Con un valore produttivo superiore al milione di euro il pomodoro guida la classifica –

Un periodo all

Orticole, superfici stabili ma prezzi altalenanti

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Un periodo all’insegna di indicazioni contrastanti: questo è il primo giudizio che si può formulare sull’andamento delle colture orticole nel corso del 2011. Non è una novità, ma certamente la complessa situazione generale dell’economia ha pesato negativamente. La dinamica dei prezzi e la redditività del comparto sono state caratterizzate da una variabilità che è la regola per queste colture, ma che nel 2011 ha risentito in modo molto evidente della crisi innescata dalla vicenda della contaminazione di Escherichia coli.

Per altri versi non vi è stata l’attesa ripresa d’interesse in relazione alle previsioni di modifica della Pac e ha trovato conferma la stasi del comparto rispetto ad altre colture. Al contrario si assiste a una rilevante spinta degli orti familiari, un fenomeno da monitorare per gli impatti che può avere sull’impiego dei mezzi di produzione oltre che sulla domanda.

 

ETTARI E PRODUZIONI

Per quanto riguarda l’ampiezza delle superfici a ortive, si conferma una duplice tendenza a un calo relativo nel tempo rispetto al totale delle colture erbacee, ma anche una recente tenuta della superficie (fig. 1). La superficie nazionale a erbacee che, in base ai dati Istat, alla fine degli anni Novanta era attorno ai 5,5 milioni di ha, si è poi ridotta a circa 5 milioni all’inizio degli anni 2000 e a 4,5 alla fine del primo decennio del XXI secolo. All’interno di questo totale gli ettari a ortive si sono mantenuti più costanti, un dato che si presenta stabile in assoluto, ma che in termini relativi, stante la caduta dei seminativi, rappresenta un incremento che le colloca attorno all’8,2% negli ultimi anni a fronte del 7,2%-7,5% dei primi anni ‘90 del Novecento.

Il valore della produzione ai prezzi di base (fig. 2 ) nel 2010 ha segnato un calo di circa il 3% rispetto al 2009, ma rimane su valori costanti rispetto al periodo più recente. Le orticole confermano la loro importanza economica all’interno delle colture erbacee con un peso relativo in valore attorno al 55%, nonostante il lieve calo relativo che nel 2010 le fa arretrare dell’1%. Da questo punto di vista la situazione delle principali orticole, pur presentando diverse dinamiche interne, appare sostanzialmente stabile se considerata in un arco di tempo più ampio (fig. 3), anche se i dati del 2010 sono in genere in flessione rispetto al 2009.

 

EVOLUZIONI INTERNE

Il pomodoro, con un valore di 1.041mila milioni si conferma la principale coltura e, in controtendenza rispetto alle altre, cresce riportandosi verso i valori dell’inizio del decennio. Da circa un quinquennio si è fermata l’emorragia delle superfici e del valore della patata, che si conferma per la sua importanza e che occupa circa 70mila ha. In termini di valore della produzione espresso a prezzi costanti, tuttavia, il dato del 2010 con 358 milioni di € rappresenta il minimo degli ultimi anni, con la sola eccezione del 2003. Rispetto agli anni Ottanta si registra un forte incremento per le zucchine, ormai vicine alle patate, salite da 200 a 320 milioni di € circa, ma che nel 2010 arretrano a 300 milioni di euro. Le carote si collocano a circa 235 milioni, seguite dal gruppo dei cavoli a 185 in ripresa nei confronti del 2009, dai peperoni a 165, dalle melanzane ferme a 130 e dalle cipolle a 126 milioni di €. La tradizionale diversificazione del comparto rimane il fattore di maggiore rilievo, infatti le prime 10 colture in ordine di importanza concentrano solo il 50% del totale (fig. 4).

Le prime indicazioni sulle superfici e sulle produzioni del 2011 (fig. 5) indicano un consolidamento della situazione degli anni precedenti senza variazioni di rilievo.

 

LA DINAMICA ECONOMICA

Pur con notevoli disparità nella dinamica dei prezzi (fig. 6) che danno luogo ad andamenti molto differenziati per ogni coltura, fattori comuni sono la stagionalità e l’andamento produttivo, particolarmente rilevanti per le ortive per cui non risulta attuabile l’alternativa della serra o per quelle i cui consumi sono fortemente stagionali.

A questi fattori costanti va aggiunta la crsi dei consumi determinata, nella prima metà del 2011, dall’E. coli cha ha avuto ripercussioni in tutta Europa. Successivamente, a partire dall’inizio dell’estate 2011, il mercato si è ripreso pur con i noti vincoli stagionali.

Molto più stabile della media del comparto si presenta il prezzo delle zucchine (fig. 7) che ha risentito in misura molto ridotta della crisi dei consumi e dell’emergenza escherichia e che presenta un’elevata offerta ottenuta dalle coltivazioni in serra che ne fanno un prodotto destagionalizzato. Al contrario, per quanto riguarda le carote caratterizzate da un consumo in espansione e da una diffusione che si attua al di fuori delle aree produttive tradizionali, si nota una forte variabilità del prezzo (fig. 8) con oscillazioni più consistenti, anche se la domanda rimane relativamente costante nell’arco dell’anno grazie alla disponibilità del fresco e all’ingresso nel mercato dei prodotti di IV e V gamma.


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