Partenza sprint grazie alle micorrize

L’esperienza dell’azienda Il Cantoncello nell’imolese: impianto nel 2015 per arrivare già nel 2016 ai due terzi della piena produzione


micorrize

Imola, terra di motori e di un’agricoltura ricca e innovativa. Il territorio tra la pianura bolognese e la prima collina si è sempre distinto per l’alto reddito delle produzioni, ma ora alcune coltivazioni sono in crisi. Aumenta così in quest’area l’importanza del vigneto.

L’azienda Il Cantoncello, della famiglia Facchini, ha avviato nel 2015 un’interessante esperienza di impianto di un vigneto con particolari trattamenti alle barbatelle che già nella campagna 2016 hanno fornito importanti risultati produttivi.

Incontriamo Sonia Facchini e il marito Claudio Raggi, Responsabile tecnico del vigneto per conoscere nei dettagli questa esperienza.

La crisi delle drupacee

«L’azienda si estende complessivamente su 14 ettari – racconta Sonia– di proprietà della nostra famiglia fin dal 1926 e coperti in passato quasi interamente dal frutteto, pesco ed albicocco in particolare, e vigneto. Abbiamo progressivamente abbandonato il pesco e ci siamo ritrovati con molto seminativo a basso reddito. Ci siamo così orientati verso l’ampliamento del vigneto. Si è così concretizzata la possibilità di acquistare i diritti di coltivazione su 4,5 ettari e ci siamo subito organizzati per mettere a dimora un vigneto con una concezione nuova».

L’azienda si avvale della consulenza di Daniele Farnè titolare di una rivendita di mezzi tecnici a Castel S. Pietro Terme. «Il vivaista da cui abbiamo acquistato le barbatelle– spiega Claudio – ci ha segnalato la possibilità di utilizzare, all’impianto, prodotti a base di micorrize per migliorare l’attecchimento e le prime fasi di sviluppo. Ci siamo quindi confrontati con Daniele».

I benefici della simbiosi

Le micorrize sono associazioni simbiotiche tra un fungo che colonizza le radici ed una pianta. La pianta ottiene i benefici di una maggiore capacità di assorbimento per l’acqua ed i nutrienti minerali, mentre il fungo si procura un accesso diretto agli zuccheri prodotti dalla pianta.

«Insieme a Claudio – racconta Farnè – abbiamo messo a punto la strategia da adottare. Abbiamo utilizzato prodotti specifici costituiti da un inoculo a base di micorrize, associate ad un ammendante organico ed a ceppi naturali della rizosfera, appositamente studiato per migliorare le caratteristiche del suolo e quelle vegeto produttive delle piante. Abbiamo poi aggiunto un prodotto a base di Trichoderma per formare un’associazione microbica che fornisse da una lato i vantaggi della simbiosi micorrizica e dall’altro anche l’aumento della complessità biologica per contrastare lo sviluppo di malattie dell’apparato radicale».

L’inoculo delle barbatelle

Dalla strategiasi è quindi passati alla’azione. «In prossimità dell’impianto – racconta Sonia – abbiamo predisposto una vasca con la soluzione del prodotto e vi abbiamo immerso per oltre 12 ore l’apparato radicale delle 12.000 barbatelle appena arrivate in azienda. In pratica dalla sera al pomeriggio successivo, poi abbiamo cominciato la messa a dimora del vigneto. Il sesto di impianto scelto è stato di 3,25 tra le fila e 1,20 sulla fila con 2 fili tesi rispettivamente a 100 e 120 cm da terra».

Tutto questo si è svolto a fine febbraio-inizio marzo del 2015. A questo punto bisognava anche effettuare una prima concimazione e in aprile sono stati distribuiti, localizzati sulla pianta, 8 quintali complessivi di un concime granulare NPK 15-5-5 a base organo minerale: 70 g circa a barbatella. La difesa di questa prima stagione è stata centrata soprattutto per il controllo dell’eriofide, pericoloso per le barbatelle dopo l’impianto.

I 4,5 ettari del nuovo impianto sono stati dotati di un impianto di irrigazione a goccia interrato a 25 cm con gocciolatori distanziati di 60 cm.

«Le piante si sono dimostrate subito ben sviluppate – sottolinea Claudio – e con un buon equilibrio vegetativo che ha portato ad un’ottimale lignificazione dei tralci, per cui si è deciso di andare subito in produzione. In fase di potatura sono stati impostati dei cordoni di 60 cm, quando invece normalmente si sarebbero dovuti capitozzare».

In primavera del 2016 si è effettuata una concimazione per sostenere la produzione: 4 q/ha di un concime NPK granulare a base organica 10-5-15 arricchito di microelementi (S, B, Fe, Zn, Mg). Seguito, in vegetazione da concimazioni fogliari a base di boro e aminoacidi e alghe per sostenere le piante nei momenti di stress. Non si sono registrati fenomeni di clorosi nella stagione.

Il peso dei grappoli

La spollonatura effettuata in maggio/giugno ha tenuto conto che si trattava di piante al primo anno di vita: si sono lasciati 30-40 cm di vegetazione per garantire una maggiore superficie fogliare a sostegno della pianta. «Solo in prossimità della vendemmia – specifica Claudio – alcune piante di Trebbiano hanno mostrato segni di sofferenza subito rientrati non appena sollevate dal peso dei grappoli».

Durante il 2016 la difesa ha seguito le indicazioni del progetto regionale di produzione integrata con un intervento finale di bicarbonato di K per evitare problemi di botrite.

«La produzione del 2016 – precisa Sonia– ci ha dato delle belle soddisfazioni: ci siamo assestati sui 200 q.». Sono state così raggiunte le medie produttive previste per i vigneti localizzati nelle aree riconosciute Doc e Igt, con gradi zuccherini di rilievo: 10,5 su Sangiovese, 11 Trebbiano e 11,5 Pignoletto. «Siamo ad un 60% della piena produzione di 300 q.».

 

FUTURO DA PRESERVARE

«Dopo i lusinghieri risultati del primo anno – testimonia Daniele Farnè – ci poniamo il problema che le piante dopo aver prodotto tanto non ne risentano nel 2017. Per ovviare a questo occorrerà impostare un piano preciso di interventi di concimazione. A cominciare da quest’autunno con la distribuzione di 2 q/ha di un ternario NPK 5-10-15 a base organica con microelementi, per poi completare il lavoro la prossima primavera con 5 q/ha dello stesso ternario utilizzato nella primavera del 2016». Appena vendemmiato si pensa dunque già alla prossima stagione.

«Questo primo anno – concordano Sonia Facchini e Claudio Raggi – è stato ricco di soddisfazioni. Tutti i lavori li abbiamo eseguiti noi e vogliamo continuare su questa strada senza lasciare nulla al caso».

 

L’articolo è  pubblicato su VigneVini n. 6/2016

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