Nel quadriennio 2009-2012 l’export è balzato a +30,3% in volume e +48,1% in termini di fatturato

Ocm Vino, la promozione cambia veste

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Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il Regolamento (CE) 1308/2013 relativo alla nuova Organizzazione comune dei mercati (Ocm), applicabile dal 1° gennaio 2014, che ha previsto per il settore vitivinicolo, in continuità con la precedente Ocm, lo sviluppo di programmi nazionali di sostegno; programmi in parte confermati e in parte, tra quelli inphasing-out, esclusi rispetto al passato ed una misura, il sostegno all’innovazione (art. 51 del Regolamento), introdotta ex novo tra i progetti finanziabili.


In particolare, tra le iniziative previste dal Regolamento (CE) 1308/2013, è stata confermata (oltre alla ristrutturazione dei vigneti e la vendemmia verde) la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi che ha riscosso il maggior successo in termini di adesioni e contributi, stanziati ed erogati a livello nazionale; ne è la tangibile dimostrazione il contestuale successo dell’export dei vini Made in Italy nei paesi extra-UE che, negli ultimi anni e nonostante la crisi, ha fatto registrare interessanti performance sia in termini di volumi che di fatturato.


La riforma dell’Ocm ha introdotto un’importante novità rispetto alla precedente versione della promozione dei vini UE sui mercati esteri: nella nuova veste, infatti, sarà possibile cofinanziare (fino al 50% della spesa ammissibile) iniziative dirette non soltanto ai mercati extra-UE ma anche a livello comunitario, seppure (questione non trascurabile) con strumenti e con una diversa strategia che differenziano nettamente gli ambiti di applicazione dei due macro-mercati, fuori e dentro i confini dell’Unione Europea.

La nuova dimensione della promozione


Come accennato, il Regolamento (CE) 1308/2013 ha delineato nuovi confini della promozione sui mercati (art. 45) che, secondo la nuova formulazione, non sarà più destinata ai soli mercati extra-UE ma anche, seppure in forma sostanzialmente diversa, ai mercati europei; venendo incontro alle istanze formulate dal mondo produttivo, infatti, la nuova Ocm consente l’impiego dei finanziamenti stanziati dall’UE per la promozione diretta al mercato interno, un’importante vetrina per il Made in Italy, ma con regole differenziate rispetto all’applicazione della misura in ambito extra-UE.


In Europa, infatti, le attività finanziabili appaiono di fatto un “sottoinsieme” delle attività previste per i mercati extra-UE, che ammette la promozione e l’informazione relativamente al sistema delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche (non sono contemplati i vini «varietali» non territoriali) ed al consumo responsabile dei prodotti vitivinicoli, iniziativa coerente con le linee di intervento che contrastano l’abuso di alcool e tutelano la salute dei cittadini europei.


Per i paesi terzi, invece, le attività finanziabili – nella sostanza invariate rispetto al passato – hanno l’obiettivo di implementare la competitività delle imprese vitivinicole dell’Unione Europea e stimolare l’export che, nel periodo di applicazione della misura, ha registrato un trend al rialzo sia in termini di volumi che di fatturato.


Stando al Regolamento (CE) 1308/2013, pertanto, sembrerebbe non sia possibile far riferimento alle imprese vitivinicole né ai marchi aziendali ma soltanto ai soli vini Docg e Doc in modo da evitare, in sostanza, che vi siano fenomeni di concorrenza tra realtà imprenditoriali dell’UE; sarà quindi possibile, in tal caso, promuovere e valorizzare sui mercati le produzioni vitivinicole come, ad esempio, le Docg Barolo, Chianti e Cerasuolo di Vittoria ma senza poterle associare ai produttori che, nell’ambito della filiera, sono assoggettati al sistema di certificazione.


In altre parole, la promozione propriamente detta continuerà ad essere attuata a livello extra-UE a favore dei vini Dop, Igp ed anche «varietali», confinando in Europa le iniziative, anch’esse importanti, relative all’informazione “di sistema”; sempre in attesa di quanto verrà poi stabilito dai Regolamenti attuativi che, con un maggior livello di dettaglio, andranno fissare le modalità e gli ambiti di intervento.

Prima e dopo la promozione, quali i numeri delle vendite extra-UE


Il successo della promozione dei vini Made in Italy nei paesi terzi è dimostrato anche dall’export che negli ultimi anni ha seguito un trend in netta crescita.


I dati Istat rappresentano infatti, dal 2009 (anno di prima applicazione della misura) al 2012, un rialzo delle esportazioni di vino (spumanti compresi) nei paesi extra-UE pari a +30,3% in volume (in termini assoluti oltre 1,1 milioni di ettolitri di differenziale) e +48,1% in termini di introiti (quasi 560 milioni di euro). Numeri che, nel decennio 2002÷2012, hanno subìto un incremento rispettivamente del +31,8% e +64,8% con i maggiori picchi di incremento registrati nel triennio 2010÷2012.


Osservando poi l’andamento per singola annualità dal 2008 al 2012, è possibile affermare che l’export destinato ai paesi extra-UE ha progressivamente eroso il bacino vendite in ambito comunitario; nel 2009 infatti, l’export diretto ai paesi terzi rappresentava, rispetto all’export Mondo, il 19,2% in volume ed il 33,2% in fatturato, indicatori che nel 2012 sono rispettivamente cresciuti sino al 23,5% e 36,8% rispetto al totale dell’export (Tabella 1 e 2).


Tra i paesi clienti che hanno contribuito all’incremento del fronte commerciale extra-UE si confermano (con aumenti a due cifre sia in termini di quantità di vino che, soprattutto, in termini di fatturato) gli Stati Uniti e il Canada dove, peraltro, i fondi della promozione sono stati spesso utilizzati per consolidare mercati particolarmente importanti per il Made in Italy.


Dai dati Istat si nota anche una crescita, seppure contraddistinta da una curva meno accentuata rispetto al contesto extra-UE, delle vendite intracomunitarie a favore dei partner europei (in particolare Germania e Regno Unito) che rappresentano, nel complesso, il maggior mercato estero del vino italiano; infatti, nonostante nel quinquennio di applicazione della misura di sostegno si sia registrato un incremento delle quantità e del valore, i dati per ciascuna annualità rappresentano un andamento meno sostenuto a favore, come detto, dei paesi terzi.


Anche i dati Istat relativi al 2013, seppure limitati al periodo gennaio-settembre, hanno confermato la tendenza al rialzo delle vendite a favore dei paesi terzi rispetto agli Stati membri dell’UE seppure questi ultimi soddisfino oltre il 75% della domanda estera.

Quali riflessioni


La promozione è stata e rimane, nell’impostazione della nuova Ocm, una misura determinante per incrementare la competitività e la capacità commerciale delle imprese vitivinicole dell’Unione.


Tuttavia, l’estensione dei confini d’applicabilità della misura anche a livello UE oltre che extra-UE potrebbe avere un impatto limitato in considerazione dei diversi criteri e delle regole che, a seconda dei mercati, andranno a disciplinare, nell’ambito della misura, le attività finanziabili.


Peraltro in considerazione del calo, lento ma costante, dei consumi interni, la domanda estera rimane una fondamentale valvola commerciale in grado di sostenere l’imprenditoria vitivinicola, anche quella di piccole e medie dimensioni economiche che è sempre più orientata all’estero.


Ed anche a fronte della produzione di vino UE in netto calo negli ultimi anni si è parallelamente assistito ad un incremento del commercio estero, tanto che sia nel 2011 che nel 2012, secondo i dati Ismea, il rapporto export/produzione ha superato, in Italia, il 50%.


In considerazione poi di un tessuto imprenditoriale notoriamente “frammentato”, cioè per lo più rappresentato dalla piccola e media imprenditoria, si ritiene che accanto alle iniziative di promozione dei vini Dop e Igp cofinanziate dall’UE possano trovare altri strumenti come, ad esempio, le reti d’impresa utili, oltre che per la distribuzione dei costi e dei rischi, anche per trovare – mediante l’aggregazione dell’offerta ed una conseguente maggiore forza contrattuale – interessanti canali di mercato; con l’obiettivo di poter realizzare programmi e strategie finalizzate alla ricerca di nuovi spazi commerciali, fuori e dentro l’UE, oltre a consolidare i tradizionali mercati clienti dei vini europei.

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