Gli operatori: «L’accordo non accontenta nessuno, ma salva il settore» –

Il prezzo nella campagna 2011 dovrebbe fissarsi tra gli 88 e i 90 €/t

Pomodoro, contratto più vicino

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Per chiudere il contratto del pomodoro 2011 manca solo la stretta di mano sul prezzo, che secondo gli ultimi rumors dovrebbe fissarsi tra gli 88 e i 90 euro a tonnellata: un valore che non accontenta nessuno, ma alla fine sta bene a tutti.
Passa così alla storia anche la prima contrattazione sul pomodoro disaccoppiato. Ed è stata la voglia di non far scomparire la coltura a spingere le parti verso un compromesso. «Che non accontenta nessuno – come diceva l’industriale Marcello Mutti alla vigilia dell’intesa – ma permette al distretto di sopravvivere; questo è quel che conta».
La sopravvivenza del distretto non era, fino a poche settimane fa, così scontata, per tre fattori ben precisi:
stagione infausta. L’annata 2010 è stata negativa, con rese scarse e problemi di conferimento all’industria.
disaccoppiamento. Dal 2011 il contributo per il pomodoro è completamente disaccoppiato e i produttori ricevono un’integrazione fissa (che per alcuni sfiora i 2mila euro a ettaro) indipendentemente dalla coltivazione effettuata.
tentazione-cereali. Grano e mais sono sopra ai 25 euro/q ed entrambi presentano meno rischi del pomodoro. Più di un un agricoltore ci sta facendo un pensiero.
«Il calo della coltura è fuori discussione. L’importante è raggiungere un equilibrio, trovare una quantità che sia soddisfacente e remunerativa per tutti» rimarca Marco Crotti, produttore e responsabile del Cio. Che aggiunge: «Siamo passati a un mercato libero. In questo contesto il pomodoro deve essere pagato per quel che vale». E nel conto di “quanto vale” il pomodoro non deve entrare, ovviamente, il contributo disaccoppiato. «Sarebbe una scelta paradossale. Se non altro perché non tutti i produttori ce l’hanno. Per esempio, quelli nuovi o le aziende che negli ultimi anni hanno aumentato la superficie a pomodoro».
Il punto è proprio questo.
Vista dalla parte dei produttori, la situazione è semplicissima: il contributo è garantito, i cereali valgono molto…
Dunque il pomodoro si fa se si ha la certezza di recuperare almeno i costi di produzione, stimati dagli agricoltori in 91 euro a tonnellata e questo, infatti, è il prezzo su cui si è arenata la trattativa, in un primo momento.
Ma interrompere il dialogo non era possibile. «In un momento difficile come questo basta una mossa falsa per distruggere il lavoro di decenni. Fortunatamente né gli industriali né gli agricoltori vogliono un esito di questo genere. Sicuramente, non a causa di una divergenza di qualche euro sul prezzo» sottolinea Mutti.
Il quale, a nome degli industriali, ricorda che all’estero il pomodoro è pagato molto meno che in Italia (ma non è della stessa qualità, ribatte il mondo agricolo).
E la Spagna, per fare un esempio, quest’anno potrebbe arrivare a 30 milioni di quintali. Un concorrente temibile, proprio dietro la porta di casa.


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