Prosecco, l’upgrading del “Superiore”

Rinforzare la percezione di qualità e il legame con il territorio. Gli obiettivi del Conegliano Valdobbiadene Docg


prosecco

Roma. Seduti a un tavolino di Trastevere alcuni ragazzi chiedono un Prosecco intendendo però uno spumante generico. Il cameriere, a sua volta ignaro – capita anche questo – torna con una bottiglia di bollicine del centro-Italia. Forza e limiti di un marchio? Un dilemma per gli esperti di comunicazione quando il nome di un prodotto è usato a sproposito per un’intera categoria. Parliamo ovviamente di un pubblico inesperto, ignaro della varietà del mondo spumantistico. Se però un vino di successo diventa tanto popolare tra i consumatori l’uso scorretto ed equivoco del nome può sempre creare qualche problema, promuovere ad esempio – come in questo caso – la vendita di uno spumante che Prosecco non è.

L’arte di distinguersi

Al Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – la denominazione più pregiata dell’universo Prosecco – dopo anni di galoppante crescita sui mercati (72 milioni di bottiglie nel 2013; circa 79 nel 2014; e + 5,5% nel 2015) oggi le energie sono concentrate su un “upgrading” comunicativo: rinforzare la percezione di qualità e lavorare sull’immaginario dei consumatori. «Oggi è più importante puntare sul valore perché ormai siamo saturi: l’offerta è rigida, equivale alla domanda – premette il presidente del Consorzio, Innocente Nardi, che incontriamo nell’incantevole borgo di Rolle, in provincia di Treviso -. Per far questo dobbiamo quindi diffondere ulteriormente il nome del territorio Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e valorizzarlo nella percezione di qualità. È un marchio già ampiamente conosciuto nel mondo, ma va distinto meglio per le sue caratteristiche e qualificato più efficacemente nel sistema».

Difesa “a zona” dalle imitazioni

Gli strumenti che il Consorzio ha messo in campo sono diversi. Il primo è la società “Sistema Prosecco”, costituita nel 2013 dai 3 Consorzi del mondo Prosecco e già impegnata su più fronti contro il Prosecco alla Spina in Gran Bretagna, il Rosecco e i vari Prisecco in Russia, Ucraina e Germania, più altri casi di scimmiottamento e illecita registrazione. Per accelerare i tempi della giustizia, più lunghi e costosi nelle vertenze internazionali, lo scorso novembre è stata firmata una convenzione col Mipaaf e le autorità tedesche che autorizza il Consorzio a segnalare direttamente in Germania i casi d’imitazione, attivando quindi i controlli presso le autorità locali e saltando la procedura iniziale in Italia.

Il villaggio globale è qui

Un progetto più “pacifico”, e foriero di migliori frutti, riguarda invece la candidatura Unesco delle colline del Conegliano Valdobbiadene, un territorio di 15 Comuni “produttori” con scorci da cartolina e sottozone di alto valore paesaggistico, su tutte l’area storica del Cartizze. Predisposto nel 2008 e inserito nella lista delle candidature nel 2010, il “capitolo” Unesco viaggia verso la meta: nel 2016 la valutazione e nel 2017 – dita incrociate – la proclamazione. Questo progetto di “sostenibilità, ospitalità e bellezza” prevede tra le tante il recupero di piccole stalle e ricoveri sparsi tra le vigne per far pernottare gli enoturisti offrendo un’esperienza unica.

Nel frattempo il sistema Conegliano-Valdobbiadene, con un’azione concertata tra pubblico e privato, ha rialzato la posta ottenendo il riconoscimento di Città Europea del Vino 2016, progetto che mette in campo 150 eventi con una promozione complessiva di oltre 5 milioni di € per l’anno in corso (vedi box). Tutto questo, mentre la Strada del Prosecco si prepara a festeggiare il 50esimo compleanno, sempre nel 2016.

Uno e trino

Ma c’è un altro valido motivo per comunicare la differenza del Conegliano Valdobbiadene: …

 

Leggi l’articolo completo su VigneVini n. 3/2016.

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