Sicilia – I doni del gigante buono

Le aziende, le tecniche, le aspirazioni, la qualità, i vitigni. Così la pietra lavica dell’Etna è diventata il segreto del rinascimento dell’enologia siciliana


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Vigna Barbagalli si trova a 900 metri di altitudine sul versante Nord dell’Etna, nella contrada Rampante di frazione Solicchiata, nel comune di Castiglione di Sicilia. Appartiene all’azienda Pietradolce, undici ettari di vigneti della celebre famiglia di vivaisti Faro che nel 2005 decise di salvaguardare e valorizzare il patrimonio viticolo della zona, in particolare di due appezzamenti in contrada Rampante e uno in contrada Zottorinoto. Per raggiungere Barbagalli occorre salire tra piccoli fazzoletti di vigneti, ulivi, mandorli, mimose, fichi, pietre laviche. Man mano che ci si arrampica, si scopre che cosa sia in grado di racchiudere questo vulcano e che cos’abbia di davvero unico.

L’alberello ante-fillossera di Pietradolce

L’Etna ha stregato vecchi contadini e nuovi vignaioli, giovani generazioni tornate qui per coltivare la vite. Il vulcano è uno scrigno che non smette mai di fumare e che racchiude tanti gioielli accomunati dalla sua terra nera. Vigna Barbagalli è uno di quelli più preziosi: un ettaro di terreno franco sabbioso con abbondante presenza di scheletro, coltivato a Nerello Mascalese, con viti ad alberello di oltre 80 anni di età, pre-Fillossera, disposte ad anfiteatro per sfruttare al meglio il particolare microclima. Ne derivano grappoli di uva dalla buccia molto spessa, destinati a diventare l’Etna Rosso più importante dell’azienda.

La cantina di Pietradolce, ai piedi degli appezzamenti in Solicchiata con affaccio sulla strada provinciale, è in fase di ultimazione: il progetto della proprietà è renderla un continuum con il territorio circostante sfruttando la migliore arte vivaistica di cui i Faro sono maestri, nel rispetto ed esaltazione del luogo.

L’Etna è una delle prime doc, risale al 1968 e comprende 20 Comuni della provincia di Catania tra i 400 i 1000 metri di altitudine. Siamo al Sud, ma in quota, in un terroir ricco di energia e mai uguale a sé stesso, neanche nel raggio di poche centinaia di metri. Circostanza che contribuisce ad arricchire il patrimonio vitivinicolo di questa porzione di Sicilia così lontana dall’immaginario collettivo di isola mediterranea.

La storia viticola dell’Etna ha origini antichissime e oggi vive una nuova giovinezza. Sul versante rivolto a Settentrione si coltivano per lo più Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto, i quali, vendemmia dopo vendemmia, hanno conquistato finezza ed eleganza al punto da mettere in secondo piano altri vitigni internazionali, Chardonnay, Viognier e Merlot che qui hanno sempre trovato condizioni microclimatiche per esprimersi al meglio. La moderna primavera dell’Etna ha un vantaggio: le nuove generazioni di viticoltori sono spesso fondatori delle aziende, giovani che hanno scelto di stare qui e aprirsi al mondo, in alcuni casi abbandonando bozze di vita imbastite altrove. Forti delle proprie radici, consapevoli del patrimonio di cui sono custodi, i viticoltori siciliani di oggi conoscono le lingue, sanno come attirare il resto del mondo e raccontare il proprio; hanno individuato i competitors e con loro si confrontano a testa alta.

Le contrade dei Graci

Da nove anni nel mese di aprile, dopo il Vinitaly, la cantina Graci ospita “Le contrade dell’Etna”, una sorta di “un anno in un giorno” in cui circa un centinaio di viticoltori della zona presentano l’ultima annata dei propri vini. Un appuntamento sempre più partecipato, a dimostrazione di come la viticoltura qui sia fervida, con un futuro che è appena iniziato. Alberto Aiello Graci conduce l’azienda con vigneti nella Valle dell’Alcantara e ha un ruolo attivo nel Consorzio di Tutela della doc Etna (è vicepresidente), a conferma dell’impegno e della fiducia verso questo territorio: “Siamo gli ultimi in Europa a raccogliere le uve, pur trovandoci in un’isola del Meridione. Questo di per sé è un elemento da raccontare, perché alza il sipario su uno spettacolo straordinario del quale noi siamo protagonisti. Inoltre, è singolare come questo territorio, pur avendo la stessa origine, abbia diversa maturità e tessitura da zona a zona, capace di dare vita a vini molti differenti, anche se provenienti da vigneti poco distanti uno dall’altro”. Nerello Mascalese, Carricante sono i principali vitigni coltivati da Graci nelle varie contrade, con parte di impianti ad alberello, parte a piede franco, tra i 600 e i 1000 metri di altezza: qui a quota mille, in contrada Barbabecchi in frazione Solicchiata, il vigneto di Nerello Mascalese si estende per un ettaro e mezzo ed è stato impiantato un centinaio di anni fa, a piede franco. A questa altitudine la vendemmia si svolge a novembre, ed è forse la più tardiva d’Europa.

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Mario Ronco (a sinistra) e Alberto Cusumano.

Cusumano, il cru ad anfiteatro

Contrada Guardiola, tra gli 800 e i 1000 metri slm nel comune di Castiglione di Sicilia, dà il nome al “cru” di Alta Mora, la cantina dell’azienda Cusumano recentemente edificata per la vinificazione delle uve nella doc. Contrada Guardiola, a parte il cru che nasce in due ettari di vigneto di 60 anni, è in realtà un progetto più ampio che riguarda 7 ettari di terrazzamenti ad anfiteatro totalmente rifatti. “Le viti di Nerello Mascalese sono state impiantate con cura ad alberello con una densità di 10.000 ceppi per ettaro su un terrazzamento di muri di pietra lavica fatti a mano, a secco – dice Alberto Cusumano – Per costruirli ci vuole abilità, tempo e soprattutto qualcuno che ti insegni a mettere in pratica antiche tecniche artigianali”. Il legno dei pali del vigneto è di castagno e proviene dal bosco adiacente, nel rispetto dell’identità territoriale e del progetto globale dell’azienda: qualsiasi dimensione prospettica, salendo a Guardiola, permette di cogliere la perfetta frequenza ritmica dell’impianto. Il merito di questo lavoro, si dice, è di Gaspare Dara, consulente agronomico e amico della famiglia Cusumano che ha sovrainteso alla rinascita di Guardiola.

Poco distante, a Pietramarina, ai piedi di un agglomerato roccioso con Castiglione di Sicilia sullo sfondo, le vigne di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante sono disposte in filari. “Togliamo lo Chardonnay – precisa l’enologo Mario Ronco –per concentrarci sui vitigni autoctoni che sanno interpretare con eleganza le caratteristiche pedoclimatiche di questo territorio, mantenendone la mineralità”. Impianti ad alberello e filari si alternano nelle altre contrade dell’azienda a Solicchiata, Verzella e Feudo di Mezzo.

La cantina di Alta Mora sorge (con due sole strutture cubiche, il resto è ipogeo) a Verzella, a fianco di un baglio che i Cusumano hanno recuperato rendendolo un vero e proprio coup de coeur. All’interno della cantina la barricaia, sotto terra, ha mantenuto una parete a roccia che permette di vedere la composizione del suolo etneo.

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Francesco Cambria.

Cottanera, sul ciglio della sciara

“Abbiamo dovuto edificare la sala degustazione per far fronte alle richieste sempre più numerose degli enoturisti”. È Francesco Cambria, contitolare dell’azienda Cottanera con i fratelli Mariangela ed Emanuele e lo zio Enzo, a confermare come questa porzione di Sicilia nel giro di qualche anno sia diventata una delle mete preferite dei wine lovers internazionali alla ricerca di qualcosa di nuovo e di unico. L’azienda si estende per un centinaio di ettari, di cui 65 vitati, e ha sede in contrada Iannazzo: la sala degustazione ha una vista mozzafiato sui filari e sul vulcano che permette di dare un volto a quello che si sta assaggiando.

Cottanera è il nome di un antico borgo rurale che limita i vigneti di famiglia lungo il fiume Alcantara. Si deve alla lungimiranza di Guglielmo Cambria, padre di Francesco, la fortuna di quest’avventura: insieme al fratello Enzo decise di estirpare un esteso noccioleto per impiantare vigneti, dapprima vitigni internazionali, poi quelli autoctoni. Oggi l’azienda annovera Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Mondeuse e i vitigni a bacca bianca Inzolia, Carricante, Catarratto e Viognier. “La manodopera in vigna si avvale della sensibilità femminile – racconta Francesco – Le donne hanno dimostrato maggiore precisione nella selezione, per questo abbiano una squadra di 25 esperte che sono attive anche nelle operazioni di vendemmia”. In cantina regnano tecnologia e tradizione, con la supervisione dell’enologo e agronomo Lorenzo Landi. Il gioiello di famiglia è Zottorinoto, Etna Rosso Riserva derivante dal vigneto di Nerello Mascalese dell’omonima contrada a circa 800 metri di altitudine. Le viti hanno oltre 60 anni di età, sono allevate in parte ad alberello e in parte a cordone speronato, con una densità per ettaro variabile da 10.000 a 6.600 ceppi. La resa è limitata a 40 quintali per ettaro. Un’esclusiva degustazione ci permette di degustare en primeur il frutto delle vendemmie dei due impianti (alberello e spalliera) prima di diventare corpo unico ed apprezzare così le singole sensazioni gustative.

Spazio anche ai bianchi

I vini bianchi (Etna Bianco doc e Barbazzale Bianco) derivano dalla contrada Iannazzo, dove il terreno ha una buona dotazione idrica per la presenza di una sorgiva. Completa la gamma dei vini Cottanera una limitatissima produzione di metodo classico brut da Nerello Mascalese che affina 36 mesi sui lieviti e almeno 12 in bottiglia.

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Leggi l’articolo completo su VigneVini n. 2/2016.

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