Non si spegne il faro della promozione

Meno vincoli e più fondi: Bruxelles continua a spingere sul mercato. Le nuove regole per quella che è ormai la misura principe del sostegno comunitario continuano ad essere dolci anche per il vino


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Sono cambiate le regole per finanziare l’informazione e la promozione dei prodotti agricoli nei Paesi terzi e nel mercato dell’Unione europea. A cambiarle è stato il Reg. 1144/2014, pubblicato lo scorso 4 novembre, che a partire dal 1° gennaio 2015 abroga e sostituisce il Reg. 3/2008.

Le novità introdotte sono indubbiamente rilevanti, non da ultimo sul piano finanziario. Ma per capirne l’impatto sul settore vitivinicolo bisogna partire da una premessa.

Due strumenti, tre diversi percorsi

L’informazione e promozione del vino può essere finanziata attraverso due strumenti. Il più “antico” è proprio il regime di promozione dei prodotti agricoli nel mercato interno e nei paesi terzi (il Reg. 3/2008 aveva a sua volta rinnovato una precedente disciplina della materia) nell’ambito del quale anche il vino trova un suo spazio. Lo strumento più recente, attivo dall’anno finanziario 2009, è invece il programma di sostegno vitivinicolo, che consente a ciascuno Stato membro produttore di finanziare con risorse dell’Ue alcune specifiche misure di sostegno al settore vitivinicolo, tra cui la promozione dei vini nei paesi terzi e, a partire dal 2014, anche quella nel mercato interno dell’Unione (seppure con finalità, e quindi modalità, nettamente diverse). Tra l’altro i lavori che hanno portato al nuovo regolamento sulla promozione dei prodotti agricoli si sono svolti almeno in parte in contemporanea con quelli che hanno consentito di definire le modalità applicative della promozione dei vini nella Ue attraverso il programma di sostegno. Proprio questa simultaneità, come vedremo, è importante per contestualizzare le scelte adottate.

Partiamo dunque dalle novità introdotte dalla nuova politica di promozione dei prodotti agricoli, in primo luogo dalla dotazione di bilancio disponibile, che dai poco più di 60 milioni di euro attuali passerà gradualmente ai 200 milioni del 2020. Un incremento necessario, considerando che con il budget si finanziano progetti per una vasta gamma di prodotti agricoli, provenienti da diversi Stati membri e orientati sia al mercato della Ue sia a quello dei paesi terzi. Per avere un termine di paragone si consideri che con il programma nazionale di sostegno vitivinicolo l’Italia nel 2014 ha erogato per la promozione del vino nei paesi terzi quasi 82 milioni di euro di fondi dell’Unione.

Fino all’80% da Bruxelles

Ma le novità sul fronte finanziario non finiscono qui. Finora il regolamento sulla promozione dei prodotti agricoli ha previsto una partecipazione della Ue ai programmi selezionati fino al 50% del costo effettivo degli stessi, percentuale innalzata al 60% in alcuni casi specifici, ad esempio per le azioni di informazione nella Ue sulle abitudini di consumo responsabile e sui danni provocati dal consumo pericoloso di bevande alcoliche. Sulle organizzazioni proponenti era previsto invece che gravasse almeno il 20% dei costi, e sugli Stati membri interessati la parte restante. In Italia in particolare, tolto il 50% finanziato dalla Ue, l’organizzazione proponente ha partecipato ai programmi per il 30% e lo Stato per il 20% (per le campagne informative sul consumo di bevande alcoliche, le stesse quote sono state del 60%, 20% e 20%).

Ora, con la nuova disciplina, scomparirà il cofinanziamento nazionale mentre il contributo dell’Unione aumenterà differenziandosi al contempo, per incoraggiare la promozione nei paesi terzi o comunque i programmi multipli, proposti cioè o da organizzazioni situate in più Stati membri o da organizzazioni professionali o interprofessionali rappresentative a livello dell’Unione.

In particolare, il sostegno della Ue risulterà dell’80% per la promozione nei paesi terzi, mentre nel caso della promozione nel mercato interno sarà del 70% per i programmi semplici (presentati da una o più organizzazioni provenienti dallo stesso Stato membro) e dell’80% per i programmi multipli. Se subentreranno gravi turbative del mercato, perdita di fiducia dei consumatori o altri problemi specifici, la quota a carico dell’Ue raggiungerà l’85%, senza distinzioni per tipo di programma.

Dunque in situazioni normali (tolto il caso eccezionale di crisi), in Italia le organizzazioni che accederanno a questi aiuti vedranno la quota di costi a proprio carico scendere dal 30% al 20% per le azioni di promozione nei paesi terzi o comunque in caso di partecipazione a programmi multipli.

Marchi e origine più visibili

La nuova disciplina dell’informazione e promozione dei prodotti agricoli ammorbidisce inoltre la posizione rispetto alla menzione dei marchi o dell’origine. Pur ribadendo il principio che le azioni non devono essere orientate in funzione dei marchi commerciali o dell’origine dei prodotti, il Reg. 1144/2014 consente a specifiche condizioni di renderli entrambi visibili, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’efficacia delle dimostrazioni e degustazioni e del materiale informativo e promozionale.

Un’ulteriore novità riguarda l’ampliamento della gamma dei beneficiari. In aggiunta alle organizzazioni professionali o interprofessionali e alle organizzazioni di produttori, vengono infatti previsti anche gli organismi del settore agroalimentare il cui obiettivo e la cui attività consistano nel promuovere i prodotti agricoli e nel fornire informazioni sugli stessi, e che in questo ambito siano stati investititi dallo Stato membro di funzioni di servizio pubblico.

L’obbligo di “associazione”

A questi contenuti generali, il Reg. 1144/2014 associa disposizioni specifiche per il vino.

Posto che potrà essere finanziata solo la promozione di vino con denominazione di origine o indicazione geografica o con indicazione delle varietà di uva, nel caso dei programmi semplici il vino potrà essere ammesso ai finanziamenti della promozione solo se associato a un altro prodotto agricolo, comunque diverso dalle bevande spiritose. Sempre nel rispetto di questa condizione, inoltre, per il vino, le bevande spiritose e la birra, le azioni destinate al mercato interno dovranno limitarsi a informare i consumatori sul consumo responsabile e su specifici regimi di qualità o certificazione (regime delle denominazioni di origine e indicazioni geografiche, metodo di produzione biologica e altri regimi di qualità o regimi facoltativi di certificazione dei prodotti agricoli riconosciuti dagli Stati membri).

L’obbligo di associare il vino ad altri prodotti, in particolare, è stato uno dei punti al centro del dibattito durante i lavori sul testo normativo, perché ha introdotto un vincolo nell’accesso agli aiuti non previsto dalla precedente disciplina.

Eppure nel testo finale del regolamento questo stesso vincolo risulta edulcorato rispetto agli orientamenti della Commissione.

Essendo l’attività di informazione e promozione una delle misure faro dei programmi di sostegno vitivinicoli, ed avendola estesa anche al mercato interno, la Commissione era infatti orientata a prevedere l’associazione ad un altro prodotto come condizione generale di accesso del vino agli aiuti del regolamento sulla promozione dei prodotti agricoli. Solo l’opposizione degli Stati membri produttori ha consentito di circoscrivere invece il vincolo ai programmi semplici.

Insomma, poteva andar peggio.


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