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Vetro riciclato, chiusure da materiali rinnovabili e anche la carta delle etichette è a impatto zero

Packaging smart e sostenibile

bottiglie vino - packaging

Il packaging del vino è sempre più “eco”. Nuove forme, spessori ridotti, nuove strategie di approvvigionamento per rispondere ad una triplice esigenza: produrre meno rifiuti, utilizzare materiali naturali facilmente disponibili ed essere biodegradabile.


Certo, una bella sfida perché l’Italia è ancora molto legata all’immagine tradizionale del confezionamento del vino. La sostenibilità è però ormai la chiave che guida le prospettive di sviluppo anche di questo settore, mediante il riciclaggio e il riutilizzo, ma anche con la proposta di chiusure alternative e packaging più pratici.


Per limitare l’impatto sull’ambiente occorre tenere in considerazione diverse variabili: l’utilizzo di materiali a basso impatto; la possibilità di ridurre lo spreco di spazio durante la fase di trasporto; la riduzione degli scarti di materiale in fase di produzione; l’impiego di inchiostri o elementi naturali; il limitato utilizzo di colle (a favore di fustellature) nelle scatole.

La rinascita del vetro
Il vetro rimane in assoluto il materiale preferito per l’imbottigliamento del vino e paradossalmente stiamo assistendo ad un suo vero e proprio rilancio, (con un ritorno anche per le acque minerali). La filiera “vetro” ha infatti chiuso il bilancio dell’annata 2013 in positivo, registrando un generale +2,3% in volume rispetto al 2012, anno in cui si era registrata una contrazione. Vini e spumanti, all’interno del settore vetro cavo (bottiglie, vasi, flaconi e casalingo), rappresentano circa la metà dei volumi e circa il 45% del fatturato, che vale oltre due miliardi di euro.


Una crescita, per l’appunto, trainata anche dalla carta vincente della sostenibilità ambientale. Nel 2011 l’industria italiana del vetro ha utilizzato, a fronte di una produzione per i soli imballaggi pari a 3,5 milioni di tonnellate, 2,05 milioni di tonnellate di vetro riciclato (+7,6%) con un ricorso alle importazioni di rottame per circa 223.000 tonnellate, in quanto il vetro proveniente dalle raccolte differenziate nazionali non riesce a soddisfare il fabbisogno dell’industria.


Per dare una misura del ruolo del riciclo basti pensare che su dieci bottiglie scure (le più comuni) ben nove sono prodotte con vetro proveniente dalle raccolte differenziate; una percentuale alta di rottame di vetro (45%) si trova anche nelle bottiglie chiare, che, per essere prodotte, hanno bisogno di vetro incolore.


Proprio per migliorare la qualità del rottame di vetro, in alcune città, come Verona e Ferrara, sono state avviate raccolte differenziate per colore.


Dalla sinergia tra aziende produttrici di vetro e aziende vitivinicole nascono nuove linee di bottiglie più leggere ed economiche, con un minor spessore delle pareti, spesso il fondo convesso viene eliminato o abbassato con una generale diminuzione del materiale e quindi anche dei costi. Aumenta la quantità di vetro riciclato nelle miscele, con un generale effetto sostenibile, che fa del vetro un materiale del futuro.

Le strategie delle vetrerie
Verallia
, il marchio che riunisce sotto un unico nome tutte le attività del packaging alimentare in vetro del gruppo Saint-Gobain, è leader nel riciclo del rottame di vetro e lo scorso 12 ottobre ha inaugurato il nuovo stabilimento produttivo di Vetreco S.r.l. a Supino (Fr), che trasforma il rottame grezzo di vetro proveniente dalla raccolta differenziata operata dai comuni e gestita dal CoReVe (Consorzio per il Recupero del Vetro) in rottame, pronto per essere reimpiegato nei forni delle vetrerie per la produzione di bottiglie e vasi per alimenti.


Ecovà è la gamma eco-valorizzante dell’azienda, con un peso considerevolmente ridotto delle bottiglie realizzate con l’85% di vetro riciclato.


Il core business di Vetrerie Bruni è invece la progettazione di nuove forme di packaging. Bruni è ideatore e organizzatore del Progetto Millennio, che dall’edizione 2013 ha assunto il nome di “Bruni Glass Design Award” con l’obiettivo di creare una sinergia tra il mondo della formazione e quello della realtà industriale, offrendo ai giovani studenti e futuri designer una opportunità unica di sperimentare le loro capacità passando dalla teoria alla pratica (i design premiati su www.progettomillennio.com).


O-I (Owens-Illinois) ha investito invece sulla bottiglia “Cento per Cento Sicilia”, pensata appositamente per i produttori di vino del territorio, che desiderano accrescere il valore comunicativo del loro prodotto, soprattutto nelle esportazioni, dove il brand “Sicilia” rafforza la comunicazione di marca. È una bordolese da 450 gr in Uvag Plus, un colore speciale, più scuro del classico Uvag. Le dimensioni sono standard e non richiedono alcun intervento sulle imbottigliatrici.

PET, Bag in box & Brik
Il PET (polietilene tereftalato) continua a crescere nel confezionamento delle bibite analcoliche. E per sfondare anche nel settore del vino, si sviluppano contenitori multistrato OxSc-PET), caratterizzati da strati di resina con funzione di barriera che permettono un’efficiente conservazione per un periodo superiore ai 6 mesi. Nel vino intanto, grazie ad una tecnologia all’avanguardia, trovano sempre più spazio i bag in box.


Il BIB è costituito da un sacchetto di plastica, di solito formato da più strati in cui una poliolefina si alterna a materiali barriera, che è posizionato all’interno di una scatola.


Nella grande distribuzione francese tra gennaio e novembre 2012 (dati FranceAgriMer) le vendite di vini confezionati in BIB sono cresciute del 33% rispetto alla media degli ultimi cinque anni e ora rappresentano quasi un terzo delle vendite, il 32%.


In Italia con l’estensione del sistema delle denominazioni d’origine al bag in box, si è aperto un nuovo futuro per questo contenitore soprattutto nella Grande distribuzione.


Ma i dati non sono ancora edificanti per il BIB, essendo meno del 2% del volume totale e dello 0.9% di valore.


Il vino in Brik invece, con 215 milioni € di vendite, rappresenta il 15% circa del totale.


Il decreto ministeriale del 2008 ha aperto di fatto l’utilizzo di questi contenitori alternativi ai vini a Denominazione protetta. La Doc Piemonte è quella che più si è avvalsa della possibilità di condizionare in box i propri vini, con un volume di circa 30.000 hl e una quota sul totale certificato del 9%. Seguono due Doc Venete: Soave e Valpolicella, mentre una vera esplosione si è avuta in un’altra Doc piemontese, il Langhe, che è passata in un anno da un centinaio di hl. a oltre 3.700, per una quota del 14% sul totale rivendicato della denominazione.


In totale, le Doc che oggi autorizzano l’impiego di questo tipo di confezionamento sono 63, di cui solo tre (Frascati, Amelia, Spoleto) hanno fissato il limite minimo di capacità dei contenitori a 3 litri contro i 2 previsti dal decreto ministeriale che autorizzò i BIB nel 2008.


Tra le aziende che lavorano sul bag in box, Sacmi ha di recente presentato una riempitrice rotativa asettica per bag in box. Cosmapack, invece un’incartonatrice automatica per bag in box per formati da 3,5 e 10 litri.

Etichette smart label
Nel settore delle etichette sono in declino i virtuosismi grafici e la ridondanza estetica, in favore di maggiore pulizia e chiarezza. Con i suoi 630 milioni di euro di fatturato, l’Italia si colloca al quarto posto nella classifica europea dei produttori di etichette autoadesive in carta, preceduta da Francia (642 mil. €), Gran Bretagna (837 mil. €) e Germania (954 mil. €). La produzione spagnola vale circa la metà di quella italiana, ossia poco meno di 363 mil. €


In Italia, non più di trenta etichettifici indirizzano la propria offerta all’industria del beverage alcolico e dell’olio di qualità.


Dopo anni di crescita, anche il segmento delle etichette autoadesive sta vivendo una fase di assestamento, influenzato dalla struttura e dalle dinamiche dei mercati di destinazione.


Le esigenze del mercato si sono evolute molto rapidamente e sono numerose le tendenze che favoriscono la stampa digitale.


Dopo la diffusione del Qr code il futuro sembra essere delle smart label, particolari etichette di identificazione integrate con piccoli microchip per l’identificazione a radio frequenza (RFID).


I produttori di materiali per etichette autoadesive hanno sviluppato poi vaste gamme di speciali supporti in carta per tutte le esigenze dei produttori di vini. Queste includono superfici ruvide, lisce e metallizzate, nonché carte riciclate ecologiche e soluzioni speciali come quelle ottenute dal riciclo delle fibre della canna da zucchero dopo l’estrazione. Le etichette per i vini bianchi e rosé, da servire freddi, spesso devono resistere a prolungate immersioni in cestelli del ghiaccio, senza disaccoppiarsi.


A tale scopo sono disponibili etichette in carta autoadesive dotate di barriere integrate che proteggono il marchio della bottiglia fino all’ultima goccia. E ovviamente anche l’etichetta con pellicola in plastica trasparente fa la sua parte in questo.


Il nuovo orizzonte infine riguarda la tridimensionalità, e quindi il tatto, un effetto che si ottiene tramite il processo della stampa serigrafica, che dà una sensazione di rilievo in etichetta.

Fantasia nei tappi


Tappi a vite. Oggi nel mondo più di 4 miliardi di bottiglie di vino vengono chiuse con il sistema a vite in alluminio. Si tratta di un packaging vincente, che ha raggiunto il 15% della quota del mercato e che si svilupperà notevolmente, in seguito al Decreto del 24 settembre 2013 che abolisce la regola dell’uso esclusivo del tappo in sughero per vini Doc e Docg. Ora anche per Brunello di Montalcino, Barolo o Amarone il tappo a vite potrà ora soddisfare le esigenze dei mercati esteri.


In questo segmento Guala Closures detiene la leadership con oltre 1 miliardo di chiusure all’anno. Un sistema brevettato, ‘Roll On TE’, studiato per le chiusure standard in alluminio, che adotta sul tappo un anello di plastica colorata, che dopo la prima apertura non può essere rimosso, evidenziando senza equivoci che la bottiglia è stata aperta.


E sul fronte della sostenibilità il fiore all’occhiello è ‘Green Cap’, un sistema brevettato che permette la rimozione della gonna in alluminio dal collo della bottiglia con evidenti vantaggi ambientali: la separazione dei materiali e la loro completa differenziazione a fine vita.


Tappi sintetici. Il tappo sintetico espanso, nato ad inizio degli anni ’80, è oggi il secondo più diffuso sistema di condizionamento dei vini di qualità al mondo, dopo il tappo in sughero e il primo nell’ambito dei distillati.


Si stima che il 20% delle bottiglie italiane sia chiuso con tappi sintetici, una percentuale in linea con quella mondiale, dove su una quota di circa 17 miliardi di bottiglie, sono stati oltre 3 i miliardi di tappi sintetici utilizzati nel 2012.


Il punto di forza del sintetico è rappresentato dalla costanza e ripetibilità delle prestazioni, con tappi omogenei per dimensioni e peso che presentano un margine di tolleranza dell’ordine del centesimo di grammo (con un range di ± 0,05 g rispetto ai ±0,8 g delle chiusure di inizio anni ’90).


Grazie agli importanti investimenti nella ricerca e nello sviluppo oggi le chiusure sintetiche presentano alte prestazioni su tutti i fronti, con elevati livelli di neutralità organolettica e un grado di barriera all’ossigeno capace di garantire una corretta evoluzione anche per i vini che richiedono tempi di affinamento più lunghi.


I tappi sintetici, riciclabili al 100%, godono infatti di una filiera propria che permette, a partire dalla raccolta nel comune cassonetto della plastica, di ridare vita al prodotto sotto forma di materiale da costruzione per tubi, componenti per le auto e persino vasi da fiori e panchine.


L’eccellenza di questi tipi di chiusura sono certificati dal marchio SQM (Sintesi Quality Mark), basato sui requisiti della Norma Uni 11311, un’idea che nasce dal Gruppo Sintesi nato nel 2008, membro di Federgomma Plastica.


Nomacorc, leader nella produzione di chiusure alternative per il vino, ha creato la prima chiusura a base vegetale, Select Bio, utilizzando il polietilene “I’m green” TM della Braskem. Questo materiale deriva dall’etanolo ricavato dalla canna da zucchero, rinnovabile al 100 per cento. Materie prime che aiutano a ridurre le emissioni di gas serra.


Sughero. Numerosi studi hanno dimostrato che i consumatori di tutti i mercati hanno una forte preferenza per il sughero per la chiusura del vino: il 94% dei cittadini americani preferisce i tappi di sughero (studio Tragon, 2012), così come 9 consumatori francesi su 10 (sondaggio Ipsos, 2010), mentre il l’86% degli spagnoli crede che il sughero preservi meglio la qualità del vino rispetto alle chiusure alternative (Cork Project, 2012). I tappi in sughero sono anche preferiti dall’85% dei consumatori italiani, con l’88% che crede sia un piacere aprire una bottiglia di vino e annusare il tappo.


Amorim, leader di mercato con il 25% dell’offerta mondiale, ha di recente creato la linea “Excellence”, (che affianca la Premium – sughero naturale – e Performance – tappi tecnici), pensata per valorizzare i grandi vini italiani a lunga maturazione delle cantine che compongono il “Wine Research Team”, un progetto esclusivo, curato dal presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella per la produzione di vini senza anidride solforosa.


Questa linea è frutto della selezione del miglior sughero. La garanzia tca-free è totale, l’assenza di “odore di tappo” è assicurata non solo dalla tecnologia “Rosa Evolution”, in grado di eliminare oltre l’80% del TCA, ma è integrato da una specifica analisi sensoriale operata da esperti degustatori, tecnici specializzati e selezionati per la loro peculiare sensibilità olfattiva.


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