DOSSIER BOLLICINE –

Complessivamente positivi i saldi con l’estero che tuttavia, visti in maniera disaggregata per Paese cliente e per segmento commerciale, inducono a qualche preoccupazione

Spumanti sempre in volata, trainati dal prosecco

bicchieri flute di spumante

Nell’ambito del comparto vitivinicolo, non è una novità, il segmento spumanti ha fatto registrare negli ultimi anni dei numeri da record, sia in termini di volume che di fatturato.
E con questo trend, anche l’ultimo semestre – secondo i dati Ismea – e stato caratterizzato da un bilancio altrettanto positivo sul fronte export, con un incremento, rispetto allo stesso periodo 2013, pari a +20% e +16% rispettivamente per quantità e introiti.

Quali numeri
Ammontano quasi 1 milione di ettolitri gli spumanti venduti all’estero e, in particolare, i dati Ismea delineano una domanda estera che si e concentrata alle tipologie Dop che infatti hanno registrato un sostanziale complessivo incremento; a sollecitare le vendite oltrefrontiera delle tipologie territoriali ha certamente contribuito – cosi come nel 2013 – il Prosecco (+38% solo nel primo semestre 2014), un sistema che deriva da una strategia produttiva e commerciale che ha progressivamente modificato e sviluppato le potenzialità del distretto enoico.
Per quanto riguarda invece la Dop “Asti” spumante (contrariamente alla crescita registrata in termini di volume nei mercati extra UE), la produzione ha subito nel semestre una flessione pari a -7%.
In generale, per quanto riguarda i paesi clienti UE di maggior interesse e da rilevare – nel primo semestre 2014 – il ruolo del Regno Unito (+52%), Austria (+72,5%), e dei Paesi Scandinavi, Svezia, Norvegia e Finlandia rispettivamente +81%, +71,6% e +62,2% in termini di volume.
Anche sul fronte extra UE, oltre agli Stati Uniti (+17,7%), la domanda estera si e concentrata in Giappone (+18,8%) e – a confermare il buon andamento 2013 – in Cina (+85,5%).
Anche dal punto di vista del fatturato, incrementi a due cifre si registrano per Regno Unito (+40,7%), Stati Uniti (12,1%) e Lettonia (+63,3%) cosi come gli introiti sono particolarmente positivi e incoraggianti per i Paesi Scandinavi e Cina (+46,6%).
La nota dolente riguarda invece la Germania che – cosi come accaduto nel corso del 2013 – ha fornito indici negativi sia in termini di volume che di introiti e per la Russia che, complice la difficile congiuntura socio-politica, ha visto crollare la domanda di vini spumanti rispetto alle interessanti performance 2013, -30,8% e -42,2% rispettivamente in termini di volumi e di fatturato.
I dati Istat (disaggregati per singola tipologia), relativi al periodo gennaio-luglio 2014, aiutano a focalizzare i mercati ed i segmenti di maggiore interesse per il mercato UE ed extra UE.

Cosa dicono i dati disaggregati
Il 69% delle vendite all’estero di spumante e destinato al mercato europeo (di cui quasi la meta soltanto nel Regno Unito e Germania) e il restante 31% nei mercati extra UE, in gran parte Stati Uniti, Canada e Cina.
In generale, i dati Istat relativi al periodo gennaio-luglio 2014 – disaggregati per singola tipologia (Dop, Igp, varietali, comuni) – indicano un sostanziale successo dei vini territoriali e in particolare per gli spumanti a denominazione di origine che hanno registrato incrementi a due cifre in tutti i principali paesi clienti, sia UE che extra UE (Tabella 1) .
Tuttavia, per quanto riguarda il mercato europeo, i principali e tradizionali clienti del Made in Italy hanno fatto registrare, in maniera similare all’andamento 2013, numeri piuttosto contraddittori: da un lato il Regno Unito che rafforza la propria leaderschip, soprattutto per quanto riguarda (eccezion fatta per l’”Asti” spumante) il segmento Dop che – nel periodo gennaio-luglio 2014 – ha fatto registrare, secondo i dati Istat, un netto incremento della domanda (+62% rispetto allo stesso periodo 2013); dall’altra parte la Germania che, nonostante numeri di tutto rispetto, perde terreno soprattutto per quanto riguarda la domanda di spumanti non Dop (comuni e varietali) e, complessivamente, segna un differenziale negativo rispetto allo stesso periodo (gennaio-luglio) dell’anno precedente, -4,6%.
Numeri interessanti per quel che riguarda i Paesi Scandinavi, anch’essi – sull’onda dell’effetto Prosecco – per lo più concentrati sul segmento Dop seppure i dati Istat rappresentano un sostanziale incremento per tutte le tipologie sparkling (anche senza Dop e Igp).
Per quanto riguarda l’extra UE, invece, gli Stati Uniti si confermano un mercato maturo dove gli sparkling, territoriali (contrariamente a quelli senza Dop e Igp), hanno registrato – nel periodo gennaio-luglio 2014 – un interessante incremento della domanda, +39% rispetto ai primi sette mesi 2013.
Segnali positivi anche dalla Cina, un mercato non facile nel quale tuttavia gli spumanti hanno fatto registrare ulteriori rialzi, +105%; in termini assoluti, e pari a quasi 33 mila ettolitri il volume di vino spumante destinato nei primi sette mesi del 2014 al mercato cinese, di cui 1/3 appartenente a tipologie Dop.
Anche in termini di valore, nel periodo gennaio-giugno 2014 Ismea ha rilevato un incremento del fatturato, complessivamente pari a +15,6%, con punte che superano un differenziale di oltre il 50% in Norvegia (+80,1%), Finlandia (+77,8%), Svezia (+73,9%), Lettonia (+63,3%), Austria (+60,6%) e Regno Unito (+40,7%).

Quali considerazioni
I dati Istat, nel fornire uno “spacchettamento” dei dati per categoria (territoriale e non), inducono a qualche riflessione di sistema. Infatti, guardando oltre l’evidente successo degli spumanti Dop che, trainati dal fenomeno Prosecco, rappresentano il 60% del commercio estero, si nota – in continuità con il recente passato – una situazione degli sparkling “varietali” piuttosto stagnante; nonostante un saldo complessivamente positivo (+8,8% ma che in ogni caso fa riferimento a volumi piuttosto contenuti, solo 47 mila ettolitri nel periodo gennaio-luglio 2014), gli spumanti “varietali” sono calati anche in alcuni mercati che invece brillano per altre tipologie: e il caso del Regno Unito (-8,7%), della Svezia (-14,8%) e Stati Uniti (-52,7%) dove, insieme ai “varietali”, sono calati anche i volumi di spumanti generici (-19,2%).
Stesso discorso per la Dop “Asti” spumante che, nello stesso periodo di riferimento, a fronte di un lieve incremento dell’export (+4,3%), ha subito un calo in mercati, come quello tedesco e russo, dove la sola Dop piemontese rappresenta, da sola, il 30% degli acquisti di bollicine italiane; in particolare, oltre che in Germania (-20,8%) e Russia (-38,9%), la Dop “Asti” spumante ha perso terreno anche nel Regno Unito (-21,8%), uno dei mercati più dinamici e interessati al comparto Made in Italy.
C’è da dire che a fronte di un indiscutibile successo del commercio estero, anche il caso Germania induce a qualche considerazione: pur restando tra i maggiori paesi clienti con quasi 90.000 ettolitri nel primo semestre 2014, il comparto tedesco ha rafforzato negli ultimi anni la propria produzione spumantiera e, secondo l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – il mercato ha orientato altrove la domanda di mercato, in primo luogo verso la Spagna.

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