OCM VINO –

La capacità di innovare sarà fondamentale per creare un vantaggio competitivo rispetto ai player del nuovo mondo, sempre più aggressivi sul mercato globale

Sostegno all’innovazione new entry che (speriamo) farà la differenza

vigneto su un trattore


La nuova Organizzazione comune dei mercati (Ocm), il Reg. (CE) 1308/2013 (applicabile dal 1° gennaio 2014) ha previsto alcuni cambiamenti sul fronte delle misure di sostegno al settore vitivinicolo.


Misure in parte confermate (in particolare la ristrutturazione dei vigneti e la promozione che assorbono il 70% del budget), in parte (tra quelle in phasing out) escluse rispetto al passato e una misura, l’«innovazione», introdotta ex novo tra i progetti finanziabili dall’Ocm (art. 51 del Regolamento).


Quali novità e (soprattutto) quali possibilità per le imprese vitivinicole europee per sfruttare la nuova misura del programma di sostegno per poter migliorare le prospettive del mercato e la competitività dei prodotti vitivinicoli dell’UE.


E quali possibili criticità dovute alla parziale sovrapposizione con la misura degli investimenti (anch’essa già prevista dalla precedente Ocm) e con le iniziative previste dai Psr regionali.

Gli investimenti “progressisti”,
confluiti nell’«innovazione»
La misura dell’«innovazione» prevede sia il finanziamento dell’innovazione tecnologica (“materiale”) che quella organizzativa (“immateriale”), destinati allo sviluppo di nuovi prodotti, trattamenti e tecnologie; iniziativa che si affianca alla preesistente misura relativa agli «investimenti», rivista rispetto alla vecchia programmazione quinquennale 2008-2013.


In particolare, l’attuale formulazione del programma «investimenti» (art. 50 del Reg. (CE) 1308/2013) ha esteso l’applicabilità della misura, oltre alle iniziative di miglioramento del rendimento dell’impresa, anche all’adeguamento dell’organizzazione della vendita rispetto alle richieste di mercato, al miglioramento del risparmio energetico e allo sviluppo di trattamenti sostenibili; così come nel contempo, rispetto alla precedente versione, gli investimenti più “innovativi” sono stati trasferiti nell’ambito della new entry misura dell’«innovazione».


In altre parole la nuova Ocm ha scommesso sull’innovazione delle imprese dedicando specifiche risorse al finanziamento di progetti e programmi ritenuti strategici per il futuro del settore vitivinicolo europeo.


La Commissione UE – con un Regolamento delegato del 11 marzo 2014 che ha integrato il Reg. (CE) 1308/2013 – ha poi precisato, tra l’altro, l’ambito di applicazione della nuova misura stabilendo, tra l’altro, la non-ammissibilità dei semplici investimenti di sostituzione di beni e strumenti nel caso gli interventi non siano finalizzati allo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie.

Il rinnovamento “immateriale”
Con il decreto ministeriale 4 marzo 2011, in fase di prima attuazione della misura «investimenti», ciascuna Regione – tenendo conto dei criteri di “demarcazione” rispetto alle iniziative previste dai Psr – ha individuato un elenco (poi modificato) di progetti e operazioni finanziabili (nel limite massimo del 40% della spesa effettivamente sostenuta) nell’ambito del piano nazionale di sostegno (PNS).


Accanto agli investimenti “materiali”, già all’epoca alcune Regioni ebbero modo di inserire progetti più innovativi, anche “immateriali”, come quelli legati alla migliore organizzazione aziendale, allo sviluppo di tecnologie di informazione e comunicazione e al commercio elettronico che tuttavia in alcuni casi, anche in considerazione della situazione economica generale, non hanno riscontrato particolare successo.


La nuova misura dell’«innovazione», include e finanzia anche i progetti di “rinnovamento” organizzativo così come il trasferimento di conoscenze e gli studi-pilota; proprio per questo motivo (e per l’affinità che mette in relazione ricerca e innovazione), i centri di ricerca possono partecipare attivamente ai progetti finanziati dai beneficiari, così come le organizzazioni professionali.

Progetti finanziabili, tra network
e informatizzazione
Tra le attività e i progetti finanziabili rientrano anche lo sviluppo di network d’impresa e la progettazione di sistemi di logistica aziendale che, oltre a migliorare le performance imprenditoriali, possono contribuire in maniera sostanziale alla riduzione dei costi.


Il concetto di network d’impresa, entrato nel linguaggio e nella prassi comune nel settore terziario, ha cominciato a farsi spazio anche in quello primario.


In realtà nel comparto vitivinicolo sono sempre più diffuse forme di collaborazione integrata tra imprese in particolar modo tra realtà che operano nella gestione e nell’esecuzione di particolari e più avanzate pratiche enologiche, sempre più spesso esternalizzate a partner specializzati; così come la cooperazione che, di fatto, rappresenta di per sé un sistema simile alla rete d’impresa.


Particolarmente interessanti sono i network di commercializzazione, nati per favorire la creazione di un circuito di promozione e di offerta sul mercato di prodotti agricoli e agroalimentari, iniziativa che si affianca all’implementazione di piattaforme di commercio on line (fenomeno sempre più diffuso), già previste da diverse Regioni.


Un’altra particolare forma di rete d’impresa è il network logistico, che prevede l’impostazione di reti di imprese vitivinicole e soggetti a valle tra loro coordinati secondo il criterio del supply chain management, sistema che include il supporto di sistemi informativi avanzati in grado di gestire con efficienza i flussi di informazioni, materiali e prodotti.


Si tratta di progetti costosi e di grande sforzo progettuale che prevedono lo sviluppo di una piattaforma software e di sistemi di automazione dei processi, in generale una ri-organizzazione e l’informatizzazione delle attività di gestione commerciale e documentale delle imprese coinvolte.


Il programma di sostegno potrebbe poi finanziare la predisposizione di network integrati tra operatori filiera, istituti di ricerca e sperimentazione, così da migliorare il sistema e realizzare una maggiore capacità di produrre innovazione; infatti, un altro ambito di sostegno previsto dal PNS è proprio il trasferimento di conoscenze (vicino al concetto di network) essenzialmente finalizzato alla condivisione, tra gli attori della filiera vitivinicola e della ricerca, di esperienze e know-how (vedi box).

Quali considerazioni
Sono ampi i margini di intervento per poter finanziare interventi e iniziative “immateriali”, in grado di poter contribuire alla modernizzazione e alla ri-organizzazione del settore vitivinicolo.


Oggi, nella maggior parte dei casi, l’imprenditoria vitivinicola si affida ai tradizionali schemi produttivi e commerciali, nell’ambito dei quali ciascun operatore rappresenta un’entità indipendente e spesso anche poco coordinata rispetto al distretto produttivo di cui fa parte.


La notevole frammentazione aziendale che caratterizza (anche) il settore vitivinicolo (rappresentato tra l’altro da una base produttiva molto ampia e, in proporzione, da pochi imbottigliatori e confezionatori) certamente non aiuta e rappresenta un ostacolo al collaudo di nuovi modelli organizzativi come il network d’impresa e l’informatizzazione.


Tra l’altro, al di là del vantaggio competitivo, network e logistica, così come l’informatizzazione, sono in grado di rendere maggiormente efficiente il management e la gestione dei processi e, di conseguenza, possono essere sfruttate per realizzare interessanti sinergie (anche mediante lo sviluppo di economie di scala) in grado di consentire, oltre ad un miglioramento delle performance, anche una riduzione dei costi.


In ogni caso, sarà fondamentale prevedere chiare regole e criteri per definire l’ambito di applicazione del programma di sostegno nonché di distinzione, in modo da scongiurare il rischio di duplicazione tra il PNS e il PSR e, di conseguenza, per evitare rallentamenti in fase di avvio della nuova programmazione quinquennale, che già avevano caratterizzato il precedente programma; non a caso, l’avvio della misura «investimenti», previsto per il 2010, è slittato al 2011 e le risorse assorbite sono state nettamente inferiori a quanto preventivato, 6,6 milioni di euro per il 2011 e, per il 2012, 23,8 milioni di euro rispetto ai 40 milioni stanziati.


Si deve poi tenere in considerazione che la possibilità del finanziamento potrebbe da sola non bastare per indirizzare la scelta dell’investimento verso progetti “immateriali” e innovativi che devono essere condivisi con la filiera nella prospettiva di una maggiore integrazione e competitività di tutti i soggetti che ne fanno parte.


Si tratta comunque di un’opportunità da non perdere, da incoraggiare e promuovere, anche per cercare di tenere il passo dei competitor d’oltreoceano che stanno progressivamente modificando (a livello globale) la mappa della domanda e dell’offerta enoica.


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