ORTICOLTURA –

A dirlo è Sergio Gremizzi dell’omonima azienda in provincia di Mantova. Le piante hanno più spazio per sviluppare un apparato radicale e questo produce una migliore qualità della pianta

Per le insalate il cubetto

insalata_cubetti

Con oltre 7mila ha di coltivazioni in pieno campo e 776
ha di ortaggi prodotti in serra, la provincia diMantova
occupa il primo posto a livello regionale nella produzione
orticola lombarda occupando da sola circa il 45,5%
della superficie . Nel settore delle produzioni in serra una
posizione di interesse viene rivestita anche dal comparto
vivaistico per la produzione di giovani piantine coltivate in
alveolo e cubetto.

In quest’ultimo settore una delle aziende all’avanguardia, con
i suoi 2 ha di serre destinati alla produzione di piantine orticole
in cubetto è certamente laGremizzi Sergio di Asola. Due ettari
che in questo inizio 2013 si sono arricchiti di ulteriori 6.500mq
di strutture affiancate alle altre serre costruite in trent’anni di
attività e destinate a ospitare le piantine di lattughe, cicorie ed altri ortaggi da foglia per cui
l’azienda si è conquistata
una posizione leader nel settore
vivaistico orticolo nazionale.
Dal 1980 questa azienda,
che produceva ortaggi dal
1943, si è trasformata in vivaio,
specializzandosi in
un’ampia produzione di
piante di ortaggi da foglia e
in particolare insalate.
Tutte le coltivazioni sono realizzate
in serre di vetro per
offrire allo sviluppo delle
piante la massima luminosità
e quando, in certi periodi
dell’anno, la luce non è sufficiente,
interviene un impianto
automatico d’illuminazione
artificiale.
Le serre sono
tutte automatizzate: sono dotate di un impianto di riscaldamento
e di climatizzazione (che gestisce autonomamente le
aperture in base alla temperatura impostata e agli eventi
atmosferici) e di un impianto di irrigazione anch’esso automatizzato.
Le serre sono state attentamente pensate da Sergio Gremizzi
il quale sottolinea come si tratti di una tipologia con campate
abbastanza strette e questo per una serie di ragioni, tra cui
emerge quella di voler garantire alle produzioni non solo un’adeguata luminosità ma anche una sufficiente aerazione
tale da consentire nei mesi più caldi di ridurre il gradiente
termico tra l’esterno e il microambiente all’interno delle serre.
Per completare il ciclo produttivo l’azienda si è dotata di tutte
le altre attrezzature specifiche per rispondere alle esigenze di
ogni singola fase: una cella per la conservazione del seme e
un laboratorio per i test di germinazione; quindi due celle di
germinazione per la nascita delle piantine con umidità e
temperatura variabile (dai 18 ° C ai 25 ° C); e infine le linee di
semina automatizzate.

Produzione programmata
La produzione è programmata in base agli ordini e alle date di
consegna. La qualità delle piantine è la conseguenza di una accurata scelta dellematerie prime e di una grande cura nella
loro conservazione, manipolazione e lavorazione.
Al ricevimento del lotto di semi si effettua un test di germinabilità
in laboratorio e in serra. Quindi, se i risultati sono positivi, si
prosegue con la semina.

Nel 2012 sono state prodotte oltre 70 milioni di piantine
distribuite sul territorio nazionale una clientela selezionata e
storica. «Sono clienti affezionati – sottolinea Sergio Gremizzi
– quelli che costituiscono la maggior parte del nostro
mercato, distribuiti nelle tre aree italiane, Nord, Centro e Sud
in relazione ai calendari di coltivazione, e che pertanto ci
permettono di coprire l’intero anno produttivo.
Una parte importante della
produzione viene fornita alle
aziende del nostro territorio
con Guidizzolo (MN) in prima fila
(circa un 30%). Altre zone che
assorbono importanti quantitativi
delle nostre piantine sono il Veneto,
le provincie di Milano e Bergamo,
il Fucino, ecc. Non mancano
poi alcune zone a vocazione
orticola dell’Italia centrale e della
Puglia».

Il rapporto con i clienti

Nelle moderne aziende di produzione orticola il trapianto
rappresenta la soluzione più comune ed efficiente per avviare
la coltivazione della maggior parte delle colture.
Le piantine destinate al trapianto possono essere coltivate
adottando differenti tecniche di allevamento, che in sintesi
si riconoscono nella coltivazione in alveolo e in quella in
cubetto.

L’azienda Gremizzi Sergio si è specializzata in quest’ultima
tecnica di coltivazione che ha affinato negli anni, non soltanto
in funzione delle esigenze delle singole specie e
cultivar prodotte, ma anche in funzione delle esigenze di meccanizzazione della successiva operazione di trapianto.
«I nostri risultati sono il frutto di un lavoro sinergico, in
particolare con i fornitori delle attrezzature e dei mezzi di
produzione, dalla semina alla piantina pronta per la consegna,
volto a ottimizzare tutte le fasi di gestione
aziendale. Un’ottimizzazione che pensiamo debba essere
ricercata anche nelle aziende dei nostri clienti per cui in
questi anni non ci siamo limitati ad analizzare soltanto le
nostre problematiche ma ci siamo spinti anche
all’esterno, per verificare, e dove
possibile contribuire a dare
una risposta, anche
alle problematiche
dei nostri clienti, i
produttori orticoli.
È in
quest’ottica
che si è sviluppato
il rapporto con i
costruttori di macchine trapiantatrici
così come con i
fornitori dei substrati e le
aziende sementiere e che
ha portato alla realizzazione
delle giornate di studio
dedicate all’Orticoltura in campo
a Guidizzolo (MN), trattasi dell’evoluzione delle prime “porte aperte” organizzate dalla
nostra azienda in collaborazione con la Ferrari Costruzioni
Meccaniche».

I vantaggi del cubetto

«Il cubetto si è mostrato negli anni il metodo migliore per
l’allevamento delle giovani piantine. In particolare – sottolinea
Gremizzi – rispetto all’alveolo tradizionale la quantità di substrato
utilizzato è 8-10 volte superiore non solo per il maggior
volume (il cubetto, che in realtà è un parallelepipedo con lato
che passa dai 32 ai 50 mm e altezza superiore rispetto al lato
di circa il 15%), ma anche per la compressione. Risultato: la
piantina ha a disposizione un’area più vasta dove sviluppare il
proprio apparato radicale, ma anche uno spazio aereo maggiore
e quindi la possibilità di intercettare maggiore energia
solare».

Questi vantaggi si traducono in qualità, produttività e reddito.
Sicuramente le colture da foglia, e in particolare le insalate,
danno le risposte attese in quanto è fondamentale garantire
alle piantine trapiantate la capacità di svilupparsi velocemente,
in tempi brevi per evitare le problematiche legate all’induzione
fiorale. Altro fattore importante per la crescita delle insalate è la possibilità di disporre di un apparato radicale
ben strutturato e conformato caratteristico del cubetto: con la
messa a dimora in campo, le radici sono in grado di svilupparsi
rapidamente riducendo al minimo la durata della fase di
attecchimento.
«Sulla superficie del cubetto – conclude Gremizzi – viene
distribuita sabbia chiara che produce diversi vantaggi oltre
ad evitare il distacco del seme dal substrato, migliora lo
sviluppo uniforme di tutte le piantine nel contenitore».

Allegati

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