SPECIALE POMODORO DA MENSA –

La maggior parte delle aziende sementiere propone ibridi interspecifici di Lycopersicon esculentum incrociato con Lycopersicon hyrsutum,caratterizzati da una maggiore vigoria e dalle resistenze proprie della specie selvatica

La scelta del portinnesto

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L’innesto è una tecnica conosciuta da tempi lontanissimi, iniziata e diffusasi nel campo dell’arboricoltura e del giardinaggio. In orticoltura è una pratica abbastanza recente, anche se ormai è ampiamente impiegata per le piante da orto, appartenenti soprattutto alle famiglie delle cucurbitacee e solanacee. In seguito all’abolizione dell’uso del bromuro di metile utilizzato per la disinfestazione dei terreni, si sono cercate delle strategie alternative che potessero essere al contempo efficaci e più rispettose dell’ambiente, soprattutto negli areali in cui si effettua un’orticoltura intensiva e di alto reddito come la Sicilia. Tra queste rientra certamente il ricorso alle piante innestate per la resistenza dei diversi portinnesti nei confronti delle principali malattie telluriche, quali le fusariosi, le verticillosi e gli attacchi da nematodi. Bisogna tuttavia considerare che rappresenta un complemento alla gestione della problematica fitosanitaria da integrare ad altre strategie come la solarizzazione, l’uso di sovescio di piante biocide e prodotti fitosanitari consentiti. I vantaggi derivanti dall’impiego di questa tecnica sono diversificati e in generale riconducibili a un’influenza sulla vigoria delle piante, che spesso sono di taglia più elevata, sulla produttività e qualità dei frutti in relazione alla combinazione nesto/portainnesto e sulla tolleranza nei confronti dei principali stress abiotici (es. temperature estreme, salinità e stress idrico). Per contro, trattandosi di due bionti e di una tecnica molto delicata, le plantule innestate hanno un costo maggiore, aspetto tuttavia ricompensato dagli aspetti positivi, se gestito in maniera corretta, e ammortizzato dalla possibilità di allevare piante a più branche. In un’ottica di miglioramento dei sistemi colturali, pertanto, diventa fondamentale scegliere in maniera appropriata il portainnesto, poiché la gestione agronomica della pianta innestata cambia in relazione alla sua fisiologia, alle bioresistenze che la caratterizzano e alle esigenze dello stesso agricoltore. La struttura del terreno, la qualità dell’acqua, il periodo di trapianto, la lunghezza del ciclo di coltivazione e la tipologia di prodotto da innestare, sono solo alcune delle variabili che devono essere prese in considerazione da chi decide di avvalersi dell’innesto per contrastare le patologie radicali. Una scelta complessa che, non di rado, porta gli agricoltori alle prime esperienze con questo tipo di coltivazione a raccogliere risultati molto deludenti. Per il pomodoro, la maggior parte delle aziende sementiere propone ibridi interspecifici di Lycopersicon esculentum incrociato con Lycopersicon hyrsutum, caratterizzati da una maggiore vigoria e dalle resistenze proprie della specie selvatica. 

Una rootmap per scegliere
 
«Per aiutare a scegliere il portainnesto più adatto alle esigenze professionali degli agricoltori – spiega Nunzio Guastella, sviluppo tecnico di Monsanto Agricoltura Italia – abbiamo elaborato la rootmap.it. Rispondendo a domande circa la varietà che si vuole innestare, la tecnica di coltivazione, la salinità dell’acqua di irrigazione, la durata del ciclo colturale, la tipologia di terreno, si ottiene un consiglio personalizzato. In ogni caso, consigliamo di contattare prima della scelta finale i nostri tecnici del territorio, che con la loro competenza potranno considerare anche i minimi dettagli e personalizzare nel modo migliore la scelta». Monsanto dispone di una gamma di portainnesti che rispondono alle esigenze più varie, i più diffusi sono Beaufort, Maxifort e Optifort, tutti ibridi interspecifici che mostrano un medesimo spettro di resistenze. Beaufort è il portainnesto più utilizzato sul mercato italiano e si adatta alle coltivazioni di tutti i periodi dell’anno, anche se nei cicli invernali esprime meglio le sue caratteristiche. Sia per il pieno campo che per le coltivazioni protette, mostra una vigoria medio alta e un’ottima affinità con le diverse varietà coltivate. Si esprime al meglio per cicli corti e acque d’irrigazione con conducibilità elettrica fino a 2 dS/m. In generale, Optifort e Maxifort sono invece consigliati per cicli lunghi, varietà a frutti piccoli, terreni poco fertili e conducibilità elettrica oltre i 2 dS/m. Maxifort è indicato per le coltivazioni fuorisuolo, per i terreni con conducibilità elevata e per tutti i casi in cui è necessario indurre una vigoria elevata come nel caso di cicli lunghi con terreni stanchi o poveri. Le varietà innestate su Maxifort, pur ricevendo una forte vigoria, mantengono un buon equilibrio tra vegetazione e produzione. È un portainnesto adatto a trapianti autunno-vernini. Optifort è consigliato per le coltivazioni in suolo e fuorisuolo, in cicli lunghi, conferisce una forte vigoria abbinata ad una elevata generatività ed è adatto ai trapianti estivi e autunno-vernini.
 
Ibridi intraspecifici, in controtendenza
 
Diversa è la proposta della Fenix srl, azienda sementiera siciliana nata dall’idea di due giovani imprenditori che, circa 6 anni fa, in controtendenza rispetto alle altre aziende, ha iniziato a studiare l’eventuale applicazione di ibridi intraspecifici per ridurre i possibili aspetti negativi derivanti dall’uso degli ibridi interspecifici, come la difficile gestione della vigoria e i ritardi nella maturazione dei frutti e per migliorare le caratteristiche qualitative, quali colore e sapore. «La nostra proposta è costituita da Blue Devil F1 e da Red Devil F1 – spiega Francesco Loprevite, titolare Fenix – due ibridi intraspecifici di Lycopersicon esculentum, quindi veri e propri ibridi di pomodoro che si mostrano molto equilibrati, semplici da gestire, che permettono all’agricoltore di affrontare cicli lunghi di coltivazione e che risultano molto interessanti per coloro che vogliono puntare sulla qualità». I vantaggi che scaturiscono dal loro utilizzo riguardano sia il miglioramento nella preparazione delle piantine in vivaio (altissima germinabilità, facilità di innesto grazie all’ottimo e facile allungamento dei cotiledoni), sia un’ottima qualità del prodotto in azienda. Il vivaista potrà seminarli contemporaneamente al nesto, usufruire di germinabilità ed energia germinativa altissima e di un’eccellente affinità di innesto con tutte le tipologie di pomodoro. L’agricoltore, invece, avrà una pianta molto equilibrata e più semplice da gestire da un punto di vista nutrizionale. Red Devil F1 mostra medio-alta vigoria, è indicato per trapianti primaverili estivi, per terreni sabbiosi e/o con elevata salinità, per cicli lunghissimi e allevamento a più branche. Blue Devil F1 presenta vigoria medio-bassa, è adatto ai trapianti di fine estate, è indicato per cicli lunghi ed allevamento a più branche. «È particolarmente consigliato per tutte quelle varietà che durante il ciclo invernale tendono ad avere un habitus piuttosto chiuso – afferma Loprevite – perché il punto d’inserzione della foglia con il fusto forma una angolo più ampio così da favorire la circolazione dell’aria, una più agevole scacchiatura dei getti ascellari ed una più facile gancettatura del fusto. Per quanto riguarda la gestione dell’irrigazione, è stata rilevata una minore presenza di spaccature, soprattutto per le tipologie a frutto piccolo, rispetto ad alcuni ibridi interspecifici. Sul frutto del nesto, inoltre, si registra precocità nella maturazione (fino a 2 settimane) oltre a lasciare inalterate forma, colore e sapore delle bacche». Qualsiasi sia la proposta delle diverse aziende, certamente l’impiego dell’innesto continuerà a crescere in considerazione innanzitutto delle restrizioni in materia di difesa fitosanitaria, senza dimenticare che rappresenta un valido alleato se accoppiato ad altre strategie. Gli altri fattori di successo sono legati agli evidenti effetti positivi sulla produzione, alla riduzione dei costi colturali e dell’impatto ambientale, alla possibilità di essere impiegati anche in agricoltura biologica.

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