L’«oro rosso» è tornato a brillare –

Con l’aiuto Ue gli agricoltori incassano 117 euro a tonnellata – Ora serve una migliore programmazioneUn’annata soddisfacente. Nonostante i venti di crisi sui mercati internazionali e i costi produttivi che sono aumentati per tutti, agricoltori e industriali. Ma anche tenuto conto dei timori per una nuova Organizzazione comune di mercato che, con l’applicazione del disaccoppiamento parziale degli aiuti, non si sapeva bene dove avrebbe portato.

SPECIALE CONSERVE VEGETALI – POMODORO

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Un’annata soddisfacente. Nonostante i venti di crisi sui mercati internazionali e i costi produttivi che sono aumentati per tutti, agricoltori e industriali. Ma anche tenuto conto dei timori per una nuova Organizzazione comune di mercato che, con l’applicazione del disaccoppiamento parziale degli aiuti, non si sapeva bene dove avrebbe portato.

La campagna 2008 per il pomodoro destinato alla trasformazione è stata accompagnata da condizioni meteorologiche quasi ottimali. Con una primavera problematica per le piogge battenti, è vero, ma con un prosieguo di stagione che alla fine ha consentito di raccogliere, e lavorare, il pomodoro fino a circa metà ottobre. Da Nord al Sud d’Italia, dove l’ottima qualità della materia prima ha consentito ai produttori di spuntare prezzi di gran lunga superiori a quelli dell’anno scorso.

Nel complesso, a livello nazionale, dagli oltre 68mila ettari seminati quest’anno (dati Agea) sono stati ottenuti e lavorati 49,3 milioni di quintali, a fronte dei circa 46 milioni dell’anno scorso; meno comunque dei 58 milioni contrattati a febbraio tra organizzazioni agricole e associazioni industriali. Una produzione dunque leggermente inferiore alle aspettative. Che se da un lato non sta creando problemi di eccedenze, dall’altro potrebbe portare a un lieve deficit di prodotti finiti sul mercato. Molto ora dipenderà dall’andamento dei consumi.

«A questo punto – riflette Gianni Brusatassi, presidente dell’Asipo di Parma e di Uiapoa (Unione nazionale dei produttori) – dobbiamo scongiurare il pericolo che nuovi agricoltori decidano di seminare pomodoro. Con l’industria dobbiamo definire quanto prima i quantitativi per la prossima stagione, magari anche per bacini. I contratti sarebbe meglio anticiparli a gennaio».

Del resto, la campagna è stata remunerativa. Al Nord, dove è stato sottoscritto un accordo d’area di filiera, il prezzo di riferimento è salito a 79,5 euro a tonnellata, dai 49 dell’anno scorso, con un’impennata del 62% che ha tenuto conto dei maggiori costi di produzione sostenuti dagli agricoltori e dal sostanziale esaurimento delle scorte di prodotti finiti.
Ma al prezzo concordato con l’industria va aggiunto l’aiuto comunitario previsto dall’Ocm, che dai 27,8 euro a tonnellata della passata stagione, quest’anno con la riforma si presenta in forma accoppiata al 50% (e disaccoppiata per l’altro 50%) e pagato a ettaro per un importo stimato di circa 38 euro. Risultato, un incasso che dovrebbe aggirarsi sui 117,5 euro, a fronte dei 76,8 del 2007.

Un caro-pomodoro, d’accordo, in parte assorbito dai maggiori prezzi dei fattori di produzione, dalle sementi, al gasolio, all’energia elettrica. Che le imprese di trasformazione, dal canto loro, hanno dovuto ammortizzare con inevitabili ritocchi dei listini dei prodotti finiti.

«Per noi è stata sicuramente una botta – racconta Lorenzo Cempini, presidente del gruppo derivati del pomodoro di Aiipa (l’associazione delle imprese del Nord) e titolare di Emiliana Conserve, azienda leader nazionale con sede a Busseto (Parma) –. Ora nelle nostre zone non si trova più un chilo di prodotto. Da parte nostra ci siamo comunque impegnati a pagare il pomodoro agli agricoltori a 60 giorni dalla consegna. Per il 2009 credo proprio che ne dovremo riparlare. Anche perché l’aiuto accoppiato, sia pure al 50%, continua a premiare oltre modo la parte agricola. Questo ritorno d’interesse per il pomodoro ci preoccupa, anche perché i prezzi di altre coltivazioni, a cominciare dai cereali, continuano a scendere».

È andata ancora meglio per gli agricoltori del Sud, dove l’ottima qualità della materia prima, nonostante l’assenza di un contratto d’area, ha consentito di spuntare prezzi fino a 115 euro a tonnellata. «A questi – ricorda Nicola Calzolaro, direttore di Anicav (associazione delle imprese conserviere del Sud) – va però aggiunto la parte di aiuto accoppiato: 1.300 euro a tonnellata». Importi che Agea si sarebbe già impegnata a liquidare entro gennaio.

«Noi siamo perfettamente consapevoli degli incrementi dei costi che hanno dovuto sopportare gli agricoltori – riflette Marco Serafini, presidente dei trasformatori mondiali e titolare della Desco di Terracina (Latina) –. Ma i prezzi che paghiamo loro abbiamo poi dovuto assorbirli a nostra volta rialzando i listini. E ora bisognerà vedere come si muoveranno i consumi».

Quelli sui mercati esteri, per ora, continuano a tirare. Nei primi sette mesi dell’anno hanno superato i 651 milioni, con un balzo di oltre il 18% rispetto allo stesso periodo del 2007. Un dato più che confortante che ha portato il saldo commerciale attivo a 585 milioni. Non poco, per un settore che annualmente fattura circa 1,9 miliardi. Una spinta in più per programmare ancora meglio la produzione la prossima campagna.


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