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La convenienza di una meccanizzazione sempre più spinta condiziona la scelta della forma d’allevamento

Potatura curata o estrema?

Macchina Cimitrice

La scelta della forma d’allevamento del vigneto indirizza ogni scelta operativa legata alle future esecuzione di tutte le operazioni culturali, potatura e gestione della chioma in modo particolare. Con l’affermarsi di una meccanizzazione sempre più spinta e specializzata questo aspetto ha assunto una rilevanza ancora più accentuata sia per la scelta delle attrezzature che per il loro metodo di utilizzo. Basti in questo senso pensare alla necessità di differenziare la tecnica di gestione delle cimature nel caso di sistemi a tralcio rinnovato rispetto a quelli a cordone permanente così come le differenti opportunità offerte dalla prepotatura meccanica di una soluzione rispetto all’altra. Le differenze non riguardano solo il tipo di attrezzatura richiesto all’azienda ma anche la tempistica degli interventi e il loro numero. Il tutto ovviamente con differenti risultati sui costi di produzione complessivi.

L’habitus fa il vigneto
In linea di massima le forme d’allevamento possono essere oggi distinte in due soli grandi gruppi: quelle a cordone permanente e quelle a tralcio rinnovato.


Cordone permanente: Questa famiglia di sistemi comprende tutte quelle forme basate sulla costituzione di un tralcio produttivo permanente a partire da quelle più classiche, Sylvoz e Casarsa, fino ad arrivare al cordone speronato ma anche all’attualissimo cordone libero che è la forma più semplificata in assoluto. Si tratta di sistemi che favoriscono una buona meccanizzazione sia per quanto riguarda la potatura secca che la cimatura estiva soprattutto nelle forme più innovative che nel corso degli anni hanno sempre più ridotto la lunghezza dei tralci produttivi incrementandone al contempo il numero. In questo modo anche la cimatura si è considerevolmente semplificata visto che oggi è basata, soprattutto nelle aree più vigorose, esclusivamente sul taglio e molto più raramente sulla palizzatura dei tralci.


Tralcio rinnovato: In questo gruppo di sistemi di allevamento rientrano tutti i tipi di Guyot ed i sistemi da esso derivati, come per esempio i vari tipi di capovolto, nei quali ogni anno si opera un totale rinnovo dei tralci produttivi. L’esigenza di queste forme di allevamento è quello di disporre di tralci sufficientemente lunghi per la produzione dell’anno successivo e che pertanto devono essere preservati durane tutte le operazioni di cimatura. Per questo motivo su questi sistemi vengono attuate varie soluzioni di palizzatura che possono essere meccaniche o realizzante manualmente mediante la movimentazione dei fili. Su questi sistemi, pur essendo state messe a punto machine in grado di agevolare alcune operazioni, che hanno il principale vantaggio di renderle meno faticose piuttosto che più economiche, la meccanizzazione è particolarmente onerosa nel rapporto costo- beneficio. In effetti sia le palizzatrici che le stralciatrici, essendo macchine molto specialistiche, hanno costi che raggiungono tranquillamente i 20mila euro. Su questi sistemi oggi la meccanizzazione non è in grado di ridurre in modo significativo ed interessante i costi di potatura secca.

Riduzione dei costi
Quando si parla di meccanizzazione della potatura occorre distinguere a quale livello di intervento ci si riferisce e quali sono gli obiettivi che si intende raggiungere. Dal punto di vista agronomico le scelte sulla meccanizzazione possono generare risultati molto differenti che spaziano dal replicare quelli della potatura manuale fino alla completa modificazione della fisiologia della pianta. Allo stesso modo anche i risultati sul contenimento dei costi possono spaziare fra valori molto differenti che spaziano fra il 10% ed il 65% dei tempi di lavoro. Risparmio sui tempi ai quali non necessariamente corrisponde una proporzionale riduzione dei costi visto che, soprattutto per le situazioni estreme, va considerata una maggiore specializzazione del personale, quindi un suo maggiore costo, e maggiori oneri di ammortamento delle macchine. È per questo molto importante effettuare ogni considerazione con obiettività, avendo ben chiaro l’obiettivo da perseguire, per evitare che il raggiungimento della riduzione dei costi di potatura venga vanificata da un eccessivo incremento degli ammortamenti delle macchine e delle manutenzioni. E’ evidente che la meccanizzazione della potatura secca piò essere realizzata con i migliori risultati sulle forme a tralcio permanete.

Potatura meccanica
Quella che generalmente viene chiamata potatura meccanica, quando prevede un passaggio di rifinitura manuale, è di fatto è una prepotatura. La potatura meccanica, intesa come esclusivo passaggio della macchina, nella viticoltura nazionale non è affermata se non a livello sporadico. Molto più complesso è invece il panorama della prepotatura operata con vari livelli di rifinitura e differenti tipi di macchine. L’avvento della prepotatura meccanica, introdotta con l’obiettivo del contenimento dei costi di produzione, la potatura manuale incide per un 18% sui costi complessivi di produzione, ha nel tempo modificato le scelte tecnico –agronomiche dei produttori. Il tipo di speronatura è l’esempio più eclatante che nel tempo è stato adottato, e se vogliamo adattato, anche da aziende nella quali la potatura viene eseguita completamente a mano. Questo dimostra che non è corretto distinguere fra potatura manuale o potatura meccanica ma parlare di forme, di sistemi di potatura, entità dei tagli e carica di gemme. Nel caso del Cordone Libero per esempio, la forma d’allevamento più semplice ed economica da meccanizzare, anche la potatura completamente manuale è molto più economica da realizzare, rispetto ad altri sistemi, per il fatto che non necessita delle stralciatura. Paradossalmente quindi il sistema nel quale la potatura è meccanizzabile per eccellenza è quello nel quale il risparmio economico di tale operazione colturale non è di certo il più significativo.

Potatrici
Le macchine vanno innanzitutto distinte fra potatrici a barre e potatrici rotative. Tutte possono operare a differenti velocità di avanzamento ma quelle barre sono ritenute più adatte ad operare tagli degli speroni a lunghezza definitiva, quindi da non più da raccorciare, perché operano un taglio più netto. Quelle rotative invece sono in grado di effettuare una perfetta stralciatura. Macchine differenti, anche nel costo visto che le rotative costano anche il doppio di quelle a barre, che possono venire utilizzate in modo molto differente.


Quella a barre sono anche adatta a trainare un carrello con compressore e forbici pneumatiche per la rifinitura contestuale in un unico passaggio. In questo modo la macchine lavora al di sotto delle proprie potenzialità, per la velocità ridotta, e vincola alla costituzione di cantieri di lavoro composti da massimo tre persone per macchina (uno che guida il trattore e due che rifiniscono).


Quelle rotative lavorano generalmente in modo indipendente ed a velocità di lavoro superiore tanto che una sola macchina è in grado di servire a molti più ettari. La rifinitura disgiunta dal passaggio della macchina non pone vincoli al numero di persone che possono entrare in campo anche se un taglio meno preciso e più lungo rispetto a quello a barre rende necessari molto più lavoro di forbici e quindi grava sui tempi di manodopera.


Il doppio passaggio meccanico che in certe aziende viene operato con una potatrice rotativa prima, per realizzare la corretta stralciatura, e successivamente con una macchina a barre, per la precisione del taglio, può essere considerato eccessivo, se non altro per i costi ed il maggiore calpestamento in campo. Da questo punto di vista sono da auspicare innovazioni dal punto di vista della meccanizzazione in grado di portare su di una unica macchina la soluzione per le due distinte esigenze abbinando i vantaggi delle due tecnologie.

Il grado di rifinitura
Alcune scuole di pensiero sostengono che la rifinitura disgiunta favorisce interventi troppo perfetti e non permette risparmi sui tempi ai livelli di quelli realizzabili con il cantiere completo. Tesi che potrebbe trovare giustificazioni nel fatto che la rifinitura contestuale non lascia il tempo agli operatori di riflettere più di tanto e si affida maggiormente alla capacità di autoregolazione della pianta. Effettivamente la rifinitura disgiunta necessita di una maggiore professionalità degli operatori nella capacità di operare una potatura essenziale. Il più grande svantaggio della prepotatura meccanica è però quello legato alla necessità di un passaggio preliminare al taglio meccanico per la sistemazione di eventuali tralci da allungare o sostituire e che altrimenti rischierebbero di essere tagliati. Questa operazione, nel caso di potatura completamente manuale, viene eseguita durante la potatura stessa.

Potatura essenziale
I limiti di una potatura essenziale, basata quindi su di una rifinitura molto blanda, non sono legati all’entità ed alla qualità della produzione. Questa in effetti, sulla maggior parte delle varietà, arriva a presentare un maggior numero di grappoli, più piccoli anche nella dimensione degli acini, ma senza grandi differenze di peso e di qualità rispetto ai sistemi che potrebbero essere definiti più curati. Alcune perplessità potrebbero invece essere sollevate circa la longevità degli impianti che, nel momento in cui risultasse inferiore rispetto a quella di vigneti meno innovativi, andrebbe ad interferire sui costi di ammortamento e quindi a vanificare, in parte, i benefici economici. Alcune esperienze portano a dire che a livello di durata produttiva utile in sistemi ben seguiti non dovrebbero esistere sostanziali differenze di durata nel tempo anche se in questi casi le scelte tecniche ed operative, e la professionalità di chi le mette in atto, giocano un ruolo molto più determinante. Certo è che sui vigneti con speronatura estrema la vendemmia deve essere esclusivamente meccanica, non solo per le caratteristiche dei grappoli ma anche per la loro posizione all’interno di una vegetazione estremamente disordinata. Il diraspatore in questo caso è più che mai indispensabile per operare una corretta pulizia dell’uva da eventuali porzioni di tralcio che sono sicuramente più numerosi rispetto a sistemi più rifiniti. La potatura essenziale permette nel migliore dei casi la riduzione complessiva dei costi di produzione, ammortamenti compresi, del 10-12%.

Macchine cimatrici
La potatura verde rispetto a quella invernale è un’operazione che, pur essendo effettuata più volte in un anno, richiede complessivamente molto meno tempo anche se la cimatrice è una macchina che si trova in quasi tutte le aziende: Questo nonostante si tratti di una macchina utilizzata per tempi che, a seconda del fatto cha siano cimatrici semplici o doppie, arrivano ad incidere al massimo fra le 2 e le 4 ore per ettaro l’anno. Proporzionalmente al costo complessivo dell’operazione alla quale sono deputate le cimatrici, il cui prezzo può mediamente variare dai 5.000,00 ai 15,000,00 euro, sono macchine decisamente più costare rispetto alle potatrici pur se queste ultime hanno valori che possono essere anche doppi. Una delle soluzioni più interessanti per il contenimento dei costi da questo punto di vista può essere quella di indirizzarsi a servizi di terzisti od indirizzarsi su marche e modelli il cui telaio principale e tutti i movimenti ed i comandi idraulici, possano servire sia per barre da potatura secca che per organi da cimatura.

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