Le ultime vigne di Capri

Scala fenicia è l’ultima azienda che si oppone all’abbandono dei vigneti e continua a produrre vino doc sull’isola vip. Preservando tradizione e territorio


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Pensi Capri e immagini yacht di lusso, alberghi raffinati, vetrine alla moda. Meno scontato immaginare che sull’isola al largo di Napoli si produca anche vino. O meglio, si produca ancora vino. Eh già, perché in passato Capri era molto più avvezza all’agricoltura e alla pesca che al turismo, che certo ha portato ricchezza e benessere, ma pure ha snaturato l’identità isolana tradizionale, legata all’economia del mare e della terra. In questa prospettiva la storia di Scala Fenicia, l’ultimo dei mohicani rimasto a fare vino sull’isola dei vip, rappresenta una via d’uscita dal rischio estinzione vinicola. L’azienda prende il nome dall’antica scalinata greco-romana che collegava Capri ad Anacapri e appartiene alla famiglia Koch, parenti attraverso la signora Pia Koch del famoso architetto (Gaetano) che progettò la Banca d’Italia di via Nazionale, a Roma. La cantina oggi è diretta dalla signora Koch, insieme al figlio Andrea e con l’aiuto di maestranze locali.

Viti maritate condotte a mano

La storia vinicola di Capri rinasce nel 2009 sulle ceneri del fallimento della cooperativa Caprense che gestiva gli ormai pochi vigneti dell’isola suddivisi in vari appezzamenti, oggi meno di 10 ettari, ma nel corso del ‘900 molti di più. La cantina Scala Fenicia, ad esempio, ha appena 4mila mq di proprietà, oltre a 5mila mq di uliveti. Vigne e ulivi terrazzati: le vigne coltivate in modo promiscuo con l’agrumeto, sfruttando il pergolato in legni di castagno delle limonaie. “Per anni siamo stati certificati Bio, oggi non più ma solo perché non è prevista una classificazione per le viti maritate”, ci spiega la signora Koch.

La conduzione della vigna è integralmente manuale e non potrebbe essere diversamente. La curano il signor Raffaele, un anziano agricoltore, e Luigi, più giovane, due contadini capresi. I vitigni sono quelli della Doc Capri: biancolella (20%), greco o giunchese (40%) e falanghina (40%). Il disegno dell’etichetta, che riproduce il profilo dell’isola, porta la firma di Filippo Koch, secondo figlio della signora Pia, designer in Danimarca. Il terzo, invece, fa il cardiologo a Roma.

Impianti pre-fillosserici

Grazie all’aiuto dell’enologo salentino Giuseppe Pizzolante Leuzzi, già consulente di cantine come Duca Carlo Guarini, Santi Dimitri e Copertinum, e cugino della signora Pia, che ha in parte origini pugliesi, Scala Fenicia produce dal 2010 un bianco Doc Capri, unica realtà isolana a rivendicare questa piccola denominazione che rischiava di sparire con gli ultimi vigneti. Sembra che le vecchie viti sarebbero pre-fillosseriche e questa incertezza meriterebbe più di un approfondimento scientifico; anche perché un prete locale, tale Don Vincenzo, ha realizzato una collezione di varietà antiche ormai fuori produzione. L’economia di Capri era soprattutto agricola fino a pochi decenni fa. Negli anni ’50 operava l’azienda vinicola del conte Patrizi e la Doc fu riconosciuta nel 1965. Poi il turismo ha preso il sopravvento monopolizzando tutto.

Oggi la cantina Scala Fenicia fa 4mila bottiglie di Capri Doc bianco solo con le uve delle proprie vigne (3.800 kg), ma ha in programma un ampliamento attraverso l’affitto di altri appezzamenti reimpiantati. “Il paesaggio di Capri sta perdendo la sua morfologia originaria perché tante vigne sono state espiantate o abbandonate – sottolinea la signora Pia -. Dove un tempo c’erano filari oggi sorgono giardini, villette, prati e purtroppo neanche il piano urbanistico prevede vincoli per la viticoltura”, conclude la signora Koch, oggi ultima “guardiana” del paesaggio viticolo di Capri.

Una cisterna romana per cantina

La vinificazione del Capri Doc bianco avviene in una cantina adattata all’interno di un’antica cisterna romana, produttiva dal 1818 e prima d’allora utilizzata come frantoio; infatti custodisce una mola, una vasca e una grande vite in legno d’inizio ‘800, oltre a un torchio per la pressatura delle uve, del 1850. Il vino di Scala Fenicia (14€ in cantina) si trova anche in alcuni ristoranti importanti, ad esempio l’Olivo del Capri Palace.

Elegante, sapido e con leggere note agrumate è un buon motivo per una visita con degustazione. Che è gratuita, ma sappiate che il prezzo di una bottiglia aiuta Capri a non perdere le ultime vigne.

 

(Az. Scala Fenicia Via Fenicia 13/15, Capri (Na) tel 081.8389403  www.scalafenicia.com ).


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