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Uscita dalla porta, la misura di emergenza stava per tornare nella penisola iberica dalla finestra degli interventi di stabilizzazione nascosti tra le pieghe della nuova Ocm. Ma la riduzione dei raccolti della campagna 2014 ha convinto in extremis Madrid a desistere

Spagna, ultimo atto: la distillazione non si fa

Vendemmia

È da mesi che in Spagna si susseguono notizie contraddittorie circa l’attivazione di un ritiro dal mercato di un massimo di 4 milioni di ettolitri di vino, mediante invio a distillazione per fini energetici o industriali. A spiegare la difficoltà di giungere a una decisione definitiva sono le caratteristiche della misura, che avrebbe dovuto attuarsi sotto forma di una distillazione obbligatoria e a costo zero, ovvero senza aiuti, perché prevista come “norma di commercializzazione” in applicazione dell’articolo 167 del regolamento 1308/2013 sull’OCM.


Per capire le modalità applicative prescelte bisogna considerare i cambiamenti intervenuti nell’OCM durante gli ultimi anni. Dal 1° agosto 2012, infatti, la distillazione di crisi è uscita dall’elenco delle misure finanziabili con i programmi di sostegno e dunque con i fondi dell’Unione europea. Per la verità gli Stati membri possono ancora sovvenzionare la distillazione in caso di crisi con fondi nazionali, ma la Spagna non è orientata ad utilizzare questa opportunità, preferendo piuttosto far rientrare un’eventuale distillazione nella categoria delle norme di commercializzazione che, sempre in base all’OCM, gli Stati membri possono istituire al fine di migliorare e stabilizzare il funzionamento del mercato dei vini (vedi box).

I guasti di una vendemmia record


Ma facciamo la cronistoria. La vendemmia record del 2013, con 53,5 milioni di ettolitri di vino prodotti, ha determinato sul mercato spagnolo una situazione contrassegnata da eccesso di offerta e un deciso ribasso delle quotazioni.


È in questo contesto che lo scorso 9 luglio il ministero dell’Agricoltura spagnolo e le associazioni di settore hanno concordato l’attivazione di una distillazione con queste caratteristiche.


La prospettiva non è stata ovviamente ben accolta dai produttori che durante l’estate, attraverso diverse associazioni di rappresentanza, hanno comunque espresso preoccupazione e insoddisfazione, ritenendo la misura discriminatoria (penalizzante per le cantine che avevano pagato le uve) e inefficace (generando una forte incertezza per la vendemmia attuale, avrebbe potuto favorire fenomeni speculativi e quindi una maggiore instabilità del mercato).


Il Ministero spagnolo ha tenuto conto di queste istanze e, in attesa dei dati aggiornati sulle giacenze e di previsioni più accurate sulla produzione del 2014, ha tenuto in sospeso la decisione fino a settembre.


Con la pubblicazione del Real Decreto 774/2014 del 12 settembre la distillazione di vino sembrava ormai approvata. Questa disposizione, infatti, ha stabilito in generale i requisiti e i contenuti che deve avere una regola di commercializzazione nel settore del vino e ha approvato al tempo stesso la regola per la campagna 2013/14 nella forma di una distillazione.

La stabilità del mercato


Per quanto riguarda la parte generale, il provvedimento prevede che con ordinanza del Ministero dell’agricoltura si possano stabilire norme di commercializzazione con lo scopo di regolamentare l’offerta. I prerequisiti sono che le condizioni del mercato lo giustifichino in base ai risultati di un’analisi e che si tenga conto del parere delle Comunità autonome dove ricadono la regione o le regioni produttrici interessate, e delle raccomandazioni del settore, in particolare delle organizzazioni interprofessionali (da ricordare la recente istituzione dell’OIVE, Organizzazione interprofessionale del Vino). Le norme di commercializzazione in generale possono basarsi su un ritiro temporaneo o definitivo del prodotto e in nessun caso possono dar luogo a un ritiro eccessivo rispetto alla produzione della campagna, dovendo inoltre rispettare quanto disposto dall’articolo 167 del regolamento 1308/2013 (vedi box).

Obiettivi, meccanismi e controlli


È previsto che le norme di commercializzazione contengano: obiettivi, meccanismi, campagna di commercializzazione, quantità e caratteristiche del prodotto interessato, regione produttrice in cui si applica la norma, viticoltori o produttori coinvolti e loro obblighi, eccezioni, controlli specifici, ecc.


Ma veniamo all’immediato: per la campagna 2013/2014, in particolare, la norma di commercializzazione contenuta nel Real Decreto prevedeva il ritiro definitivo di giacenze di vino considerate eccedentarie mediante consegna alla distillazione di vino bianco dichiarato come vino senza indicazione geografica nella dichiarazione di produzione della campagna 2013/14. La quantità da consegnare doveva comunque essere stabilita in funzione delle dichiarazioni di giacenze del vino al 31 luglio 2014 e dell’evoluzione del mercato, fino a un massimo di 4 milioni di hl.


Mancava perciò solo l’atto finale del Direttore Generale del Ministero, a cui il Real Decreto rimandava, per rendere noti: le regioni a cui applicare la norma, il rendimento soglia (sulla base del quale individuare i produttori soggetti alla norma) e il volume di vino che ogni produttore interessato avrebbe dovuto consegnare alla distillazione. Nel frattempo era già stata fissata la data, il 15 ottobre 2014, per la firma dei contratti di consegna con i distillatori riconosciuti e per la consegna del vino alle distillerie.

Stop in zona Cesarini


Prima dell’atto finale c’era solo un’ultima riunione tra Ministero e rappresentanti del settore (produttori, trasformatori e distillatori), in calendario il 19 settembre, per analizzare i dati su giacenze e produzione e gli andamenti del mercato e quindi definire gli ultimi parametri applicativi della regola per la campagna 2013/2014. La riunione si è fatta e per decisione unanime del settore si è stabilito di non ricorrere alla distillazione. Il Ministero ha spiegato che, essendosi notevolmente ridimensionate dopo il 31 marzo, le giacenze di vino senza indicazione geografica che potevano essere distillate ammontavano a 800 mila ettolitri. Il settore vitivinicolo, dal canto suo, ha fatto presente che la produzione di vino e mosto in questa campagna 2014/2015 potrebbe attestarsi intorno a 40-43 milioni di ettolitri, lontano dunque dal record degli oltre 53 milioni di ettolitri del 2013. Insomma, in questo contesto gli 800 mila ettolitri di vino eccedenti potranno essere riassorbiti dal mercato.


La regola prevista nel Real Decreto 774/2013, comunque resta, come strumento a servizio del settore che potrà applicarsi in futuro qualora necessario. In assenza di un sostegno dell’Unione, ed escludendo finanziamenti nazionali, non resterà quindi che l’autoregolazione del settore chiamato a produrre quello che è in grado di vendere.


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