I nuovi vitigni resistenti sono già in campo

I vantaggi di un breeding 100% made in Italy. Via libera alla coltivazione in Friuli e Veneto. Sperimentazioni in tutta Italia


vitigni

Torna la resistenza e scava una trincea anti-peronospora e anti-oidio nei vigneti del Nord-Est. I nuovi vitigni resistenti, frutto della ricerca made in Italy (v. Terra e Vita 39/2015), sono infatti finalmente tra noi. Ottenuti grazie a un intenso programma di piramidazione dei geni di resistenza avviato dall’Università di Udine nel 1998. Arrivati al processo di iscrizione al Catalogo Nazionale nel 2013, con la richiesta attivata dalla Regione Friuli per 10 varietà (sulle 18 selezionate). Sdoganati dal Mipaaf solo nel 2015, dopo quasi due anni di tentennamenti e qualche incomprensione. Nell’ottobre dello scorso anno la loro coltivazione è stata consentita in Veneto e in Friuli Venezia Giulia e sono in corso le procedure per le autorizzazioni anche in altre Regioni e in Paesi esteri come Francia, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia ecc. In un contesto commerciale e sociale che chiede a gran voce sostenibilità anche alle produzioni vitivinicole, il vantaggio di poter ridurre drasticamente i trattamenti è troppo evidente per trascurare forzatamente un’innovazione simile. L’autorizzazione è troppo recente per raccogliere le esperienze dei produttori, i vigneti impiantati sono troppo giovani, ma la sperimentazione in campo è ormai partita anche nelle Regioni più irriducibili.

Vendemmie meno precoci

«Le novità – commenta Ilaria Filippetti dell’Università di Bologna – faticano ad essere accettate in un settore tradizionale come quello della vite da vino». Un motivo che per molto tempo ha impedito alle nuove varietà resistenti di espandersi verso Sud. Ufficialmente per impedire l’”erosione” delle piattaforme ampelografiche regionali (dove però spesso trovano spazio vitigni come il Viognier, ben poco tipico). Anche l’Emilia-Romagna ha così concesso l’anno scorso la prima autorizzazione per la sperimentazione presso l’istituto tecnico Garibaldi-Da Vinci di Cesena, sotto il coordinamento proprio di Filippetti. Una strada percorsa anche da altre realtà regionali (un impianto di “resistenti” è stato eseguito presso l’azienda sperimentale di Tebano –Ra). A Cesena le varietà testate sono Cabernet Volos, Merlot Khorus, Sauvignon Rytos e Ud 72-096, sigla provvisoria di una varietà in attesa di iscrizione ottenuta dall’incrocio tra Sangiovese, la varietà più tipica di questa zona, e la resistente Bianca. Tutte varietà mediamente tardive, caratteristica positiva e insolita per le “resistenti”: nel 2015, annata tendenzialmente precoce, la vendemmia di tutti questi vitigni presso il centro marze Vcr di Fossalon di Grado (Go) è stata eseguita nella settimana tra il 10 e il 16 settembre. Altre caratteristiche che accomunano alcune di queste varietà sono la resistenza al freddo, la produzione medio-elevata, l’ottimo potenziale enologico, con un’ampiezza aromatica che richiama i parentali di Vitis vinifera (note di frutta rossa nella varietà ottenuta da Sangiovese e una dotazione antocianica e tannica che lo rendono adatto a medi invecchiamenti) e ovviamente l’alta resistenza a peronospora e oidio.

Doc, un limite da superare

Il vantaggio di un’attività di breeding eseguita interamente nel nostro Paese è infatti quello di avere selezionato tipologie non troppo precoci e quindi adatte ai nostri sistemi colturali e in grado di sviluppare vini con un profilo organolettico vicino al nostro modus bibendi.  «Le prove con le varietà resistenti – conferma Stefano Soligo, responsabile del centro di microvinificazione di Veneto Agricoltura – effettuate negli ultimi 5 anni presso l’azienda sperimentale di San Floriano (Vr) sono state utili ed essenziali per la decisione della Regione di autorizzare la coltivazione dei primi vitigni resistenti nel Veneto». San Floriano è una frazione di San Pietro in Cariano, in piena Valpolicella, a circa 200 metri di altitudine. Qui la Regione Veneto ha autorizzato e testato, per la prima volta fuori da regioni a lingua tedesca, le varietà resistenti messe a punto in Germania a bacca bianca e nera. «Derivano da …

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita n. 42/2016

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