A lanciare l’allarme è il presidente dell’Unaproa, Alberto Mario Levi –

Se passa la modifica dell’Ocm ortofrutticola proposta dalla Commissione europea l’aiuto alle Organizzazioni di produttori per il pomodoro da industria subirà un taglio del 73% e la filiera italiana perderà 40 milioni di euro l’anno. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Unaproa, Alberto Mario Levi.

Ocm ortofrutticola. Pomodoro, il taglio degli aiuti manderà in fumo 40 milioni

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Il braccio di ferro sta diventando estenuante. Con un regolamento comunitario che, salvo dietrofront dell’ultima ora, tra un paio di settimane dovrebbe essere adottato dalla Commissione. Decretando un taglio netto degli aiuti per l’ortofrutta trasformata e producendo effetti devastanti per le Organizzazioni di produttori (Op).

A contrastare questo orientamento dell’Esecutivo Ue, caldeggiato da tempo dall’industria privata, è lo stesso sistema delle Op e delle cooperative. Supportate da un Parlamento Ue, e in particolare dalla commissione Agricoltura presieduta da Paolo De Castro. Che per ora, facendo leva sul potere di codecisione di Strasburgo, è riuscito ad avviare un negoziato con il commissario all’Agricoltura, Dacian Ciolos.

La tensione tra i produttori rimane altissima: «La proposta della Commissione che è già passata a metà giugno dal Comitato di gestione – spiega Alberto Mario Levi, presidente dell’Unaproa, l’Unione nazionale delle associazioni di produttori – prevede abbattimenti a forfait degli aiuti insostenibili. Per le principali tipologie di pomodoro trasformato, ad esempio, l’aiuto che è calcolato sul 4,1% del valore della produzione commercializzata sarà tagliato del 73 per cento. Se passa questa linea, saranno anche abbattuti i programmi operativi delle Op. E questo significa che le associazioni chiuderanno».

Certo, è verosimile che sul mercato resterebbero comunque quelle più strutturate: le cooperative che si sono costituite in Op, alcune delle quali hanno rilevato oltre tutto aziende di trasformazione e marchi privati. È il caso delle Op che l’anno scorso sono subentrate a Emiliana Conserve, del Copador che ha acquisito Berni, di Conserve Italia con Cirio, del Consorzio Casalasco con Boschi. Cooperative che ottengono l’aiuto Ue in base a quanto fatturano «tout court».

«Sarà comunque una batosta », osserva Levi. Anche perché «il sistema organizzato italiano – come abbiamo scritto in una lettera inviata nei giorni scorsi al ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan – ha dimostrato in questi anni una notevole capacità di crescita, utilizzando appieno tutte le risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione europea per l’attuazione dei programmi operativi». E questo, «senza mai ricevere provvedimenti sanzionatori sull’utilizzo delle risorse».

Unaproa ha fatto due conti. Arrivando alla conclusione che se questo regolamento viene approvato così com’è, dal 2011 al sistema mancheranno oltre 40 milioni di euro l’anno.
«La proposta – sottolinea il presidente Levi – comporterebbe un minore esborso da parte della Ue di circa 25 milioni l’anno, di cui 20 milioni destinati al nostro paese».

E questo sarebbe un risparmio per le casse comunitarie. «Però senza quegli aiuti si farà male tutto il sistema dell’ortofrutta trasformata, non solo le Op».

Eppure, l’Italia ha cercato di contrastare questo orientamento. «Il sistema organizzato ci ha provato, d’intesa con quello spagnolo e francese, il Governo no. L’ex ministro Zaia, più volte sollecitato su questo problema che stava montando, non ci ha mai ricevuto. E con il suo successore Galan siamo partiti male. Anche a lui abbiamo chiesto udienza, ma a quanto ci risulta, in compenso, ha già ricevuto due-tre volte le industrie private».

«A nome delle Op associate – si legge nella lettera di Levi al ministro Galan – sono a chiederle un fermo intervento presso la Commissione per impedire la fissazione di percentuali sul calcolo del valore della produzione commercializzata dei prodotti ortofrutticoli trasformati e quindi a respingere inequivocabilmente la proposta formulata, assicurandole fin d’ora il massimo sostegno alle iniziative che dovesse ritenere a supporto degli interessi nazionali». Una lettera rimasta «morta». Almeno fino alla fine di giugno.


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