Nel vino la sburocratizzazione incentiva l’innovazione

Via a Registro unico e a Testo Unico. Meno zavorre per le cantine esportatrici


Vinitaly2015

Dematerializzazione, sburocratizzazione, digitalizzazione. Il vino è il prodotto agroalimentare italiano che viaggia di più (5,11 miliardi di euro il fatturato record dell’export raggiunto nel 2014), e la zavorra dei mille registri e documenti che appesantiscono quello che è il prodotto in assoluto più controllato? Puff, spariti, volatilizzati, niente da dichiarare. «Il settore vitivinicolo è un patrimonio fondamentale per l’Italia – ha detto il ministro Maurizio Martina -. Vogliamo aiutare le aziende a crescere, liberandole dai lacci burocratici che le hanno appesantite in questi anni». Proprio l’anno scorso al VInitaly il ministro aveva lanciato il progetto #Campolibero per la riorganizzazione della burocrazia nel settore agricolo. «Dal vigneto alla bottiglia – ha calcolato Coldiretti – la burocrazia richiede 70 pratiche e si porta via cento giornate di lavoro».

«In questi 12 mesi però – ha evidenziato il ministro – abbiamo messo in campo un’operazione di semplificazione che ha portato alla dematerializzazione di 64mila registri». Il palcoscenico dell’edizione numero 49, caratterizzata da oltre 4.000 espositori presenti provenienti da 120 paesi e delegazioni commerciali da 52 nazioni, in contemporanea a Sol&Agrifood, rassegna dell’agroalimentare di qualità, ed Enolitech, salone dedicato alle tecnologie per la viticoltura e l’olivicoltura, ha offerto l’occasione per lanciare altri progetti di semplificazione amministrativa.

Controlli comunque rigorosi

La prossima tappa è quella del “Registro unico dei controlli”, che è già decreto e ora è al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. («Una semplificazione che non porta a un allentamento dei controlli, che dovranno essere più efficaci e qualificati»). Il 2015 sarà poi l’anno in cui dovrebbe concludersi la partita del “Testo unico del vino italiano”, presentato nel corso della seconda giornata della fiera veronese nell’area Mipaaf.

Ottantuno articoli (da ridurre ancora) per semplificare la vita delle imprese del vino italiano e armonizzare le leggi italiane ed europee. «Un documento – ha commentato Luca Siani, presidente della Commissione agricoltura alla Camera – a cui si è arrivati dopo mesi di confronto costruttivo tra le sigle della filiera vitivinicola nazionale». «Il testo tra l’altro – spiega una nota congiunta firmata da Confagricoltura, Cia, Alleanza delle cooperative agroalimentari, Unione Italiana vini, Federdoc e Assoenologi – differenzia i piani di controllo in base alla classificazione qualitativa dei vini Docg, Doc e Igt. Novità sono incluse anche nell’impianto sanzionatorio, con diverse modalità di ravvedimento operoso. Il Testo Unico propone, infine, un’ulteriore sburocratizzazione a seguito dell’implementazione delle procedure informatiche nel Sian e innovazioni in materia di produzione ed etichettatura».  L’iter parlamentare parte in concomitanza con il Vinitaly, ma non sono escluse strade di approvazione più rapide rispetto alla discussione parlamentare.

Un ulteriore passo avanti annunciato dal ministro è poi il lancio del progetto di digitalizzazione denominato “Agricoltura 2.0”.

Carta d’identità elettronica

«Abbiamo lavorato – ha affermato Martina – 4 mesi per trasferire tutto quello che è possibile in via informatica e on-line, senza dover girare in mille uffici». Una svolta, quella della digitalizzazione, che incentiva  la messa a punto di nuove innovative soluzioni. Come “Plinio 2.0”, la piattaforma informatica messa a punto da Paolo Storchi, direttore del Cra- Viticoltura di Arezzo per identificare, direttamente in vigneto su tablet o smartphone, tutte le caratteristiche del clone e del vitigno che si ha di fronte. Un’app per ora messa a punto nel vigneto del Cra, ricco di oltre 550 varietà di vite. E in chiave anticontraffazione un’altra innovazione digitale presentata al Vinitaly (Vintag di Axatel) consente di conoscere tutto sul vino solo appoggiando lo smartphone sull’etichetta.


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