MERCATO –

Pechino minaccia una denuncia di dumping per i contributi alla promozione all’estero

Ue-Cina, scoppia la guerra del vino

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Una mossa che può mettere in crisi l’export italiano. E che mette in evidenza i punti deboli di una politica europea di sostegno troppo sbilanciata sui mercati esteri.

Pechino ha aperto il 5 giugno un’indagine sui vini europei, accusati di arrivare a prezzi troppo bassi. Un’inchiesta che può portare a un inasprimento dei dazi alle importazioni. Sotto accusa sono i contributi alla promozione sui mercati esteri (per l’Italia circa 100 milioni di euro all’anno, quasi un terzo delle risorse del programma nazionale di sostegno). La Commissione Ue ha respinto in maniera ferma le accuse di dumping rivolte dalla Cina. «I cofinanziamenti alle azioni promozionali – spiegano dalla Direzione generale Agricoltura – sono stati negoziati in sede Wto e sono molti diversi dagli aiuti all’export tout court».

Intanto Bruxelles, su pressione del presidente francese Francois Hollande, ha mobilitato i 27 paesi membri per una posizione forte e condivisa nei negoziati commerciali con la Cina. Una posizione condivisa dal premier italiano Enrico Letta.

Ritorsione sui pannelli

La decisione cinese è avvenuta all’indomani dell’annuncio di Bruxelles di innalzare, dal prossimo 6 agosto, i dazi sull’import di pannelli solari cinesi dall’attuale 11,8 al 47,6% come misura antidumping. Una concomitanza che ha acceso più di qualche sospetto di ritorsione.

La minaccia cinese non ha tardato a provocare reazioni in Italia, a partire dalle critiche delle principali organizzazioni agricole, da Confagricoltura a Coldiretti, dalla Cia a Copagri.

Made in Italy in recupero

D’altro canto il paese asiatico, in un trend di consumi stabili o fortemente calanti (come capita sul fronte interno), rappresenta la principale chance di sviluppo per il vino europeo, italiano in particolare. L’import di vino in Cina registra infatti un ritmo costante di crescita a due cifre. In nostro paese è in ritardo rispetto alla Francia, leader di mercato e a paesi emnergenti come Cile e Australia (che non verrebbero toccati dai dazi), ma sta recuperando in fretta. L’export di vino italiano in Cina è infatti cresciuto negli ultimi cinque anni del 305%, raggiungendo nel 2012 i 77 milioni di euro (326 mila ettolitri).

«Si tratta di un mercato – commenta Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi – che predilige i vini rossi, piemontesi e toscani in particolare».

«Ma si tratta anche – avverte Martelli – di un Paese che sta aumentando fortemente i suoi investimenti viticoli e in cui la produzione supera già i 30 milioni di ettolitri, quindi è chiaro che il prodotto non sarà solo per i consumi interni ma verrà proposto sui mercati mondiali». Un ulteriore motivo che può essere all’origine della decisione cinese.

Intanto però Pechino cerca di stemperare i toni. «Il governo cinese – ha detto Hong Lei, portavoce del ministero cinese degli esteri – si sta impegnando per risolvere il problema con la massima sincerità attraverso il dialogo e la consultazione». 

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