Un progetto per il rilancio della cantina di Tebano

Intervista a Giovanni Carapia, amministratore unico di Terre Naldi, la partecipata del Comune di Faenza che gestisce il Polo di Tebano.


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Giovanni Carapia, amministratore unico di Terre Naldi

Il Polo di Tebano a Faenza (Ra) è la location della prima edizione della giornata in campo dedicata al vigneto promossa da Nova Agricoltura. Un luogo che per la viticoltura emiliano –romagnola riveste un ruolo determinante. La cantina sperimentale e i vigneti che si snodano lungo la valle del fiume Senio hanno infatti catalizzato, a partire dagli anni ’70, la crescita tecnica della vitivinicoltura di questa Regione. Oggi la struttura è in pieno rilancio, rappresentando un esempio unico di cooperazione tra investimenti pubblici e imprenditorialità privata al servizio del settore agricolo. Raggruppa vari enti e comprende 90 ettari di terreni, coltivati prevalentemente a vite e alberi da frutto, dati in gestione alla società partecipata del Comune di Faenza Terre Naldi . Amministratore unico di Terre Naldi è Giovanni Carapia.

Come si è sviluppata una struttura del genere proprio nella zona di Faenza?

«Il progetto del Polo nasce negli anni Settanta quando il comune di Faenza ha dovuto pensare a come gestire i terreni che aveva ricevuto in lascito dai conti Naldi. Inizialmente è partito con un’attività diretta per la quale ha cercato il supporto di enti che promuovevano l’agricoltura e, in particolare, la viticoltura. L’insediamento agevolato nel sito di vari enti è proseguito fino all’accreditamento del Polo di Tebano come area specializzata nella ricerca e nell’innovazione per il settore, tanto da divenire sede del terzo, e ultimo, anno del corso di laurea in Viticoltura ed enologia dell’Università di Bologna».

Da dove nasce l’interesse verso la viticoltura?

«Premesso che gli enti del Polo non si occupano solo di vite, la viticoltura è sicuramente una delle coltivazioni più diffuse del territorio faentino e in passato le ricerche di Tebano sono state sfruttate anche da grosse aziende del territorio, come Cevico e Caviro che successivamente si sono strutturate con attività di ricerca interne».

Il polo è rappresentativo di una coesistenza tra pubblico e privato: di solito nei condomini si litiga perché ognuno è impegnato a difendere i propri interessi, come funziona questa convivenza?

«Tutti gli attori in campo hanno ben presente che farsi la guerra non è vantaggioso per nessuno. Negli anni questa consapevolezza si è rafforzata e tra i vari enti si è creato un rapporto di collaborazione e di interazione, per esempio l’opportunità di accettare o meno le proposte di progetti che arrivano al Polo viene valutata da tutti i componenti».

Sulla base delle richieste che vi arrivano, quali sono le principali esigenze del mondo agricolo?

«Il mondo agricolo oggi ha più che mai bisogno di innovazione per poter essere all’avanguardia. In questo solo la ricerca può aiutarlo, però i fondi sono sempre meno e gli enti cercano di fare il possibile con quel poco che hanno. È una sfida non facile: arrivare a livelli d’innovazione tali da distinguersi sul mercato con meno risorse rispetto a quando la concorrenza era meno spietata».

All’interno del polo si realizza anche una vera e propria produzione di vino. Da parte di chi? È solo a fini di ricerca o c’è anche uno scopo commerciale?

«Sì, la produzione di vino ha prevalentemente una finalità commerciale e dal 2010 è gestita dall’azienda Astra che ha autonomia anche sui marchi, Terre Naldi o Astra, con cui viene venduto e sulle strategie di marketing future».

Si parla dell’intenzione del Polo di rilanciare la cantina.

«Stiamo ragionando su un progetto di ricostruzione della cantina di Tebano sempre seguendo un modello di collaborazione tra pubblico e privato. Abbiamo coinvolto nelle riunioni anche la cinquantina di piccoli produttori della zona, che afferiscono a Tebano per il servizio di vinificazione, per sondare la disponibilità a una partecipazione cooperativa. Attualmente la cantina vinifica 3mila litri di vino, una capacità produttiva che crescerebbe con la nuova realizzazione. L’idea di fondo è che in un centro di ricerca con una storia e un accreditamento come Tebano, dove la cantina ha anche una funzione sperimentale per l’Università, dovrebbe esserci una struttura all’avanguardia. Non so se riusciremo a concretizzare questo progetto, che a prescindere dalla partecipazione pubblica, partirà solo se riesce ad essere sostenibile sia nella costruzione che, successivamente, nella gestione».


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