspetti tecnici inerenti alla specie di insetto carpofago chiave delle pomacee.

Allegati

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