Sburocratizzazione il contributo della filiera del vino


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L’atteso Testo Unico della vite e del vino è stato approvato in Commissione agricoltura della Camera.

Un provvedimento che è frutto del lavoro di squadra della filiera del vino, che non intende disperdere le energie spese fin qui.

Il messaggio che arriva dal 50° Vinitaly, all’incontro tra Agrinsieme, Federvini, Federdoc, UIV e Assoenologi è chiaro: il Testo Unico rappresenta la risposta politica alle istanze delle organizzazioni che da tempo chiedono una semplificazione delle norme e una sostanziale sburocratizzazione delle procedure in materia vitivinicola, ma occorre continuare a lavorare in modo sistematico per rafforzare l’attenzione sul comparto e riportare il punto di vista delle aziende al centro della discussione per la determinazione delle politiche vitivinicole.

Il presidente di Confagricoltura Mario Guidi ha evidenziato come la filiera sia riuscita anche ad avere una posizione univoca nella sensibilizzazione della politica interna ed estera, favorendo la sospensione della discussione della Commissione europea sull’ipotesi di liberalizzazione, nell’etichettatura dei vini senza indicazione geografica, dell’uso dei nomi di varietà attualmente riservate a Dop e Igp.

Dino Scanavino, presidente Cia, ha segnalato la necessità di tutelare con convinzione i vini e i loro territori di origine, che negli anni sono diventati strategici anche dal punto di vista turistico, sviluppando capacità attrattive di respiro internazionale. E ha fornito i numeri del patrimonio da difendere: 650mila ettari vitati, 385mila aziende agricole e 65mila imprese nelle fasi industriali di vinificazione e trasformazione, 5,4 miliardi di euro di export, pari al 15% di tutto l’agroalimentare.

Un invito a spendere bene le risorse è arrivato anche da Domenico Zonin, presidente dell’Unione Italiana Vini, il quale ha ricordato come la richiesta di autorizzazioni a nuovi impianti sia stata di oltre 66mila ettari (40mila soltanto in Veneto e Friuli) a fronte di una dotazione di circa 6mila.

«Questo significa che il comparto è vivo – ha affermato – ma bisogna fare attenzione al rischio di sovrapproduzione e spendere bene i fondi per la promozione internazionale: 102 milioni di euro all’anno dall’Ocm vino, più altrettanti delle aziende, sono molti, ma si possono sfruttare meglio». Zonin suggerisce a riguardo una migliore divisione della quota regionale sulla base della propensione all’export e non solo della superficie vitata, oltre a una prospettiva di investimento orientata non esclusivamente su nuovi mercati, ma sul rafforzamento di quelli più dinamici.

Nel mondo le nostre denominazioni subiscono tuttavia continui attacchi di contraffazione e agropirateria. Il presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro auspica a riguardo negoziati bilaterali per aiutare il settore a difendere il patrimonio vitivinicolo italiano «consentendo l’effettiva tutela delle denominazioni di origine e riconoscendo agli Stati produttori il diritto di intervenire in ambito internazionale facendo cessare gli abusi». Ricci Curbastro chiede anche maggiore attenzione da parte della stampa alle questioni vinicole «così come accade in Francia, dove i problemi del comparto sono affrontati come questioni economiche di primaria importanza».

In attesa della chiusura dell’iter parlamentare del Testo Unico senza colpi di scena, la filiera del vino invoca una visione generale lungimirante per il settore, con una valutazione delle misure di sostegno sempre approfondita e condivisa.

 

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