Favorevole la Coldiretti, aperture anche da Confagricoltura e Cia che chiedono ulteriori verifiche –

In vista della fine delle misure di mercato nel 2012 si affaccia l’ipotesi di un aiuto disaccoppiato ai viticoltori

RIFORMA OCM: Vino, prove tecniche di decoupling

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Prove tecniche di decoupling per il vino.
Il settore, a partire dal 2012, si troverà a fare i conti con un vero e proprio «buco» nella spesa.
A partire da quella data infatti secondo quanto previsto dalla riforma Ocm del 2007, andranno «in pensione » le misure di mercato.
Ovvero le distillazioni (nelle varianti della distillazione di crisi, di quella per produrre alcol alimentare e infine la distillazione dei sottoprodotti) che, insieme agli aiuti all’arricchimento con i mosti, nell’ultimo anno hanno ancora assorbito circa il 43% del budget Ue (circa 129 milioni di euro sui 298 totali).
Ed è soprattutto in questa ottica che da più parti, all’interno della filiera vitivinicola, si è avviata la riflessione sull’ipotesi (prevista dalla riforma) di attivare all’interno del piano nazionale di sostegno, anche un aiuto disaccoppiato ai produttori di vino.
Sotto il profilo della composizione della spesa infatti, nonostante le misure di mercato potranno essere utilizzate ancora per poco, nell’ultima campagna hanno assorbito 12,1 milioni la distillazione di crisi, 28,6 quella per produrre alcol alimentare e 23,6 la distillazione dei sottoprodotti.
A queste vanno aggiunti i 64,6 milioni utilizzati per l’arricchimento con i mosti d’uva concentrati.
A completare il quadro la ristrutturazione dei vigneti (cui sono andati 86,1 milioni di euro) e le new entry della vendemmia verde (18,2 milioni di euro) e delle assicurazioni del raccolto (36 milioni di euro).
In questa ottica, pertanto, anche col debutto della misura per promuovere gli investimenti in cantina (cui andranno 15 milioni di euro il primo anno che saliranno a 40 milioni in seguito) e il raddoppio degli investimenti sulla promozione del vino sui mercati extra-Ue (che arriverà a quota 48 milioni) sembra difficile si riuscirà a coprire il buco di 130 milioni di euro che si aprirà dopo il 2012.
Come fare allora? Ed ecco che si fa avanti con sempre maggiore forza l’ipotesi di un aiuto disaccoppiato.
In Europa in questa direzione si stanno muovendo i viticoltori spagnoli mentre analoghi segnali non vengono, al momento, dalla Francia.
E in Italia? A favore del disaccoppiamento nel settore vitivinicolo si è sempre espressa la Coldiretti che non ha mai nascosto di vedere nel decoupling la possibilità di riportare al mondo agricolo e ai viticoltori, una fetta di finanziamenti che con le misure di mercato hanno in passato preso direzioni diverse. «Restiamo fortemente favorevoli all’ipotesi di attivare il disaccoppiamento in viticoltura – spiegano in Coldiretti –.
Ma al di là del principio siamo anche convinti che occorra procedere con cautela in attesa di conoscere gli orientamenti che emergeranno dalla riforma della Pac».
Nei giorni scorsi una importante apertura sul fronte del disaccoppiamento è venuta da Confagricoltura. «L’applicazione del regime di pagamento unico a favore dei viticoltori – si legge in una lettera inviata da Confagri al Mipaaf – può essere intesa come un’opportunità.
Tuttavia non mancano aspetti che meritano un approfondimento. Occorre un criterio di selezioni dei beneficiari, stimare le superfici interessate e l’entità dell’aiuto a ettaro.
L’applicazione dovrebbe essere nazionale e non regionale e soprattutto occorre una valutazione di impatto sul prezzo dei prodotti.
Un ulteriore ribasso dei prezzi innescato dal decoupling potrebbe infatti annullare i vantaggi per i produttori».
Su una lunghezza d’onda analoga anche la Cia. «Siamo anche noi convinti – spiegano – che un’eventuale applicazione debba essere su base nazionale, altrimenti si finirebbe per privilegiare le regioni che storicamente sono più ricorse alle misure di mercato.
Non bisogna dimenticare che il decoupling deve essere una valvola per chi non riesce a utilizare i fondi e in nessun caso deve diventare una regola indifferenziata.
Allo stesso modo distribuire a pioggia e quindi a tutti un aiuto economicamente poco rilevante non avrebbe effetti sulla competitività. Occorre insomma procedere con valutazioni caso per caso valutando l’impatto della misura. Senza contare – concludono alla Cia – che le risorse che passano al disaccoppiamento rischiano di uscire dall’Ocm del settore.
Una volta disaccoppiati questi finanziamenti sarà molto più difficile sostenere le specificità del vino per le quali occorre avere regole distinte e non finire in una Ocm unica»
 


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