Un progetto di recupero nella penisola sorrentina

Abbazia di Crapolla, nel regno della Falanghina e del Fiano, gioca anche la carta della riscoperta di cloni locali di Aglianico


crapolla

Una nuova cantina “eroica” in uno dei posti più belli e difficili d’Italia per la vitivinicoltura. I vigneti della Cantina Abbazia di Crapolla di Vico Equense, sulla penisola Sorrentina, si estendono lungo le pendici dei monti Lattari che digradano fino al golfo di Napoli, dislocati su diverse piane in località San Salvatore.

L’orizzonte azzurrino

L’azienda agricola è in una bella posizione panoramica con vista a 180 gradi sul paese, l’isola di Capri e, all’orizzonte, l’inconfondibile sagoma azzurrina del Vesuvio. Sono cinque in tutto gli ettari coltivati, due destinati ai vigneti, il resto a oliveto e orto. Una grancia del 1100, cioè una dipendenza produttiva dell’abbazia di Crapolla di Massa Lubrense, oggi non più esistente, è stata adibita alla produzione vinicola. Il progetto di recupero nasce per volontà di due amici, il medico-anestesista irpino Fulvio Alifano e l’imprenditore campano e velista Giuseppe Puttini, con le rispettive mogli insegnanti Piera e Arianna. Incontriamo Fulvio e Piera, sotto il pergolato della cantina che si presta a piacevoli colazioni e degustazioni di vini con tipicità. Ci raccontano com’è nato il progetto. Tutto comincia con una grande passione condivisa per il vino e la terra. Nel 2006 e nel 2007 acquistano i terreni da un unico proprietario, piantano le vigne di fiano, falanghina, merlot, pinot nero, moscato e sabato, vitigno autoctono a bacca rossa conosciuto già ai tempi dei Greci e dei Romani. Nel 2010 la prima vendemmia e nel 2011 i primi vini sono messi in commercio.

Gamma completa

Ed ecco i gioielli della cantina: il Sireo, un bianco di buona acidità e freschezza ottenuto da un uvaggio di falanghina e fiano, ideale da abbinare a formaggi freschi, aperitivi, piatti di pesce, carni bianche e verdure grigliate. Poi il Pinot Nero in purezza Doc Sorrento, affinato 18 mesi con un lungo passaggio in barrique, perfetto con formaggi di media stagionatura e carni alla brace; il Sabato, un sorprendente rosso da uve merlot e sabato, clone d’aglianico diffuso sul territorio; e l’ultimo nato, il Poizzo, bianco da aperitivo prodotto da uve falanghina e fiano con una piccola percentuale di moscato che gli dà una nota aromatica più delicata. Il nome deriva da un vento di terra che si forma intorno a Vico Equense per l’incontro d’aria calda e fredda che scende dai canaloni dei monti Lattari dai 500 metri d’altezza verso il mare. L’azienda produce anche olio extravergine d’oliva, venduto sfuso.

Qualche anticipazione sui prossimi sviluppi? La realizzazione di tre suite e l’organizzazione di un sistema d’accoglienza con visite e degustazioni in quella che si avvia a diventare una cantina enoturistica in un incantevole scenario tutto da scoprire.

 

Testi e foto di Massimiliano Rella

 

L’articolo è pubblicato su VigneVini n. 6/2016

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