Stime Ismea-Uiv: l’Italia cresce, la Spagna cala

Vendemmia ricca con la conferma dei 47 milioni di ettolitri (+12%) nelle stime Ismea-Uiv. Ma le notizie migliori vengono dalla penisola iberica, con un calo che potrebbe ridare fiato a quotazioni depresse dalla iperproduzione 2014


Ismea-Uiv

Di 47 milioni di ettolitri, a tanto ammonterebbe la produzione italiana di vino nell’annata 2015.

La previsione, realizzata congiuntamente da Ismea e Unione Italiana vini, con la collaborazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, è il risultato di una ricognizione dello stato dei vigneti condotta tra la fine di agosto e la prima decade di settembre, ricognizione che, pur lasciando aperte le incognite legate alle condizioni meteo future, dà indicazioni significative sulle tendenze in atto.

Rispetto all’annata 2014, segnata dal clima avverso, la produzione italiana di vino sarà infatti più abbondante. Le stime Ismea-Uiv parlano di un +12% (con una forbice di oscillazione del +9/+14 per cento), che si tradurrebbe in un incremento delle disponibilità nell’ordine dei 5 milioni di ettolitri (nel 2014 si superarono di poco i 42 milioni di ettolitri).

Sul fronte qualitativo, il clima particolarmente favorevole del 2015 ha reso pressoché irrilevante l’incidenza delle malattie, creando qualche problema solo a luglio, quando le temperature record e la mancanza di piogge hanno determinato casi di scottatura o disidratazione dei grappoli, richiedendo il ricorso all’irrigazione di soccorso. Insomma, rileva l’indagine svolta, rispetto al 2014 i costi per i produttori si sono spostati dalla lotta alle fitopatie alle pratiche irrigue, altrettanto onerose.

Dopo la flessione del 2014, l’annata 2015 sancisce in compenso il ritorno a gradazioni nella norma e un livello qualitativo del prodotto dal buono all’ottimo in tutta la Penisola, con punte di eccellenza.

Al Sud gli incrementi maggiori

A livello locale l’aumento della produzione di vino si riscontra in tutte le regioni, ad eccezione di Lombardia e Calabria, per le quali è atteso rispettivamente un -3% e -10%, e della Toscana, che confermerebbe il dato del 2014.

In Lombardia, dove il calo è legato soprattutto al peso dei grappoli, la buona riserva idrica accumulata nei terreni ha comunque reso sporadici i fenomeni di stress idrico. In ogni caso le aspettative non sono univoche perché in Valtellina, ad esempio, sono previsti volumi superiori a quelli, scarsi, del 2014.

Flessione decisa, invece, in Calabria, a causa delle grandinate che hanno colpito la zona più vitata della regione.

Per quanto riguarda la Toscana, il dato del 2015 confermerebbe la tendenza anticiclica a una stabilizzazione dei volumi produttivi (che nel 2014, contrariamente alla tendenza generale, erano risultati comunque abbondanti). In ogni caso nel dato regionale sono sintetizzate situazioni locali differenziate. Produzioni superiori allo scorso anno si prevedono infatti in alcune aree del Livornese, come l’Elba, e nella zona del Chianti Classico e del Brunello, mentre nel Chianti non si esclude una flessione dei volumi.

Se queste sono le regioni che si discostano dalla tendenza generale, per trovare quelle che invece la trainare sostengono di più bisogna andare nel Sud Italia, dove si prevedono gli aumenti proporzionalmente maggiori: il +20% in Sicilia, Molise e Basilicata, e il +19% in Puglia.

Dopo la scarsa produzione del 2014, la Sicilia volterebbe pagina tornando sulla media degli ultimi cinque anni. Nell’isola l’inverno piovoso è stato seguito fin dalla primavera da temperature superiori alla media stagionale, con un’estate calda e siccitosa che ha rallentato la maturazione. Molto bassa l’incidenza di tutte le fitopatie, e in particolare rarissimi gli attacchi di oidio.

I segnali di una ripresa produttiva in Puglia appaiono più accentuati nel Salento, nonostante i problemi legati alle temperature elevate di luglio e alle piogge ferragostane.

Restando al Sud, l’aumento della produzione è previsto anche in Campania (+17%) e, in misura più contenuta, in Sardegna (+8%), mentre l’Abruzzo, con il +2%, non si discosta sensibilmente dal risultato del 2014.

Tolta la Toscana, positiva è la tendenza anche al Centro, con Marche e Lazio intorno al +9/+10% e Umbria al +17%, mentre nel Triveneto è generalizzata la previsione di un +13/+14%.

I vigneti veneti hanno reagito complessivamente bene alle temperature elevate (che a luglio in alcune aree hanno toccato anche i 40 gradi) e alle piogge scarse, tanto da far prevedere un incremento della produzione regionale di vino del 13% rispetto al 2014. Tasso di crescita analogo è stimato per il Friuli-Venezia Giulia, +14%, e per il Trentino-Alto Adige, +13%, ma in quest’ultimo caso con un distinguo tra il +8% dell’Alto Adige e il +15% del Trentino. In Trentino in particolare le alte temperature di luglio e inizio agosto hanno favorito le uve nere, che quest’anno presentano un’adeguata maturazione e un buon accumulo di zuccheri, mentre meno positiva è la situazione per quelle bianche.

In Emilia-Romagna, dove il caldo estivo ha causato problemi soprattutto nelle zone collinari, il +9% è il risultato di tendenze abbastanza uniformi nelle due regioni storiche che la compongono, l’Emilia e la Romagna.

Produzione in crescita, intorno al 10%, anche in Piemonte, benché le più ottimistiche aspettative di agosto siano state ridimensionate dalle prime evidenze sulle rese uva/vino, condizionate dal caldo prolungato. Le abbondanti risorse idriche accumulate nel suolo e le piogge provvidenziali di agosto, seguite a un luglio torrido, hanno comunque permesso di scongiurare danni sostanziali. Sempre sul fronte meteo, da segnalare alcune grandinate.

Francia in leggero calo e -7% per la Spagna

In controtendenza rispetto all’Italia, sono gli andamenti del raccolto negli altri due principali paesi vitivinicoli dell’Unione europea e del mondo.

La Francia in particolare stima una produzione di vino in calo dell’1%, rispetto all’anno precedente. I volumi del 2015 si attesterebbero intorno ai 46,5 milioni di ettolitri (previsione al 19 agosto), contro i 47,1 milioni del 2014. A trainare verso il basso il dato nazionale sarebbe una flessione sensibile del raccolto nella parte orientale e nello Charente, considerando che invece nelle altre regioni la tendenza è alla stabilità o all’aumento. I vini a Igp sarebbero gli unici a veder crescere i volumi (+5% rispetto al 2014) mentre sui vini comuni, senza indicazione geografica né destinati alle acquaviti, si registrerebbe la flessione più consistente (-15%).

In alcune regioni, soprattutto orientale, la vegetazione a metà luglio ha iniziato a mostrare segnali di stress idrico. Le temperature elevate, comprese quelle notturne, hanno rallentato la maturazione delle uve, che tuttavia è ripresa in agosto, con le piogge e la fine del caldo. In definitiva, il vigneto francese ha comunque affrontato bene le temperature elevate, fatta eccezione per le viti giovani e per quelle in suoli leggeri o superficiali.

Sul fronte fitosanitario, nel Sud gli attacchi iniziali di oidio o peronospora registrati sul finire della primavera sono rapidamente scomparsi con il caldo d’inizio estate. Piuttosto forti gli episodi di marciume nero in alcuni dipartimenti, mentre a Nord-Est è stata rilevata la presenza di oidio.

La Spagna intanto, stando alle previsioni pubblicate il 15 settembre dalle Cooperativas Agro-alimentarias de España, vedrebbe la produzione di vino scendere nel 2015 a 41,1 milioni di ettolitri, segnando un -7% rispetto ai 44,3 del 2014. Sono stati il caldo e le minori precipitazioni a contrassegnare questa campagna, iniziata tra l’altro con giacenze più leggere rispetto alla precedente.

Se queste sono le aspettative, non bisogna scordare che, basandosi sui risultati d’inizio vendemmia, mantengono comunque un margine di incertezza legato all’andamento del clima autunnale. La cautela nel considerarle è dunque opportuna, soprattutto nel caso della Francia dove, data la ridotta entità della tendenza stimata, la previsione potrebbe addirittura cambiare di segno.

 

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